Chi è Volodimir Zelenskj?

Due anni fa il presidente ucraino concesse una lunga intervista, parlando di sè, della sua identità ebraica, dei sentimenti verso Israele. Riflessi la ripropone, per provare a compredere meglio quello che oggi è il nemico (e oppositore) principale della Russia di Putin

Pochi giorni fa lo scrittore inglese Ben Judah ha twittato: “se avessero detto ai padri dei nostri nonni che in Ucraina ci sarebbe stato un ebreo leader in una guerra contro l’invasione russa, sarebbero stati increduli”

Ma chi è Volodimir Zelenskj?

Zelenskj e sua moglie, Olena

Nato nel 1978 nella città russofona di Kryvyi Rih, nella parte orientale dell’Ucraina, si è laureato a Kiev in legge. Cofondatore di una casa di produzione TV, ha realizzato numerose serie tv di successo; fino alla metà degli anni Dieci, lui stesso ha seguito la carriera di attore.

Il suo approdo in politica nasce proprio da lì, da una serie tv di enorme successo, “Servire il popolo”, in cui interpreta un professore di storia che si mette alla testa di un partito, fino a diventare presidente del suo paese, cosa poi accaduta nella realtà. Nel 2019, infatti, guidando un partito chiamato appunto “Servire il popolo”, che aveva come obiettivo quello di combattere la corruzione, Zelenskj ha ottenuto il 73% dei consensi ed è diventato presidente dell’Ucraina.

In questi giorni di guerra, alcuni media hanno scritto delle sue origini ebraiche; vediamole più da vicino.

Come molti degli ebrei sovietici, anche i suoi genitori erano molto istruiti, pur essendo obbligati a occupare una posizione di rincalzo nella società sovietica. Suo padre ha studiato matematica, sua madre ingegneria.

la locandina della serie Tv “Servire il popolo”

Quando gli è stato chiesto cosa significa per lui essere ebreo, Zelenskj è stato abbastanza indifferente. Occorre infatti considerare che in Unione sovietica a lungo l’identità religiosa, anche ebraica, è stata perseguitata. Dai tempi di Stalin gli ebrei avevano stampata la loro identità sui passaporti, ma per il resto le sinagoghe erano chiuse, o piene di informatori dela polizia segreta, il KGB. Per questo, almeno fino alla fine degli anni Ottanta anche un gesto semplice, come celebrare il Seder di Pesach, in Unione sovietica era considerato un atto sovversivo.

Questo ha fatto sì che, se fino agli anni Settanta non era praticamente possibile uscire dall’Unione sovietica, appena le cose sono cambiate moltissimi ebrei ne abbiano approfittato, emigrando, soprattutto in Israele e negli Stati Uniti; quando poi è sopraggiunta la fine dell’Unione sovietica, oltre un milione e mezzo di ebrei hanno lasciato il paese.

Non però la famiglia Zelenskj. Ormai assimilata, decise di restare nell’ex Unione sovietica, cioè in Ucraina, dove Volodimir Zelenskj ha ottenuto il successo, prima come attore e poi come politico. C’è comunque da considerare che, per tutti gli ebrei che sono rimasti, la vita è cambiata completamente. Attualmente si stima che siano circa 160 le città ucraine in cui vive una comunità ebraica. Insomma, con la fine dell’URSS molte nuove opportunità si sono aperte per gli ebrei in Ucraina, che da sempre, caduto l’impero sovietico, hanno manifestato per una società democratica.

Kyev

Nel 2013, ad esempio, furono molti gli ebrei che protestarono contro il presidente ucraino, Viktor Yanukovych, per essere su posizioni troppo filorusse, costringendolo alle dimissioni nel 2014. E nel 2015 fu il governatore ebreo della regione di Dnipro a organizzare una milizia armata contro quella separatista filorussa che si andava formando già allora.

È in questo contesto che Zelenskj ha avviato la sua carriera politica. Se è stato sorprendente vedere come sia riuscito a entrare in modo così veloce nell’agone politico, c’è da considerare che ha svolto il ruolo tipico dell’ebreo: l’outsider. È stato capace cioè d’interpretare il sentimento del popolo ucraino, nel momento in cui non sopportava più né la corruzione della classe politica, né le pressioni russe, sempre più minacciose.

“In questi giorni di incertezza – ha scritto The Atlantic – il fatto che un ebreo rappresenti lo spirito combattente dell’Ucraina fornisce un moto di fiducia. In uno schema che sembra già visto – l’aggressione militare, assalto alla libertà – c’è qualcosa di nuovo: l’inclusione e l’accettazione di un ebreo in un posto dove tutto questo una volta sarebbe stato impossibile”.

Riproponiamo qui alcune parti dell’intervista concessa da Volodimir Zelenskj a David Horowitz di “Time of Israel”, il 19 gennaio 2020, alla vigilia del suo viaggio in Israele per commemorare le vittima della Shoah. Come leggerete, Zelenskj parla anche dei rapporti con Putin, di quello che ha significato la Shoah in Ucraina, di sé e della sua identità ebraica

Presidente Zelenskj, è mai stato in Israele?

Volodymyr Zelenskj visita il Kotel nel gennaio 2020. (foto: Shlomi Cohen)

Certo, molte volte. I miei parenti sono lì – uno zio di mia madre e i suoi parenti. Andarono in Israele circa 10, 15 anni fa. Forse di più. Era alla fine degli anni Novanta. Sono stato in Israele più volte. Per convegni, incontri d’affari, appuntamenti televisivi e concerti; sa, è stato una vita fa.

Ha mai recitato in Israele?

Si, a Tel Aviv, Beersheba, Haifa, Gerusalemme. In queste grandi città. Per cui sì, conosco Israele, conosco quel popolo.

Terrà un discorso per le celebrazioni del 27 gennaio? Il presidente polacco ha deciso di non venire perché non gli è stata data la possibilità di parlare.

La cosa più importante per ogni Paese è onorare la memoria delle vittime dell’Olocausto. È importante esserci, che i leader parlino oppure no. Per quanto mi riguarda, non mi importa se parlerò o no. Tuttavia moltissimi di coloro che morirono in questa tragedia erano ebrei ucraini, a cominciare dalle vittime di Babi Yar, dove 150.000 ebrei ucraini furono uccisi. Le statistiche a nostra disposizione mostrano che un ebreo ogni quattro uccisi nella Shoah era ucraino.  Ecco perché, per gli ucraini, è molto importante onorare le vittime della Shoah. In ogni caso penso che sarebbe giusto consentire al presidente dell’Ucraina di poter parlare. So che il cerimoniale israeliano ha un diverso protocollo, e che io non parlerò; in ogni caso, sarò presente alla cerimonia.

[…]

Zelensky al Yad Va Shem

La questione della Shoah in Ucraina è problematica. La Shoah iniziò lì, con forse un milione di ebrei uccisi, principalmente non nei lager, ma con eccidi di massa, come a Babi Yar.

Più di un milione.

In che modo l’Ucraina si sta occupando di onorare la memoria di questi ebrei uccisi? Lei sta cercando di realizzare un memoriale della Shoah in Ucraina?

Primo, noi onoriamo la memoria delle vittime dela Shoah. Secondo, quest’anno noi cominceremo a realizzare un memoriale a Babi Yar. Terzo, noi abbiamo un progetto a Uman, dove, come lei sa, ebrei da tutto il mondo arrivano per realizzare di rinnovamento: in quella città stiamo costruendo una “piccola Gerusalemme”. Abbiamo così deciso di costruire un museo storico, per poi costruire un grande parco e una sinagoga. Vogliamo farne un’autentica piccola città. […]

Vorrei chiederle qualcosa a proposito di Babi Yar. Lei ha detto che è pronto il progetto. Ci può parlare del memoriale della Shoah? Si sta costruendo? È un tema molto delicato, come immagina. Il memoriale avrà al centro le vittime ebree? O in generale si ricorderà ogni vittima che fu uccisa laggiù? Sarà un memoriale di tutte le vittime ucraine? Lei che idea ha al riguardo?

in Ucraina furono uccisi oltre un milione di ebrei

Innanzitutto, un memoriale sarà costruito per ricordare tutti gli ebrei uccisi a Babi Yar. È un progetto molto ampio, che comprende un museo di storia, dove l’intera storia dei 150.000 ebrei uccisi a Babi Yar sarà raccontata. Poi dovremo ricordare anche gli oltre 2.500 ucraini che Yad Va Shem ha riconosciuto come Giusti; molti di loro non sono più in vita, ma qualcuno è ancora tra noi. Molti di loro salvarono ebrei, li nascosero, li aiutarono a fuggire dalla marcia di trasferimento a Babi Yar. Per cui troveranno definitivamente riposo in questo memoriale.

[…]

È preoccupato circa la possibilità che alcuni ucraini vengano accusati di avere ucciso degli ebrei? Se le forze ucraine non uccisero ebrei a Babi Yar, è però vero che esse aiutarono i nazisti a radunare gli ebrei e a scortarli verso Babi Yar, solo per fare un esempio. È preoccupato che i nazionalisti ucraini disapprovino la volontà di onorare le vittime ebree?

(secondo Efraim Zuroff, a capo dell’ufficio israeliano del Simon Wiesenthal Center, il coinvolgimento degli ucraini nella Shoah “fu considerevole”, perché migliaia di ucraini furono coinvolti, principalmente come guardie nei lager e nessuno di loro venne perseguito; né il paese ha mai offerto collaborazione al Centro per rintracciare eventuali responsabili. N.d.a.)

Le informazioni statistiche in nostro possesso, relative a dati pubblicati nel 2018 dal Pew Research Center poll, sono molto interessanti per Israele. Dimostrano infatti che il più basso tasso di antisemitismo in Europa è in Ucraina.

Ieri sono stato in due sinagoghe a Kiev. Ho trovato che la sicurezza sia la minore che c’è in ogni altra parte del mondo. Ho incontrato giovani ebrei, e gli ho chiesto se avessero un sistema di sicurezza, e loro mi hanno detto di no, perché qui non c’è antisemitismo.

(anche se di recente si sono registrati alcuni casi, come l’atto vandalico alla tomba di Sholem Aleichem a Kiev in novembre, imbrattata con delle svastiche, o come gli atti vandalici al monumento alle vittime della Shoah vicino la casa dei genitori di Zelenskj; l’ambasciatore israeliano in Ucraina, Joel Lion, ha spesso chiesto alle autorità di perseguire i responsabili, senza successo. N.d.a.)

È vero, non c’è antisemitismo in Ucraina. E lei sa che io ho sangue ebraico. Eppure sono il presidente.

E a nessuno interessa che le sia ebreo, giusto?

a Babi Yar è stato da poco inaugurato un memoriale

A nessuno interessa. Nessuno mi chiede di questo. Naturalmente in Ucraina, come nel resto del mondo, ora e in passato, c’è una percentuale della popolazione che fa eccezione. È accaduto durante la seconda guerra mondiale, e durante l’occupazione nazista. Gli ebrei sono stati in difficoltà anche durante il perìodo dell’Unione sovietica. Lo sappiamo bene. Ma fino ad ora sappiamo anche che il più basso tasso di antisemitismo che si registra è in Ucraina. Dobbiamo inoltre sapere che durante la seconda guerra mondiale ci furono persone in Francia, Polonia, Germania, Bielorussa e Ucraina che salvarono ebrei dai nazisti. Ma allo steso tempo ci furono persone che collaborarono con i nazisti e gli consegnarono degli ebrei. Noi siamo orgogliosi del fatto che c’è un trasso così basso di antisemitismo nell’Ucraina di oggi, che è uno Stato indipendente dal 1991. Abbiamo una percentuale di radicali antisemiti, certo, ma è molto bassa. E per questo non ho alcuna preoccupazione circa la realizzazione del memoriale.

Qual è il suo rapporto con il presidente Putin?

(continua a pag. 2)

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