Serve un cambio di passo

Secondo incontro con rav Avraham Dayan, rabbino capo di Livorno

Rav Dayan, nella sua Livorno si riesce ad avere minian*? E la casherut?

L’antico tempio di Livorno, distrutto durante la seconda guerra mondiale

Dopo Roma e Milano, Livorno è la città che ha praticamente sempre minian, lunedì, giovedì, Shabbat, Rosh Kodesh, le feste: sembra incredibile perché altre città più grandi, non riescono ad aprire la Sinagoga facilmente. Per quanto riguarda la casherut, c’è un macellaio. Io sono shochet di polli e mi hanno chiesto di farlo anche per il manzo, così ho seguito un corso intensivo in Israele e ogni mese facciamo carne di manzo, polli, tacchini e quanto serve all gente, tutta carne buona e di qualità.

Come giudica la sentenza della Corte di giustizia europea che apre alla possibilità dello stordimento degli animali da macello?

Bisogna spiegare a questa gente che la nostra macellazione è diversa,  che l’animale sente il minimo del minimo di dolore. Quando ho fatto il corso per fare lo shochet secondo la legge italiana, ho visto che erano le stesse cose dello Shulchan Aruch,  riguardo al trattamento degli animali, alla loro salute, alle verifiche mediche che vanno fatte, al trasporto al macello, sempre con il trattamento giusto. I veterinari vedono come siamo organizzati,  quanto riduciamo al minimo le sofferenze, come è affilato il coltello in modo che l’animale muoia velocemente. È tutto come dice la legge italiana, quindi spero che ci ripensino.

A ottobre ci saranno le elezioni UCEI. Cosa può fare e cosa dovrebbe fare l’UCEI per le piccole comunità?

L’UCEI può fare molto. C’è il Talmud Torà, il campo estivo, l’UCEI potrebbe dare un contributo e così per altre cose per la Comunità. Il nostro Beth Hakneseth ha bisogno di essere restaurato dopo sessanta, settanta anni. Invece tutti gli sforzi vanno a Roma e Milano. Non è semplicemente una questione di denaro, ma come  dice Shalom Hamelech, “i soldi parlano”, nel denaro c’è la possibilità di aiutare in tanti modi per la nostra vita religiosa e per i rapporti con i cattolici e con il Governo. Quando i filopalestinesi hanno cambiato la targa di Via degli Ebrei, qualcuno dell’UCEI ha detto qualcosa? Se loro parlano a livello politico qualcosa si muove qui in città, non è come se parlasse un singolo.

Poi sui media vedo raccontate solo cose brutte di Israele. E dove sono le cose belle che Israele ha fatto e fa Perché la stampa ebraica non ne parla. E anche quel manifesto Not in my name dei ragazzi ebrei, mi addolora non solo come israeliano, ma anche come ebreo. Come è potuto succedere? Se non vedo nell’altro ebreo un mio fratello, qui manca una identità ebraica.

Invece di insultare e basta bisognava dare una risposta forte spiegando che si stava sbagliando e quale è la realtà di Israele: per me è stato come uno schiaffo e penso che tutti noi che lavoriamo nelle istituzioni, rabbinato, comunità, UCEI,  dobbiamo chiederci dove abbiamo sbagliato. Dobbiamo chiederci cosa non abbiamo fatto e come mai un giovane può considerare Israele come qualsiasi altro paese, come un giovane ebreo non senta Israele nel suo cuore. Gli ebrei che vivono in Israele sono guardiani del Paese al posto nostro.

Quindi cosa bisognerebbe fare?

il lungomare di Livorno

C’è bisogno di un cambio di passo. Qui a Livorno,  per esempio, si potrebbe far conoscere ai ragazzi delle scuole medie i livornesi famosi, da Frida Misul fino a Amedeo Modigliani: conoscere il nostro passato, sapere chi siamo,  chi è questo popolo che non è solo, come si studia a scuola, quello dei tempi antichi, di Moshè; cosa hanno fatto gli ebrei per il mondo, dalla Torà all’hi-tech. E non dobbiamo dimenticare che gli ebrei hanno costruito Livorno o che questa è stata la prima comunità sefardita.

*minian è la presenza di dieci uomini adulti, necessaria per la preghiera in Sinagoga.

Per leggere la prima puntata di Livorno: leggi qui. Per leggere le altre tappe del viaggio: Rav Arbib, rav Della Rocca, rav Momigliano (qui e qui), Rav Spagnoletto

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