UCEI e Rabbanut più vicine alle piccole comunità

Riccardo Joshua Moretti, musicista e compositore, guida a Parma la più piccola delle comunità ebraiche. A Riflessi spiega perchè è importante continuare a presidiare il territorio, e cosa fare per sostenere tutto l’ebraismo italiano.

Presidente Moretti, da quanto tempo guida la comunità di Parma?

Sono attualmente al mio secondo mandato, in precedenza ero vice presidente e consigliere Ucei. Vivo a Parma da circa 20 anni, prima ho vissuto all’estero, e poi in Toscana.

Può descriverci la sua comunità?

il tempio di Parma

Sono orgoglioso di presiedere la più piccola delle comunità ebraiche italiane. Attualmente infatti a Parma risultano 30 iscritti, anche se vanno poi aggiunti gli altri ebrei – come gli studenti israeliani – non iscritti ma che vivono in città. L’orgoglio, di cui le dicevo, dipende da questo: nonostante le nostre dimensioni, abbiamo risorse che fanno un po’ invidia anche alle comunità più grandi. A Parma, per esempio, nella Biblioteca Palatina è conservata – grazie al Fondo De Rossi (Giovanni Bernardo De Rossi, abate, 1732-1841, n.d.r.) –  la seconda collezione di talmudim al mondo, che attira studiosi da ogni parte; conserviamo inoltre i quaderni cabalistici di Avraham Abufalia, ed anche spartiti musicali. Inoltre Parma è responsabile e amministra il patrimonio culturale e immobiliare di sette comuni limitrofi, tra cui Soragna, Fidenza, Casalmaggiore, Busseto. Tale diffusione è dovuta a motivi storici, perché a lungo agli ebrei fu vietato di risiedere a non meno di 40 km dalla città. Oggi in quei luoghi non ci sono più ebrei, ma esistono tracce importanti – come cimiteri, edifici storici e musei – che noi abbiamo il dovere di preservare e custodire.

E per quanto riguarda la storia più recente?

Maria Luigia d’Asburgo

Nell’ultima guerra il nazifascismo ha prodotto un gravissimo danno. Qui vivevano tra le 70 e le 90 famiglie, che però scelsero in gran parte la fuga, perché, in un ambiente così piccolo, in realtà gli ebrei erano tutti conosciuti e temevano la deportazione. Durante la persecuzione c’è stata prima l’allontanamento dei docenti universitari, e poi, con la guerra, caduto il rispetto, si è vissuto con la paura di essere presi. In effetti, chi rimase, come a Soragna, fu catturato e non fece ritorno. La Parma ebraica piange in particolare 7 bambini deportati ed uccisi ad Aushwitz. Dopo la guerra quest’esodo forzato non è stato più rimarginato, e oggi il numero è quello che le ho indicato. Avremmo perso anche l’intero nostro patrimonio librario, se non fosse stato per la generosità e il coraggio dei frati benedettini, che nascosero tutto il materiale nel loro convento, e ce lo restituirono alla fine della guerra.

Ci può descrivere il carattere dell’ebreo parmigiano?

il teatro Farnese

Oggi la comunità si regge su alcuni ceppi storici, come ad esempio le famiglie dei Vigevani, dei Foà o dei Levi. L’età media è alta. In generale, Parma ha la vocazione a essere una piccola Parigi, per volontà soprattutto di Maria Luigia (Maria Luigia d’Asburgo, moglie di Napoleone, duchessa di Parma, 1791-1847, n.d.r.) e del periodo bonapartista. Vede, i rapporti in questa città sono tali che qui alla fine tutti si conoscono. Parma vive innanzitutto per sé stessa, è autoreferenziale, e se ne comprende il motivo: il Teatro Regio è tra i più famosi teatri del mondo, il teatro Farnese è il più grande teatro di legno al mondo; qui ci sono i boulevard, il parco ducale è uno dei più grandi parchi pubblici. Tutto ciò ha generato uno sguardo particolare sul mondo, e la sensazione di essere dei privilegiati. Gli ebrei di Parma hanno sempre amato questa città, e hanno contribuito a vederla crescere e prosperare.

E il rapporto con le istituzioni locali?

il teatro Regio a Parma

Buono, da sempre. Ma anche con la cittadinanza: si figuri che a fronte di 30 ebrei qui si raccolgono oltre 1500 donazioni dell’8 per mille! Credo che sia il migliore rapporto tra presenza ebraica e donazioni in tutta Italia.

Per quanto riguarda la vita religiosa, come vanno le cose?

Abbiamo un rabbino di riferimento, Rav David Sciunnach, di Milano. In passato altri rabbanim che si sono occupati della nostra comunità sono stati rav Laras e rav Richetti. Il tempio è aperto dal lunedì al giovedì sera per il talmud torà, cui cerchiamo di invitare un rav. Per i moadim arriva un rav e c’è miniam per Rosh ha shanà e Kippur. Di shabbat siamo aperti anche se difficilmente raggiungiamo il minian. Per Pesach si fa un seder in comunità, magari con la presenza di ragazzi israeliani, che da sempre sono una presenza costante, soprattutto per la facoltà di veterinaria, vista da Israele come all’avanguardia. Noi tra l’altro li aiutiamo con la sistemazione, e alcuni dopo gli studi si sono trasferiti qui.

Che significa amministrare una piccola comunità?

Per fortuna mi avvalgo della mia vice presidente, Susi Bondì (che viene da Roma), e di una segretaria, con cui riesco ad amministrare la comunità. Il museo di Soragna è una buona fonte che ci dà un reddito importante. Il nostro bilancio è senza debito e abbiamo un discreto patrimonio immobiliare.

Non teme che la sua comunità possa estinguersi nell’arco di una generazione?

il tempio di Soragna

Io credo che sia importante lasciare aperta la comunità e consentirne la sussistenza. Parma è una città che ha forte capacità di attrattiva, per esempio ci sono dirigenti israeliani che lavorano per il centro di alimentazione. Qui ci sono ebrei che vengono e vanno, alcuni poi restano. Insomma, sono convinto che, grazie anche alle conversioni il futuro possa avvalersi di queste nuove forze. Fino a quando siamo aperti non aumentiamo, ma neppure diminuiamo; siamo una piccola comunità, ma finché ci siamo resistiamo.

Ha fatto riferimento alle conversioni. Com’è la situazione a Parma?

Negli ultimi 4 anni abbiamo avuto 4 conversioni. Potrei dirle che ogni settimana c’è qualche richiesta. Noi, se ci rendiamo conto che c’è un interesse autentico, davvero interessate, e se c’è impegno, il nostro rabbino seguirà il percorso. Per quel che possiamo noi li aiutiamo, ad esempio ordinando anche per loro cibo kasher, oppure ospitandoli se vengono qui di shabbat.

L’UCEI sarà tra poco rinnovata. Che priorità dovrebbe darsi il prossimo consiglio?

Parma è stata nel 2019 città capofila della Giornata europea della cultura ebraica

Mi lasci dire che in questa consiliatura sono stato nominato responsabile della commissione cultura. In questa veste abbiamo realizzato un Concorso di Composizione contemporanea di Musica Ebraica; siamo stati città capofila della giornata della cultura ebraica, due anni fa; abbiamo organizzato un seminario con 10 rabbini sulla hazanut. Adesso stiamo ancora lavorando a un progetto sulla hazanut italiana, in collaborazione con un ente parigino. Per quanto riguarda il domani, io credo e spero che nella prossima consiliatura ci sia un sempre maggiore rapporto culturale verso l’esterno, perché è fondamentale la nostra presenza nel territorio. Spero poi ci sia uno sguardo interessato dell’UCEI per il sud, che ha voglia di rivivere con tanti ebrei lontani e sparsi. E spero infine che ci sia uno sguardo attento della rabbanut, a favore delle piccole comunità.

Si riferisce ai ghiurim?

Non particolarmente. È importante che i rabbini vengano nelle piccole comunità, che le sostengano, le animino, con la loro presenza e le loro lezioni.

Questa è la dodicesima tappa del viaggio nelle comunità ebraiche italiane.

In precedenza siamo stati a Torino, Venezia, Casale Monferrato, Trieste, Napoli (qui e qui), Firenze, Livorno, Verona, e Padova, Modena e Bologna

 

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