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Sia a scuola che all’università, ho sempre detto per prima cosa che ero ebrea; siccome quello che ho imparato l’ho voluto sempre insegnare, raccontavo agli studenti anche quel po’ di ebraismo che conoscevo. Non ho mai percepito antisemitismo nei miei confronti, anche se una collega non mi fece presentare una mozione di solidarietà quando c’era stata la bomba all’uscita della sinagoga.

Nella tua “carriera” hai anche svolto ruoli comunitari, come consigliere dell’UCEI. Che esperienza è stata?

Tullia Zevi (1919-2011)

Ricchissima. Per circa dieci anni sono stata consigliera, eletta attraverso il gruppo del Buber, negli anni in cui presidente era Sacerdoti, poi è arrivata Tullia Zevi. Quando divenne presidente, io le fui sempre molto vicina. Erano gli anni successivi al nuovo concordato del 1984 tra Stato e chiesa e per la prima volta venne istituito l’insegnamento della religione cattolica nella scuola dell’infanzia; io e Tullia ci battemmo molto contro, perché credevamo nella difesa della laicità della scuola. Tullia era bravissima, straordinaria, di una eleganza e d’una classe unica. Ti racconto un episodio. Nel 1994, appena Berlusconi annunciò che sarebbe andato a Milano per il 25 aprile, io dissi a Tullia che L’Ucei avrebbe dovuto esserci. Ci andammo tutte e due. Diluviò tutto il giorno, fu una giornata dura. Ebbene, a sera, sulla via del ritorno, rimasi sorpresa nel vederla inappuntabile. Le male lingue dissero che io studiavo da presidente, ma non era vero, io guidavo il dipartimento e la scuola di specializzazione e non ci pensavo affatto. Però capitò che la Rassegna Mensile d’Israel, fino ad allora diretta da Fubini, si trovò senza direttore, perché lui diede le dimissioni. Tullia allora mi pregò di curare il passaggio di consegne. Io non mi sentivo in grado di dirigerla perché a quel tempo non avevo fatto particolari studi ebraici, allora proposi una redazione molto pluralista con Gavriel Levi, Amos Luzzatto, Giacomo Saban, io stessa ed altri.

Com’era la comunità ebraica in quegli anni?

So dire solo che allora c’erano questi grandi personaggi. Tullia era una grandissima giornalista, Amos era un uomo di grande cultura e di apertura. Io nell’Unione mi sono trovata benissimo, mentre a Roma, per esempio, ero più defilata. Anche lì però feci sentire la mia voce.

A cosa ti riferisci?

Giacometta Limentani (1927-2018)

Quando Rav Toaff passò la mano, cosa vuoi, i momenti di transizione non sono mai facili. Ricordo che assieme a Lea Sestieri, Giacometta Limentani e Paola Di Cori sostenemmo alcune posizioni. Ad esempio, che non si poteva impedire alle donne di entrare in sinagoga, nella parte degli uomini, al di fuori dei momenti di preghiera. Oppure sostenemmo che, convertito uno dei figli di una coppia mista, si dovesse utilizzare lo stesso criterio anche per gli altri; che i figli dei dipendenti non ebrei della scuola ebraica potessero essere ugualmente iscritti a scuola; o ancora, che le nostre ciambellette di pesach potevamo continuare a farcele in casa! A volte vivemmo dei momenti un po’ difficili.

E oggi, che cosa ti sembra dell’ebraismo italiano?

A me sembra un ebraismo più colto, più desideroso di studiare.

M parli del premio intitolato a tuo marito Maurizio Pontecorvo?

Come ti ho detto, l’aiuto di mio marito è stato fondamentale nella mia vita. Abbiamo avuto un grande rapporto, lui è morto 28 anni fa, eravamo legatissimi. Nella sua carriera ha anche diretto il centro di consulenza familiare della deputazione. Il premio a lui intitolato vuole ricordarlo. All’inizio era inserito all’interno dell’università La sapienza, adesso, grazie anche a Simonetta Della Seta, mia grande amica, è stato incardinato dentro il Meis, e premia giovani ricercatori su temi ebraici. Attualmente l’oggetto di ricerca riguarda l’educazione delle donne ebree dopo il ‘500, quando fu consentito alle donne di studiare la Torà.

Per concludere questa nostra chiacchierata, quali sono per te le priorità per l’ebraismo italiano?

Clotilde Pontecorvo il giorno della laurea in studi ebraici

Sono tre: l’educazione, l’educazione, l’educazione. In ebraico e in italiano. Siamo italiani, e siamo stati molto importanti per questo paese. Gli ebrei hanno sempre saputo leggere e scrivere. Non dobbiamo dimenticarcene. Come ha detto il pastore valdese Daniele Garrone, che ha studiato alla scuola ebraica di Torino il contenuto essenziale dell’educazione ebraica era Torà e Resistenza, così come nell’ 800 era Torà e Risorgimento.

 

Per la serie “Donne del mondo ebraico”, leggi anche:

Edith Bruck

Evelina Meghnagi

Miriam Camerini

Simonetta Della Seta

Celeste Piperno Pavoncello

Nathania Zevi

Rotem Fadlon

Laura Raccah

Myriam Silvera

Silvia Nacamulli

3 Responses

  1. Sono felice di conoscere fin dall’infanzia la Dottoressa Pontecorvo abbiamo passato insieme momenti belli e brutti.Ci siamo rincontrare dopo molti anni ma mi è sembrato di averla lasciata il giorno prima.Posso augurare a Lei alle figlie e ai nipoti ogni bene ww

  2. Sono fiera di essere una nipote diretta di Zia Clotilde! Ha una grande testa e la sempre messo a disposizione di chi ne avesse bisogno. L’ho frequentata tutto sommato poco perché è sempre stata molto impegnata nel suo lavoro e nelle sue ricerche ma nei momenti di bisogno è sempre stata presente.

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