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Il prossimo sindaco di Roma? Ecco perchè sono la scelta migliore

Carlo Calenda spiega a Riflessi perché ha scelto di candidarsi a sindaco della capitale, che progetti ha per rilanciare la città e come intende risolvere i problemi degli ambulanti, del turismo e delle frange antisemite in città

Onorevole Calenda, a detta di molti osservatori negli ultimi 10 anni Roma ha subito una profonda e costante malamministrazione, che ne ha abbassato il ranking sotto vari indicatori: ma chi glie l’ha fatto fare di candidarsi?

a Roma ormai è emergenza rifiuti

In realtà la cattiva amministrazione a Roma dura da quasi 15 anni. Vede, ho deciso di impegnarmi per due motivi. Il primo è che io amo molto la cura dell’amministrazione. Provengo infatti per mia formazione dalla gestione manageriale, mi sono sempre occupato di management, e questo mi piace molto della professione di sindaco: che devi saper far funzionare bene le cose. Inoltre, il rilancio della capitale dopo tanti anni di cattiva amministrazione è anche una sfida, o meglio: è la più grande sfida politica dei prossimi anni. Direi quindi che diventare sindaco di Roma è nelle mie corde e in linea con il mio cursus honorum.

Il 17 ottobre lei viene eletto sindaco di Roma. Che programma avvia nei primi 100 giorni?

Ci sono delle cose urgentissime che non possono più attendere. Segnalo tre punti: 1. Avviare un piano di pulizia straordinario della città, per un costo di 38 milioni di euro, che consenta finalmente di riportare il decoro urbano in città. Il decoro non serve solo a tenere pulita la città, ma anche a generare comportamenti virtuosi di chi ci abita: una città virtuosa è causa di comportamenti virtuosi, una città sporca causa invece comportamenti poco decorosi. 2. Verificare lo stato generale di revisione delle metropolitane, che non è stato mai fatto, per cui, allo stato statuale, noi rischiamo lo stallo totale del sistema. 3. Ottenere i poteri straordinari per affrontare il Giubileo del 2025, perché il tempo a disposizione è ormai poco e senza non si riuscirà a gestire l’evento in modo adeguato.

E nell’arco del suo intero mandato? Quali sono le 3 cose per cui vorrebbe essere ricordato dai romani?

i lavori per la metro C

Occorre distinguere tra obiettivi che possono realizzarsi in 5 anni, e altri che invece sono di lungo periodo e vanno preparati nel primo mandato per poi essere realizzati nel secondo. Le faccio due esempi: la realizzazione delle prossime metropolitane non può essere completata in 5 anni, ma occorre far partire nel primo mandato la progettazione dei lavori per avere poi i risultati attesi. Quello che invece si può fare in 5 anni è l’unione tra Ama e Acea per realizzare una multiutility integrata; così come ampliare l’impianto di San Vittore, per bruciare più rifiuti nel termovalorizzatore. E poi c’è l’Atac, che ha diminuito il numero di corse, e che così non sta più in piedi. Occorre creare una società con Ferrovie dello Stato e con Cotral, che permetta di prendere in considerazione tutta la mobilità di Roma in modo adeguato.

Lei viene accusato dai suoi avversari di essere un romano dei quartieri bene. Qual è il suo piano per le periferie?

Innanzitutto ci tengo a dire che il mio programma per governare la città è stato scritto da circa 500 persone che hanno lavorato in 27 gruppi di lavoro tematici. Inoltre sono l’unico candidato che ha speso gli ultimi 11 mesi per girare quartiere dopo quartiere, esaminando i problemi, producendo programmi, elaborando proposte. Per cui nessuno può dirmi che non sono qualificato a parlare delle periferie di Roma.

E cosa ne ha ricavato?

l’ ex fabbrica di penicillina su via Tiburtina, abbandonata da anni

Innanzitutto che è sbagliato parlare al singolare. Roma non ha una “periferia”, ma tante “periferie”, divise per identità e storia. Per cui nelle periferie ci sono problemi diversi, che richiedono soluzioni diverse, indicate nel mio programma. Noi non facciamo un discorso generico sulle periferie, ma proponiamo soluzioni calate sul territorio, che finora nessun altro dei candidati ha fatto.

Roma ha da sempre una vocazione turistica: che progetti ha per migliorare l’offerta culturale e il lavoro degli addetti al settore?

i Fori

Mi prendo il merito di essere stato il primo ad avviare un dibattito culturale adeguato per questa città. Oggi noi attiriamo per lo più turisti di basso livello, che spendono poco e magari sporcano anche la città; Roma invece merita turisti di alto livello. Al contrario, la situazione attuale è quella per cui i musei di Roma oggi sono poco attrattivi, si viene in città spesso solo per visitare il Colosseo e i Musei vaticani. Per attirare la domanda di cultura occorre allora creare un grande Museo unificato, che spieghi cosa era Roma, anche per rafforzare la nostra identità nazionale. Il museo andrebbe fatto al Campidoglio, sfruttando gli uffici comunali. Inoltre credo che la gestione dei Fori, oggi divisa tra Comune e Stato, e del Colosseo andrebbe assegnata interamente allo Stato. Come vede non ho alcuna pretese di esclusiva, ma mi sta a cuore che si rafforzi l’identità italiana. E poi dobbiamo riuscire a essere più dinamici: possibile che Parigi organizzi una mostra su Nerone, e noi no?

Veniamo ad alcuni temi che interessano più da vicino noi ebrei romani. Un primo aspetto è quello di tutela della memoria. A Roma invece c’è anche una forte componente neofascista. Che fine fa Casapound con lei sindaco?

Guardi, io sono intransigente verso ogni forma illiberale, razzista e antisemita. A Roma non c’è solo l’antisemitismo di Casapound che va affrontato, ma anche quello di sinistra. Ci sono personaggi come Chef Rubio, che attacca Israele con accuse che nascondono un vero antisemitismo. Io ho già spiegato che il sionismo è un movimento culturale e politico di valore, sono sempre stato molto netto su questo, e da sindaco non tollererò né l’antisemitismo di destra né quello di sinistra. Voglio anche ricordare  che Radio Radio è un emittente in passato denunciata di antisemitismo dalla Cer, ed è da lì che viene il candidato di centro destra Michetti.

Infine, altro tema scottante: i cosiddetti urtisti. Allontanati già dalla giunta Marino, con la Raggi sono stati definitivamente estromessi dai luoghi turistici più visibili, senza valide alternative; anche gli ambulanti e i turnisti sono in grave difficoltà. Ha un piano per consentire a decine di famiglie di continuare a vivere degnamente del loro lavoro?

Ricordo che c’è una legge nazionale che prevede una proroga, cioè un differimento dell’attuazione della direttiva Bolkstein [la regolamentazione europea che impone la liberalizzazione di molti servizi negli Stati membri, tra cui quelli al commercio ambulante, n.d.r.]. Quindi, innanzitutto va applicata la normativa nazionale, e va data una proroga agli urtisti e agli ambulanti, che la sindaca Raggi non ha voluto invece rispettare. Poi c’è da fare un discorso più generale. Su questo tema mi sono confrontato più volte con gli urtisti. La mia idea è che la proroga non reggerà per sempre. Siccome la questione delle licenze non è di competenza del sindaco, ma del governo, la soluzione va trovata al Mise [Ministero dello sviluppo economico, n.d.r.], che deve salvaguardare chi lavora direttamente con quelle licenze, oppure le affitta. Bisogna cioè che il governo promuova una “clausola sociale” presso le autorità di Bruxelles.

Lei, come molti altri leader politici, ha partecipato all’ultima manifestazione dì solidarietà in favore di Israele, mentre si trovava sotto attacco dei razzi provenienti da Gaza. Da sindaco, sarebbe disposto a intitolare una via ad Arafat? Condivide la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA)? Se sì, pensa di promuoverne l’approvazione da parte del Consiglio Comunale?

Sono argomenti su cui mi sono già espresso altre volte.  Sull’IHRA è semplice: il mio partito ha già firmato la dichiarazione. Quanto ad Arafat, siccome ha avuto un lungo passato di terrorista, e credo che sia stata la sua opposizione ad impedire il raggiungimento di una pace effettiva dopo gli accordi di Oslo, sono contrario a intitolargli una via in qualsiasi parte della città.

Infine, immaginiamo che lei il 4 ottobre vada al ballottaggio. A chi chiede i voti per vincere?

Ai romani! Voglio dire che non intendo fare alleanze con i partiti. La mia è una lista civica, che parla direttamente alla città. Sono sicuro che i romani capiranno e mi voteranno.

E se invece non passa il ballottaggio, che indicazioni di voto dà ai suoi elettori?

Carlo Calenda lo scorso 12 maggio in Piazza a favore di Israele

Anche qui, voglio essere molto chiaro: noi siamo una lista civica che parla a tutta la cittadinanza, che parla alla città e non alla parte politica, a differenza degli altri che hanno messo su molte liste arlecchino. Per cui, se dovessi restare fuori dal ballottaggio, io non darei indicazioni agli elettori, ma direi agli elettori di ragionare e di decidere secondo la loro convinzione. Anche io mi esprimerei come singolo, dopo aver confrontato il programma degli sfidanti. Ma vuole sapere una cosa?

Cosa?

Non succederà. Anzi, scommetto che già al primo turno sarò il più votato, e poi sarò eletto. Me ne accorgo ogni giorno dall’aria che tira, lo vedo in giro per le strade. I romani hanno capito.

***

Con questa intervista, “Riflessi”, e per essa il gruppo Menorah, intende inaugurare uno spazio per dare voce ai candidati a prossimo sindaco di Roma che vorranno direttamente parlare alla nostra comunità.
Perché questa scelta?
Innanzitutto perché come ebrei romani abbiamo a cuore la nostra città, e ci interessa ascoltare le loro idee su temi come il decoro urbano, la solidarietà a Israele, la tutela di attività e mestieri da sempre presenti in molte nostre famiglie. Inoltre, il sindaco di Roma è uno degli interlocutori istituzionali per la tutela della memoria e la lotta a ogni forma di antisemitismo, temi sui quali l’Ucei si confronta, direttamente e tramite le comunità. Ecco dunque il motivo per conoscere da subito le idee del futuro inquilino del Campidoglio su temi a noi cari.
La disponibilità di Carlo Calenda, che ringraziamo, con cui oggi inizia questo nostro ulteriore viaggio, è infine anche un segnale dei traguardi raggiunti da “Riflessi” in pochi mesi, un riconoscimento del nostro impegno per informare la nostra kheillà con un approccio chiaro e dinamico su temi di interesse generale.

Livia Ottolenghi

Roberto Coen

Roberto Coen

Avvocato, già vice presidente CER (più volte assessore) e consigliere Ucei.

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Una risposta

  1. Ottimo il discorso di Calenda …!
    Coraggiosa difesa di Israele dall’ostilità che viene anche da estrema Sinistra.
    Per quanto mi auguro una significativa affermazione di Carlo Calenda significativo leader liberal-democratico e del suo movimento, trovo intelligente intervistare anche Michetti … e ovviamente il candidato del PD….di cui non ricordo il nome …

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