Un’IHRA sempre più forte contro l’antisemitismo

Luigi Maccotta è il capo delegazione presso l’IHRA, l’organismo internazionale nato per contrastare l’antisemitismo. A Riflessi spiega i prossimi obiettivi e l’impegno italiano

Ambasciatore Maccotta, vorrei cominciare questa intervista partendo dall’IHRA (Internacional Holocaust Remembrance Alliance). Può aiutarci a spiegare di cosa si tratta?

l’ambasciatore Luigi Maccotta è capo della delegazione italiana presso l’IHRA

L’IHRA è nata nel 1998, sebbene ancora oggi non abbia una vera carta istitutiva, ma una Dichiarazione, siglata a Stoccolma. L’Italia ne fa parte dal 1998. L’IHRA nasce dalla volontà del primo presidente del consiglio svedese, Gustav Person, sostenuto dal presidente Clinton e dal primo ministro Blair, con l’obiettivo di insegnare di nuovo la storia dell’Olocausto. Le statistiche in Svezia dimostravano infatti che le nuove generazioni conoscevano sempre meno la realtà della storia. Fino al 2013 l’IHRA e stata organizzata come una Task Force, oggi invece ne fanno parte 35 paesi, cui si aggiungono alcuni partner internazionali ed altri paesi osservatori; questo ha fatto sì che il ruolo e le funzioni dell’IHRA si stiano espandendo, grazie anche all’impegno del governo tedesco, che finanzia un Segretariato generale (Permanent Office) a Berlino. In questo modo l’IHRA, da istituzione internazionale che era, si avvia nel prossimo futuro a diventare un vero e proprio organismo internazionale, con uno status giuridico più forte, con immunità diplomatiche per i suoi appartenenti.

l’IHRA è l’organizzazione intergovernativa contro il negazionismo e la disinformazione, a difesa della memoria della Shoah

A cosa serve l’IHRA?

Negli ultimi anni abbiamo assistito anche a un’evoluzione dei suoi compiti. Lentamente, infatti, si è passati dalla commemorazione (Remembrance) dell’Olocausto allo studio e alla prevenzione dei genocidi, dapprima dei rom e dei sinti, poi di quelli armeni, tutsi, yuguri. Inoltre l’IHRA si occupa anche della prevenzione dell’antisemitismo; tutto ciò ha aperto un dibattito al proprio interno, circa le effettive possibilità dell’istituto di realizzare tutti questi obiettivi. C’è da dire che il Permanent Office si è ormai andato sempre più strutturando, passando da uno staff di tre persone a uno di 14, con due direttori, uno rivolto all’area progettuale e l’altro all’area amministrativa, oltre al Segretario generale. Anche il bilancio dell’IHRA si è andato rafforzando, perché i paesi fondatori hanno deciso di adeguare il loro contributo, parametrandolo al PIL di ciascuno (l’Italia paga attualmente circa 50.000 €, mentre i paesi più grandi arrivano a 65.000, e i minori a 20.000). È per questo che sono convinto che l’IHRA sia destinata a rafforzarsi e a espandere la propria attività.

Stoccolma, 2000: nasce l’IHRA

Tutto bene dunque?

In realtà l’IHRA sconta anche dei limiti. Il principale è che le proprie deliberazioni non sono vincolanti per gli Stati membri. L’IHRA, cioè, non ha un potere di enforce, ma solo di esprimere delle raccomandazioni. Tuttavia non sottovaluterei l’aspetto reputazionale.

A cosa si riferisce?

Gli Stati membri dell’IHRA si impegnano moralmente e politicamente ad agire secondo le linee guida elaborate dall’Istituto. Questo significa che ogni 5 anni i vari paesi sono sottoposti a un giudizio sulle loro politiche contro l’antisemitismo, che si traduce in un report degli osservatori, il quale descrive quanto ciascuno Stato è stato diligente a casa propria nell’attuare le indicazioni dell’IHRA. Laddove l’esito della valutazione dovesse essere negativo, tale giudizio viene espresso pubblicamente in plenaria, con una ricaduta negativa sulla reputazione dello Stato che non dovesse aver superato la prova.

Bucarest, 2016: l’IHRA approva la dichiarazione contro l’antisemtismo

Quali sono gli atti più importanti finora adottati dall’IHRA?

Da ultimo ha avuto molta visibilità la Dichiarazione operativa di cosa si intenda per antisemitismo, la cosiddetta “Dichiarazione IHRA”. Anche se essa non è legalmente vincolante, è stata approvata nel 2016 a Bucarest e adottata da 38 paesi, i maggior parte europei; l’Italia l’ha adottata nel 2020. Essa va considerata uno strumento, non un punto d’arrivo, ossia l’inizio di un percorso. Purtroppo alcuni paesi a volte si accontentano di adottare la dichiarazione, non comprendendo che da essa deve nascere una strategia che permetta di riconoscere, identificare e combattere l’antisemitismo. L’Italia si è data una strategia nazionale nel 2021, a cui è seguita la nomina di un coordinatore nazionale per la lotta all’antisemitismo, attualmente nella persona della professoressa Santerini, in attesa di conoscere se verrà confermata dall’attuale governo.

A cosa serve questa Strategia nazionale?

La presentazione delle Linee guida contro l’antisemitismo (2021)

Costituisce la roadmap che ci servirà a misurare gli effetti della lotta all’antisemitismo. Oltre a questo vorrei ricordare un’altra Dichiarazione, che riconosce il genocidio subito dai rom e sinti, nonché i pregiudizi che essi subiscono ancora oggi, e la necessità di contrastarlo. Inoltre l’IHRA si è data anche delle Linee guida contro l’antisemitismo e contro la distorsione della Shoah. Ci sono anche delle Raccomandazioni su come insegnare l’olocausto nel sistema scolastico. In breve, l’obiettivo di tutti questi documenti è quello di creare delle best practices condivise, con i paesi guida che offrono il proprio modello per tutti gli altri. È importante, ad esempio, riconoscere che se è legittimo criticare Israele, andare oltre un certo punto si trasforma in una forma subdola di antisemitismo. Inoltre è importante comprendere che per un’efficace lotta contro l’antisemitismo è necessario un approccio multidisciplinare. Per questo è fondamentale avere esperti studiosi di diversa formazione, provenienza e professionalità. Ed è importante che tali studiosi lavorino fianco a fianco con i rappresentanti governativi, cioè con i decision makers, per individuare quali migliori azioni intraprendere. Direi così che dentro l’IHRA si respira un’aria da Think Tank, ossia di riflessione che porta all’azione.

I lavori IHRA a Goteborg. La delegazione italiana è formata da 14 membri, di cui 5 scelti dall’UCEI: Sira Fatucci, Gadi Luzzatto Voghera, Saul Meghnagi, Michele Sarfatti, Massimiliano Boni. Simonetta Della Seta, Micaela Procaccia e Amedeo Spagnoletto, tra gli altri, sono scelti dal ministero dell’Istruzione.

Come si lavora, concretamente, l’IHRA?

All’IHRA lavorano circa 300 esperti, all’interno di ogni delegazione – per l’Italia abbiamo storici, pedagoghi, alti funzionari degli esteri, giuristi, sociologhi, archivisti, nominati per metà da UCEI, e per il resto da Ministero degli Esteri e dell’Istruzione – che formano un network che si scambia di continuo idee e riflessioni. I lavori sono articolati in Gruppi di lavoro e Comitati. Gli esperti si riuniscono inoltre due volte l’anno in riunione plenaria, guidati dai loro capi delegazione, creando in tal modo uno scambio proficuo, al fine di individuare intraprendere le migliori azioni per combattere l’antisemitismo.

A che punto è secondo lei la lotta contro l’antisemitismo oggi?

Boris Pahor (1913-2022), scrittore italiano di minoranza slovena

Ahimè, il rafforzamento dell’IHRA che indicavo prima significa che il fenomeno dell’antisemitismo non è destinato a tramontare, almeno a breve, ma che anzi conosce nuove forme, come la distorsione, la banalizzazione della Shoah, ma anche il classico antisemitismo e l’antiisraelismo. L’antisemitismo è un virus che non accenna a diminuire, e l’IHRA ha il compito di vigilare e di affrontare questo male odioso, nato in Occidente, creando reti e alleanze. Detto questo, a me conforta molto pensare che oggi abbiamo abbandonato la possibilità di un antisemitismo di Stato punto come quello che molti Stati in Europa hanno conosciuto nel 900. Piuttosto, oggi esiste un antisemitismo nelle menti delle persone, in settori dell’opinione pubblica, ma nessun governo europeo potrà più dichiararsi antisemita. Non dimentichiamo inoltre che, sempre a livello europeo, esiste una strategia adottata nel 2021 contro l’antisemitismo, è che da anni si promuove la cultura ebraica con un’apposita Giornata, a mio avviso molto importante, perché occorre ricordare che la storia ebraica non può ridursi solo alla storia della persecuzione. Sono quindi abbastanza fiducioso per il futuro, come ho dichiarato nell’ultima plenaria di Göteborg, commemorando Boris Pahor, un italiano della minoranza slovena; ho ricordato infatti che quanto da lui vissuto, la discriminazione da parte del fascismo, che portò già nel 1920 all’incendio del centro culturale sloveno di Trieste, non potrà più accadere nel nostro paese. Il problema, ripeto, resta all’interno della società. L’impegno dei governi è quindi quello di educare la popolazione. È un compito oneroso, ma necessario.

A Dubrovnik si svolgerà la prossima Plenaria IHRA

La prossima assemblea plenaria si terrà in Croazia. Che ruolo giocherà la delegazione italiana?

Vorrei dire innanzitutto che già da quest’anno tutti i paesi saranno chiamati a riflettere se e come cambiare le linee strategiche dell’IHRA, adottate nel 2018 e valide fino al 2024. Anche tenendo conto che l’identità dell’IHRA sta per cambiare e si rafforzerà sempre più avvicinandosi a un’organizzazione internazionale, dovremo valutare se le linee strategiche elaborate nel 2018 dovranno essere emendate. Al momento Israele è stata molto cauta, sottolineando come sia importante mantenere il focus sulla lotta all’antisemitismo; anche io credo che non ci sarà bisogno di apportare molte modifiche rispetto allo statuto costitutivo dell’IHRA. Vorrei inoltre ricordare che dal prossimo 1° marzo, Simonetta Della Seta, della nostra delegazione, entrerà in carica come presidente del Gruppo di lavoro su Musei e Memoriali.

Simonetta Della Seta, componente della delegazione IHRA, nel 2023 presiederà il Gruppo di lavoro “Museums and Memorials”

Si tratta di un ruolo di assoluto prestigio, che attesta l’apprezzamento non solo personale di Simonetta, ma anche del nostro paese, così come mostra l’impegno della nostra delegazione: sia quella attuale, sia nella composizione precedente. Il Gruppo di lavoro che lei presiederà è infatti fondamentale per delineare le prossime azioni di lotta contro l’antisemitismo. Il fatto che la Croazia presiederà i lavori nel 2023 è anche per noi un motivo di grande interesse, visto che l’Italia da sempre ha verso i Balcani forte attenzione. Sarà quindi nostro compito offrire la massima collaborazione con la Presidenza croata.

Un’ultima domanda. Il fatto che oggi l’Italia sia governata da un partito di destra con origini storiche controverse, che tutti conosciamo, a suo avviso potrà avere effetti nel ruolo svolto dall’Italia dentro l’IHRA?

la premier Meloni con Ronald Lauder, presidente del World Jewish Forum

Io credo che alla fine ci sarà una sostanziale continuità di azione rispetto ai governi precedenti. Certo, in queste settimane abbiamo ascoltato battute infelici, e sappiamo che alcuni esponenti dell’attuale maggioranza hanno per così dire degli scheletri nell’armadio, e che purtroppo emergono ancora aspetti del passato italiano che hanno le loro origini nel fascismo. Tuttavia, io vedo che la presidente del consiglio ha una grande consapevolezza del tema, al punto che ha già incontrato il presidente del World Jewish Congress Ronald Lauder, e ha fatto più volte dichiarazioni importanti, ad esempio contro le leggi razziali; credo inoltre che sia già al lavoro per pianificare un suo viaggio in Israele. È per questo che credo che la delegazione italiana continuerà a lavorare in continuità con quanto fatto fino ad ora.

Leggi anche:

la dichiarazione IHRA contro l’antisemitismo

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