Non smetteremo di ricordare, non smetteremo di raccontare

Con la testimonianza di Daniela Gaj, si conclude oggi il reportage di Riflessi sull’attentato del 9 ottobre 1982.

Arrivati alla fine, vogliamo brevemente spiegare cosa ci ha mosso a realizzare questo contributo alla storia della nostra comunità.

Innanzitutto, siamo convinti che quanto accaduto sia da iscrivere ben dentro la storia di questo Paese, che ha conosciuto gli anni del terrorismo nero  e rosso, di quello mafioso, e infine anche di quello palestinese. Il 9 ottobre 1982, a causa di tale odio, 40 cittadini italiani sono stati feriti, e un bambino italiano di 2 anni e mezzo è stato ucciso.

E poi c’è la questione della memoria, della nostra memoria. Noi ebrei viviamo la vita con ottimismo, determinazione, voglia di guardare avanti; ma al tempo stesso ricordiamo, conserviamo la memoria del nostro passato, e la preserviamo per trasmetterla alle generazioni che ci seguiranno.

Abbiamo dunque pensato che, dopo 39 anni, ci fosse bisogno di fare questo: raccogliere quante più testimonianze possibili di quel giorno, e offrirle ai nostri lettori, all’interno di una cornice che spiegasse il contesto storico e politico in cui l’attentato fu realizzato.

Perché la memoria è un insieme di dati: i fatti, l’analisi e la politica, certo; ma poi anche, e soprattutto, i sentimenti, le emozioni, il dolore e la condivisione, per quanto possibile, di quel dolore.

Speriamo così di avere fatto la nostra parte; di certo non smetteremo di ricordare e di raccontare. Se ci siamo riusciti, è stato però grazie a chi ha offerto la sua voce e i suoi ricordi.

Vogliamo perciò ringraziare innanzitutto gli storici che ci hanno aiutato a capire: Miguel Gotor, Arturo Marzano e Guri Schwarz.

Desideriamo esprimere la nostra gratitudine anche ai tanti che ci hanno seguito ogni giorno, aggiungendo ai nostri racconti i loro commenti, i loro ricordi e le loro emozioni, aiutandoci a comprendere meglio cosa ha significato quel giorno per la nostra storia.

Vogliamo poi ringraziare i testimoni e le vittime del 9 ottobre che hanno parlato con noi: Lello Anav, Aldo Astrologo, Benedetto Carucci Viterbi, Sandro Di Castro, Alberto Di Consiglio, Nessim Hazan, Lia Levi, Nereo Musante, Eliana Pavoncello – autrice assieme a noi del reportage –, Alba Portaleone.

Infine, c’è la famiglia Gaj Taché.

Daniela e Gadi hanno saputo raccontare con dignità e fermezza la loro tragedia, ma anche con delicatezza quello che hanno perso per sempre. A loro va il nostro ringraziamento più sentito, e l’impegno a costruire e immaginare nuove forme per continuare a ricordare una ferita italiana, che è innanzitutto una ferita della nostra comunità.

Massimiliano Boni e Roberto Coen

Leggi l’intero reportage “9 ottobre 1982: una ferita italiana”:

Le ragioni di questo viaggio (Livia Ottolenghi)

9 ottobre: intrico di Stato? (Miguel Gotor)

Gli anni sospesi della memoria (Eliana Pavoncello)

Il mio senso di precarietà (Rav Benedetto Carucci Viterbi)

Dolore e sgomento (Lello Anav)

Ricordo ancora tutto (Sando Di Castro)

In Italia mi sentivo al sicuro (Nessim Hazan)

Ecco il prezzo del mio ghiur (Nereo Musante)

Il Premio Stefano Gay Taché (Aldo Astrologo)

Pagammo un odio lontano e diffuso (Alberto Di Consiglio)

Avevo il piccolo Stefano al mio fianco (Alba Portaleone)

E poi il peggio è arrivato (Lia Levi)

Scontro tra terroristi (Arturo Marzano e Guri Schwarz)

Non dovete dimenticarci (Gadi Taché)

Vi racconto il mio Stefano (Daniela Gaj)

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