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L’allerta è aumentata

Gianni Zarfati, da anni responsabile della sicurezza dei luoghi più sensibili dell’ebraismo romano, spiega a Riflessi cosa è cambiato dopo il 7 ottobre

Gianni, sono ormai 50 anni che svolgi la tua attività per migliorare la sicurezza della nostra Comunità. Hai cominciato in occasione della guerra del kippur e ti ritrovi oggi in una situazione analoga e per certi versi peggiore di quella del 1973. In questi 50 anni come è cambiata la sicurezza nella CER?

Gianni Zarfati

È notevolmente cambiata, si è evoluta e migliorata nel tempo. Nel 1973, il GEV (Gruppo ebraico volontari) era appena nato, si stava pian piano formando ed organizzando. In quel periodo non avevamo né la stessa preparazione, né gli stessi strumenti di cui disponiamo oggi. Nel tempo il terrorismo è diventato più insidioso e la nostra sicurezza si è sempre dovuta adeguare migliorando gli strumenti a disposizione e la formazione degli addetti e dei volontari. Devo dire che nel tempo la sicurezza delle nostre istituzioni è migliorata di pari passo con il miglioramento dei nostri rapporti con le Forze dell’Ordine, con le quali c’è una sempre maggiore collaborazione e reciproca fiducia. All’inizio non avevamo rapporti, poi nel tempo sono stati stabiliti e poi consolidati.

Immagino che dopo il 7 ottobre il livello di guardia a Roma abbia raggiunto il livello massimo. Cosa è cambiato rispetto alla situazione precedente?

L’area attorno al Tempio maggiore è uno dei punti più sensibili della nostra comunità

Tutti noi sappiamo che gli ebrei non possono mai permettersi il lusso di abbassare la guardia ed il 7 ottobre ce lo ha purtroppo dimostrato. Detto ciò, dall’inizio di questa guerra, abbiamo dovuto innalzare al massimo il livello di allerta. È stata rafforzata la presenza dei nostri volontari in tutte le istituzioni e posso dire con soddisfazione che c’è stata una immediata risposta da parte di donne, uomini, giovani e meno giovani, tutti ben disposti a dare una mano. Da parte nostra organizziamo costantemente corsi di formazione, a tutti i livelli, ivi incluso quello di pronto soccorso.

Poche settimane fa è stata evacuata la nostra scuola. Come stanno reagendo gli ebrei romani all’aumentare del pericolo per le loro istituzioni? Riscontri un fenomeno di minor frequentazione per paura o stanno intensificando la propria attività di volontariato?

la manifestazione di ieri, organizzata da Ucei e Cer contro antisemitismo e terrorismo, ha posto al centro anche la sicurezza, di Israele e degli ebrei della diaspora

Ovviamente c’è apprensione e prudenza da parte dei nostri correligionari; non posso però dire che la paura abbia preso il sopravvento. La dimostrazione ci viene data dalle scuole, sinagoghe, centri ricreativi, centri giovanili ecc. che stanno continuando regolarmente le loro attività e la frequentazione dei nostri iscritti è rimasta la stessa. I nostri ragazzi sono abituati, ormai, purtroppo, a vedere davanti alla scuola ed ai nostri templi la Polizia od i Carabinieri e non vogliono rinunciare al proprio ebraismo per paura…

Il gruppo di volontari svolge un’attività molto lodevole e mai abbastanza apprezzata per la protezione dei nostri iscritti e delle nostre sinagoghe. Oltre all’attività principale, ci sono attività secondarie che chiamerei funzioni sociali che il gruppo svolge?

Il lavoro dei volontari non svolge solo attività di sicurezza, ma si occupa anche di altre problematiche “sociali”, quali preservare i giovani dall’uso della droga, alcool, bullismo, aiuta ragazzi e famiglie in caso di episodi di antisemitismo ecc. Le famiglie ci segnalano casi particolari e noi diamo il nostro contributo per affiancare i ragazzi, sostenerli e coinvolgerli nelle nostre attività.

Da qualche anno sei diventato anche, per conto dell’UCEI, Coordinatore della sicurezza nazionale. Quali sono le problematiche delle varie piccole Comunità e come reagiscono ai tuoi suggerimenti?

Da oltre 20 anni sono coordinatore della sicurezza per conto dell’UCEI e, posso dire che cerco di riportare gli stessi schemi adottati nelle comunità più numerose in quelle più piccole. Purtroppo nelle piccole comunità ci sono problemi di volontariato perché hanno meno giovani disponibili, sono però molto ben supportati dalla presenza delle Forze dell’Ordine. Per garantire un continuo scambio di idee, proposte e informazioni, ho creato una rete di comunicazione veloce fra tutte le comunità. Mi fa piacere aggiungere che nelle piccole comunità trovo disponibilità e collaborazione.

In Francia alcuni ebrei coprono la kippà con dei cappelli, per essere più anonimi e non riconoscibili ed in alcuni casi sembra che qualcuno abbia cominciato a togliere le mezuzot dalle porte delle loro case. Secondo te gli ebrei italiani dovrebbero modificare i propri comportamenti e adottare misure diverse per migliorare la propria sicurezza?

il 12 novembre a Parigi si è svolta una grande manifestazione contro gli atti di antisemitismo registrati dopo il 7 ottobre

Purtroppo anche l’Italia non è immune all’antisemitismo, ed in questo periodo stanno aumentando i casi, quindi cerchiamo di essere prudenti e non ostentare simboli ebraici soprattutto in alcuni luoghi.

La Comunità Ebraica di Roma da qualche mese ha un nuovo Presidente che ha avuto la capacità di superare le vecchie divisioni ed ha avuto il grande merito di aver formato una Giunta che raccoglie tutte le anime della Comunità, come da anni non succedeva. Come sono i rapporti con l’istituzione? Vieni ascoltato, supportato e sostenuto?

Noi offriamo i servizi alle Comunità che ce lo chiedono indipendentemente dai Presidenti che si susseguono.

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