La nostra resilienza va riconosciuta

Roque Pugliese, ebreo calabrese, racconta la realtà dell’ebraismo meridionale, fatto di tenacia, marranesimo e amore per Israele

Dottor Pugliese, che significa oggi essere un ebreo del sud?

Bova Marina
Roque Pugliese e sua moglie, il giorno del matrimonio a Bova Marina

Deve immaginare che i marrani nel meridione hanno vissuto per secoli nascosti, facendo lo Shabbat “in cantina”, ossia nelle condizioni più difficili. Gli ebrei del sud col tempo hanno perso i libri, i maestri e l’uso dell’ebraico, così sono passati al dialetto. Eppure in qualche modo hanno resistito. Qui, per così dire, siamo abituati a far da soli, viviamo la nostra kasherut e la nostra ebraicità, compriamo la carne da Roma, quando viene qualcuno a trovarci per noi è una festa. E adesso, dopo circa cinque secoli, possiamo emergere e tornare allo scoperto. Io, per esempio, vado in giro con la kippà, sono orgoglioso e felice di essere ebreo in queste terre. È per questo che mi sono voluto sposare nella sinagoga di Bova Marina, rimasta chiusa da 1700 anni. Certo, ci manca il Miniam, ci manca molto una Comunità, però stiamo cercando di lavorare per aggregare. Devo dire che possiamo contare sulle autorità locali, che ci comprendono e ci considerano un nucleo culturale residente integrato.

Di recente, c’è stata un’iniziativa importante a S.M. del Cedro che lo dimostra. Ce ne può parlare?

ceramiche ebraiche calabresi
ceramiche ebraiche calabresi

Si è trattato di un progetto in cui speravamo da tempo. Tantissimi sindaci erano presenti all’iniziativa, e questo dà idea dell’attenzione verso la realtà ebraica meridionale e le radici ebraiche calabresi. Si trattava non soltanto di sviluppare il turismo ebraico al sud, che certo è importante, ma di portare avanti anche una prospettiva di più ampio respiro.

Cioè?

A S.M del Cedro vi erano Istituzioni chiave per il progetto: il Governatore della Calabria, con il lavoro importante di Klaus Davì, che ha amplificato e coeso i vari aspetti del meridionalismo ebraico, poi l’UCEI, la Comunità Ebraica di Napoli e l’Ambasciatore dello Stato di Israele. L’intento era di dare impulso a un sistema economico regionale stagnante. II risultato è stato appunto il convegno, che ha portato la possibilità di avviare una collaborazione culturale ed economica in più settori. Devo dire che essere riusciti ad avvicinare Israele e la Calabria è incredibile, specie dopo anni di lavoro e di sacrifici. Il ruolo del Presidente Noemi Di Segni e del Vicepresidente Giulio Disegni, con delega per il Meridione, sono stati decisivi per dare sinergia alle forze messe in campo. Del resto, la nostra realtà ebraica è integrata e condivisa nella Regione.

si kasherizzano le pentole per il convegno di S.M. del cedro

Pensi, ad esempio, che durante la prima ondata pandemica di Covid (non essendoci presidi) abbiamo regalato mascherine negli ospedali e alle forze dell’ordine con il simbolo del Maghen David. Il nostro contributo di ebrei residenti alle necessità critiche è stato concreto. Abbiamo preso accordi con alcuni Poli Museali per far emergere le bellezze locali e quelle ebraiche in particolare. Inoltre lavoriamo costantemente nelle scuole, e abbiamo fatto corsi di kasherut, diffondendone i principi base: alcuni studenti hanno presentato la tesi sulla Kasherut agli esami di Stato. Il risultato del convegno a Santa Maria del Cedro perciò è stato molto positivo. Si sono toccati dei punti sensibili e siamo molti felici perché ora ci aspettiamo che Israele sia ben disposta a collaborare a un piano di sviluppo economico. L’ambasciatore Dror Eydar ha subito capito la nostra realtà ebraica residente ed è stato felice della accoglienza istintiva dell’intera Regione. Questo ci rende orgogliosi.

Mi parla della realtà locale degli ebrei del meridione?

Pugliese con l’ambasciatore

Noi, qui in Calabria, afferiamo alla Comunità ebraica di Napoli, responsabile per tutto il Meridione. In Calabria ci sono ebrei residenti non iscritti. Ravvisiamo un problema interno: abbiamo pochi iscritti, eppure molti sono quelli che guardano a noi con interesse e lavorano per l’ebraismo. Io non potrei certo lavorare da solo e ottenere poi i risultati. Non potrei fare nulla senza l’aiuto di queste persone, animate dall’amore immenso per Israele e per l’Ebraismo. Sono risorse che dovremmo fare di tutto per accogliere.

un momento del convegno di S. M. del cedro

Quando si parla di ebrei e di meridione, il pensiero va a tutti coloro che hanno provato, in passato, a completare il percorso del ghiur: a che punto siamo?

C’è da anni un Progetto Meridione, che però è stato interessato da più fasi e spesso divisivo in quanto si è insistito a proiettare le dinamiche secolari delle Comunità in una realtà diversa come quella meridionale, che ha peculiarità specifiche. Il progetto ha 2 lati: quello curato dall’UCEI e poi c’è l’aspetto religioso, su cui non posso entrare, di competenza rabbinica. Vorrei dire che l’UCEI ci ha sempre dato una mano, ha capito la nostra sofferenza. Come anche la presidente di Napoli, Lydia Schapirer e il vice presidente Sandro Temin, che hanno agito con comprensione del nostro lavoro. Tuttavia, al momento, a dire la verità, la maggior parte di chi era interessato al rientro alle radici è stato costretto ad andar via senza risultati.

Perché, a suo avviso?

Klaus Davì, Eydrar Dror, il governatore della Calabria, Occhiuto, e Giulio Di Segni (v. presidente Ucei) al convegno calabrese

A me sembra che ciò sia dovuto ad una presa di posizione sui ghiurim meridionali, motivato dal fatto che qui non esiste una comunità locale. Che non significa che queste persone abbiano perso interesse, ma solo che alla fine hanno scelto altre strade.

Per esempio?

Molti hanno ottenuto il ghiur all’estero, altri con vari associazionismi. Alcuni oggi sono ebrei ortodossi; molti però, va detto, sono accolti da conservative e/o reform. È chiaro che se noi non diamo un’offerta concreta, si fanno avanti altre realtà. E così chi vuole rientrare nelle proprie radici ebraiche va dove ottiene la speranza di riuscirci.

si tessono i paramenti del Sefer

I reform sono una “concorrenza” avvertita al Sud?

Esistono comunità reform che accolgono, mentre noi non diamo risposte concrete. Hanno un sistema di accoglienza locale molto diverso dal nostro e rispettano le identità territoriali. Queste realtà hanno tentato un contatto con le istituzioni locali, noi cerchiamo di fare il possibile per rappresentare l’Unione, ma oggettivamente a volte è difficile in queste condizioni.

Come potrebbe risolversi questo tema, a suo avviso?

In generale, non si possono far venire persone dalle comunità se non si accettano e si risolvono le problematiche locali in modo aggregativo e non divisivo. La realtà che bisogna comprendere è che qui la gente sente davvero il proprio retaggio ebraico in quanto l’espulsione degli ebrei nel XV secolo ha provocato il fenomeno di criptogiudaismo e con esso un’ampia sacca di resilienza culturale. È un mondo che bisogna capire ed accettare per poterci lavorare.

il convegno di s. m. del cedro ha portato a siglare accordi per nuovi progetti

Il marranesimo e criptogiudaismo sono fenomeni presenti in altre terre d’Europa dove la questione è stata affrontata in modo diverso. In Portogallo e in Spagna hanno affrontato il problema con leggi Nazionali che favoriscono il ritorno, di concerto con le istituzioni ebraiche locali. Anche Shavèi Israel lavora molto con successo nel mondo, aggregando i Bnei Anousim. Con loro si parla di “ritorni”, non di ghiurim, questo per dire che la sensibilità è diversa rispetto a quella usata in Italia, tralasciando i dati tecnici. Se si inquadra il problema come conversioni, e non invece come rientri al retaggio ebraico, non si potrà mai trovare la giusta soluzione nel meridione, che ha la sua storia specifica territoriale diversa. Il meridione ha avuto il fenomeno degli editti di espulsione Ezra Israel… Bnei Anousim quindi. Portogallo e Spagna hanno soddisfatto la richiesta di rientro, e hanno anche arricchito quelle terre; noi invece non abbiamo scelto tali soluzioni e continuiamo ad essere un po’…invisibili.

A che progetti futuri sta lavorando ora?

si pianta un cedro a Ferramonti

Quello di Santa Maria del Cedro è stato il coronamento sperato di anni di lavoro, concretizzatosi con l’impegno della Regione che condivide la nostra realtà residenziale. Lo considero un primo passo per progetti futuri, che ora indirizziamo a una maggiore collaborazione con Israele, Ucei e Comunità. Ad esempio, sogniamo vedere tornare, almeno temporaneamente, il primo libro a stampa meccanica del commento di Rashì, realizzato qui in Calabria, perché è una ricchezza nostra. Darebbe dignità al nostro passato e… presente, ricucendo la volontà di una regione di riappropriarsi della propria storia. Abbiamo la volontà di ricostruire la nostra storia, che è stata cancellata, resettata, sotto il controllo della Inquisizione. Dobbiamo fare luce su tutti i nostri reperti storici e farli rivivere in una spiritualità rinnovata: fare affiorare queste latenze ebraiche e scintille di vita. Qui in Calabria ci sono scavi su tombe ebraiche da far emergere, ma servono risorse.

Channukkà a Ferramonti

Continueremo a tenere viva agli studenti la Memoria di quelle che furono le aberranti leggi Razziste Fasciste che creano in Calabria il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia, campo di internamento fascista, ove molti internati ebrei contribuirono poi dopo la liberazione a mettere le basi del nuovo Stato di Israele. E poi vorremmo pubblicare la storia del cedro di Calabria, secondo la visione di esperti che hanno collaborato nelle nostre iniziative. Per il resto continueremo a fare le accensioni pubbliche delle Chanuchiot, le giornate della cultura, i nostri Shabbatot…. la nostra “resilienza”.

 

* nell’immagine di copertina: Vito Anav suona lo shofar a S. M. del Cedro

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3 risposte

  1. Purtroppo capita sovente che chi è abituato a stare “tra noi” non capisce né il valore né la cultura di chi nasce e vive da “diverso” tra gli altri ed impara fin da bambino ad essere “diverso” con orgoglio. A seconda dei punti di vista può essere considerato come un ebreo che si è allontanato o un ebreo che ha mantenuto con pervicacia ed orgoglio una presenza ebraica su un territorio nonostante tutte le difficoltà avendo come unico interesse preservare la propria identità e niente altro. Spesso quando si confronta con altri ebrei di comunità assai più strutturate continua ad essere orgogliosamente “diverso”.
    Prima di dire ad un ebreo che sta in una congregazione di poche anime con la sua famiglia in un posto lontano da un centro ebraico “lascia perdere, che ci stai a fare lì! Vieni qui che tutto è più facile!” pensate che togliereste risorse vitali alle altre poche anime ebraiche che stanno su quell’area e privereste quel posto di una presenza ebraica e soprattutto, fate uno sforzo empatico, pensate a quanti legami una persona può avere sul suo territorio, esattamente come li avete voi.

  2. Ho da poco completato il cammino che si e’ concluso con il ghiur in una piccola comunita’ ortodossa. Ho messo a disposizione della comunita’ un luogo dove potrebbe sorgere una Sinagoga e cerco di approfondire la lingua ebraica.
    Tuttavia devo riconoscere che noi convertiti non siamo molto considerati ma questo non e’ importante infatti cio’ che vale e’ sentirsi veramente ebreo ed osservare le mizvot.
    Spero che un giorno la comunita’ ebraica italiana accolga con favore gli ebrei come il sottoscritto e nel frattempo lavorero’ per l’affermazione della cultura ebraica ad ogni livello.

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