L’antidemocrazia è un pericolo da cui nessuno può dirsi immune

A 100 anni dalla marcia su Roma e a meno di 5 giorni dalle  elezioni che potrebbero consegnare la vittoria alla leader di un partito postfascista, Michele Sarfatti evidenzia una certa inclinazione mai sopita verso l’ideologia illiberale, da cui anche gli ebrei oggi non sono tutti al riparo

Michele Sarfatti (foto: Giliola Chiste)

Professor Sarfatti, Mussolini viene nominato presidente del consiglio nel novembre del 1922, al termine di un periodo di forte violenza che scuote l’Italia del primo dopoguerra, prima animato dagli scioperi agrari e industriali (il c.d. “biennio rosso”) e poi dalle squadracce fasciste. Che posizione prendono gli ebrei italiani sul fascismo rivoluzionario delle violenze e della marcia su Roma?

Facciamo subito una premessa: relativamente alle scelte politiche, non esiste un “ebraismo italiano”, esistono gli ebrei italiani. Certo, c’era il Consorzio dell comunità israelitiche, però – anche se alcuni studiosi parlano di un rapporto tra ebraismo, o mondo ebraico e fascismo – io credo che i rapporti siano sempre individuali. Voglio dire che ciascuno sceglie per sé. Gli enti ebraici scelgono il meglio rispetto al loro dovere, che è quello di rappresentare gli ebrei, quindi in quest senso non sono liberi; i singoli, invece, sono liberi. Pertanto si ebbero ebrei fascisti e squadristi, ebrei a-fascisti ed ebrei antifascisti.

Carlo e Nello Rosselli, uccisi dal fascismo

In generale, possiamo individuare un ideale politico seguito dagli ebrei italiani tra il 1870 e il 1922?

Direi che, se devo descrivere gli ebrei dell’epoca su un piede solo, allora penso subito a Carlo e Nello Rosselli, che nascono all’inizio del Novecento ma ereditano i loro nomi: Carlo all’anagrafe è Carlo Alberto, il Re che aveva concesso l’emancipazione agli ebrei; Nello è Sabatino, in omaggio allo Shabbat. Ecco, io ritrovo in loro la descrizione di quell’ebraismo di fine Ottocento, volto a conservare l’ebraismo come tradizione e ad abbracciare l’Italia unita sotto i Savoia, come futuro. Voglio dire che una fetta di popolazione ebraica era ben cosciente del fatto che i Savoia, il processo risorgimentale e l’Unità li avessero avviati verso la parità. Tanto che in alcuni di loro poi ci sarà una molla verso il fascismo perché visto come perfezionamento del processo di unità nazionale. A noi storici non interessa dare loro ragione o torto, ma cercare di capire cosa li muoveva. Ci fu chi arrivò al fascismo per impulsi nazionalistici e patriottici, e altri invece che ci arrivarono perché sedotti da movimenti reazionari e squadristi.

L’ultimo libro di Sarfatti (Il cielo sereno e l’ombra della Shoah, Viella)

Dal 1922 al 1938 il fascismo gode di un sostegno più o meno generalizzato, sia dell’establishment economico che di gran parte della popolazione, nonostante una quasi immediata restrizione ed eliminazione della libertà di stampa, dell’autonomia della magistratura, delle libertà sindacali previste dallo Statuto. Qual è il gradimento del regime presso gli ebrei italiani in questi anni?

Il fascismo si manifesta subito come un movimento antidemocratico. Oggi si cercano aggettivi forti per descriverlo – violento, massacratore – ma basterebbe questo: il fascismo era contro la democrazia. Invece si deve capire che l’emancipazione degli ebrei è figlia di democrazia. Dunque il fascismo non poteva sopportare una simile uguaglianza concessa a una minoranza. È significativo che prima del 1938 nessuno ebreo riesce a raggiungere ruoli nazionali direzionali nel regime fascista. C’è solo l’ebreo Guido Jung al governo (guarda caso al ministero delle finanze), e qualche ebreo in città medie e piccole, però sono pochissimi. Salendo nelle gerarchie del partito, gli ebrei scompaiono.

Guido Jung, (1876-1949), ebreo, ministro delle finanze durante il primo governo Mussolini

Parliamo degli ebrei autenticamente fascisti: possiamo descrivere qualche modello?

Il prototipo è Ettore Ovazza, noto per la sua fine: lui e la sua famiglia furono uccisi dai nazisti tra il settembre e l’ottobre del 1943. Lui era un fascista autentico. Leggere il giornale “La nostra bandiera”, fondata nel 1934, fa impressione perché si vede la loro fede in Mussolini, del resto presente anche tra militari, alti dirigenti. La fede in Mussolini non era solo della povera gente.

Che storia è quella de “La nostra bandiera”?

“La nostra bandiera”

Il giornale nasce nel 1934, ed è interessante perché è la reazione a una notizia di stampa: l’arresto di una ventina di antifascisti ebrei, specialmente a Torino. È interessante che il vocabolo “ebrei” venne comunicato ai giornali su indicazione di Mussolini: volle che si sapesse e si dicesse apertamente che gli arrestati erano ebrei. La cosa costituì un colpo, specie per gli ebrei fascisti. Il fatto che si sapesse che era stato Mussolini a volere questo monito era un chiaro messaggio: se gli ebrei erano antifascisti, allora erano antitaliani. Dunque gli ebrei fascisti risposero pubblicamente con questo giornale. La linea era chiara: un giornale del tutto fascista. Col passare degli anni si notano articoli simpatetici verso il sionismo revisionista di Jabotinsky, altre volte invece sono contrari a ogni forma di sionismo. Per me però la cartina di tornasole per capire il suo orientamento è data dalla continua insistenza sulla presenza ebraica nel risorgimento.

Ettore Ovazza

Cosa significa?

In generale, il mio giudizio è che quando degli ebrei rimarcano il loro ruolo positivo in un campo, bisogna sempre vedere se sono ancora in condizioni di parità, o se stanno già annusando un cambiamento verso il peggio. Nel 1934 non era ancora pronta la svolta antiebraica, ma già molti ebrei pensavano alla perdita di quei caposaldi di uguaglianza che avevano guadagnato tra metà Ottocento e i primi nel Novecento. Quando, nell’autunno del ’38, appena varate le leggi antiebraiche, un gruppo di ebrei squadristi a Firenze va nella sede del settimanale Israel e vandalizza la sede, buttando all’aria i piombi dell’edizione già pronta, accusando la testata di essere antifascista e sionista, non c’era però più nulla da fare. Gli ebrei fascisti avevano ormai intuito che la loro libertà di essere ebrei era ormai in discussione, ma quell’azione squadrista ci dice quando fossero fascisti nel profondo. C’erano certo degli opportunisti, ma una parte di loro era fascista per convinzione.

Lei ha scritto che gli ebrei italiani erano a favore del fascismo in media come il resto degli italiani, ma che tra gli oppositori al regime gli ebrei erano in media un po’ di più del resto della popolazione. Può spiegare come mai questo fenomeno?

Umberto Terracini (1895-1983), ebreo piemontese, fu partigiano e presidente dell’Assemblea costituente, eletto nel PCI

Le faccio un esempio: a metà degli anni venti ci furono due famosi manifesti, degli intellettuali fascisti e di quelli antifascisti. Ebbene, le firme degli ebrei nel secondo sono percentualmente più numerose. Così come su “La Critica sociale” c’erano tantissimi ebrei che scrivevano. C’è una tradizione importante di ebrei nel movimento socialista e comunista: Giuseppe Emanuele Modigliani, Umberto Terracini, Carlo Rosselli e tanti altri. Se gli ebrei fascisti vedono nel fascismo un perfezionamento del Risorgimento, gli ebrei antifascisti vedono nell’antifascismo il perfezionamento della lotta democratica fatta dai loro nonni per la parità dei diritti. Patriottismo e parità di diritti sono infatti concetti vicini a metà Ottocento, anche se poi possono portare a strade diverse nel secolo successivo.

Mussolini è un antisemita della prima ora, o lo diventa col tempo, magari solo per fare un favore alla Germania nazista?

(continua a pag. 2)

2 risposte

  1. Vero, far parte di una comunità ebraica non non significa essere immuni dal sovranismo da pulsuoni antidemocratiche. Quello che sconcerta è la vicinanza di ambienti politici ebraici a partiri postfsscisti come FdI. In questo la comunità di Roma ne ha una certa tradizione fin dai tempi di Alemanno sindaco

  2. Purtroppo c’è un antisemitismo e antisionismo molto forte anche e sopratutto a sinistra, dal Pd verso la sinistra di Fratoianni & C. che si unisce ad un terzomondismo filoislamico, da cui proviene il filone islamista della Fratellanza musulmana fortemente antisemita e anti occidentale che ha già provocato il ribaltamento elettorale in Svezia. Non vorrei che fosse ancora una volt la sinistra a provocare, in forma fortunatamente diversa, quanto accadde nel 1922!

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