In Italia non rischiamo il fascismo, ma i nuovi razzismi

Simon Levis Sullam, storico, nei suoi studi ha evidenziato le responsabilità italiane nello sterminio degli ebrei. A Riflessi indica il rischio di nuovi pregiudizi che si affacciano oggi nel nostro paese

Simon, nel tuo libro su “I carnefici italiani”, evidenzi il ruolo fondamentale della macchina amministrativa italiana, quale “ultimo anello”, nella persecuzione degli ebrei. Che responsabilità ebbe l’Italia nella Shoah?

Simon Levis Sullam insegna storia contemporanea all’università di Venezia Ca’ Foscari

Non sono certo il primo ad occuparmi della questione, il mio lavoro si colloca sulla scia degli studi fondamentali di Liliana Picciotto, Michele Sarfatti, più di recente accanto alle ricerche di Amedeo Osti Guerrazzi, Valeria Galimi ed altri. Da parte mia insisto sugli “italiani comuni” – per parafrasare lo storico Christopher Browning che ha scritto sugli “uomini comuni” e la Shoah – nella fase della “soluzione finale” che si consumò nella nostra penisola. Funzionari di polizia e carabinieri, impiegati comunali e doganali, questure, commissariati, uffici anagrafi, ma anche volontari del partito fascista e cittadini che tradirono i loro vicini di casa ebrei parteciparono in questo processo. Identificarono, arrestarono, depredarono circa 8 mila ebrei italiani consegnandoli ai tedeschi e destinandoli alla morte. Migliaia di italiani, in sostanza, furono complici del genocidio.

Quanto hanno contribuito gli stati alleati del nazismo allo sterminio degli ebrei? La Germania, cioè, avrebbe potuto fare tutto da sola?

La Shoah avrebbe difficilmente potuto realizzarsi senza la collaborazione di alleati e collaborazionisti dei paesi occupati: in particolare nell’Europa dell’Est dove ebbero luogo i massacri della prima fase e poi sorsero i campi di sterminio. Ma ciò vale in sostanza per tutto il continente: il collaborazionismo francese, oppure olandese, ad esempio – oltre a quello italiano – se soprattutto svolsero funzioni burocratiche e amministrative, parteciparono anche alle attività poliziesche di arresto, detenzione, depredamento. Inoltre presero iniziative persecutorie proprie sul piano legislativo e amministrativo e contribuirono alla propaganda ideologica che preparò il terreno e creò l’atmosfera favorevole alla realizzazione delle deportazioni. In sostanza furono centinaia di migliaia, forse milioni i collaboratori impegnati nella tragica realizzazione del cosiddetto “nuovo ordine europeo” fondato sul razzismo e il genocidio. Il nazismo non avrebbe potuto fare a meno del loro sostegno per la realizzazione del proprio progetto di annientamento.

Mussolini in visita da Hitler nel 1937

Tu spieghi come le leggi razziali non furono un episodio nella storia del fascismo, ma perseguirono l’obiettivo di modificare radicalmente l’immagine del paese. Anche se è una domanda che non dovrebbe mai rivolgersi a uno storico, posso chiederti come sarebbe cambiato il nostro paese se la macchina della persecuzione avesse potuto funzionare fino in fondo?

Ciò che i fascisti realizzarono tra il 1938 e il 1943 e in collaborazione con i nazisti nel 1943-45 fu, nella prima fase una situazione di apartheid (potremmo dire con anacronismo): un regime di completo isolamento sociale, culturale ed economico. L’esclusione dalle scuole, dalle biblioteche, dalle attività economiche, dalle professioni, dall’esercito — anche con provvedimenti particolari come il sequestro della radio o la creazione di zone separate dalle spiagge “ariane”, il ritiro dei libri di autori ebrei… In definitiva la società italiana e fascista si fondò sul razzismo, la separazione, l’esclusione e questo progetto era destinato a durare. Nella fase della Shoah, il fascismo ed il nazismo tentarono poi di realizzare letteralmente un’Italia e un’Europa senza ebrei, cancellando con la “persecuzione delle vite” la presenza degli ebrei dalla società, cercando di realizzarne il completo sterminio.

Veniamo a oggi. Tu scrivi che, già dopo il 1945, si avvia in Italia una grande opera di mimetizzazione delle responsabilità italiane allo sterminio. Secondo te, quella mimetizzazione oggi è ancora in corso, o si è fatta piena chiarezza?

l’ultimo libro di Levis Sullam

Nei “Carnefici italiani” ho sostenuto provocatoriamente, ma non tanto, che dopo l’era dei testimoni, si è passati all’era dei giusti, dei salvatori, senza che vi fosse un’era dei persecutori, in cui venissero dichiarate chiaramente le responsabilità nella persecuzione antiebraica. Come anche tu hai mostrato nel tuo lavoro su Gaetano Azzariti, prima presidente del tribunale della razza poi della Corte costituzionale, nell’Italia repubblicana furono molti i percorsi e i livelli attraverso cui avvenne una cancellazione o una rimozione dell’antisemitismo di stato e delle persecuzioni antiebraiche. Ciò fu vero ad esempio sul piano giudiziario a partire dall’amnistia Togliatti. Ma come ho mostrato nel mio libro più recente “I fantasmi del fascismo” (Feltrinelli 2021) anche gli intellettuali contribuirono a mettere tra parentesi l’esperienza del fascismo e il consenso della maggioranza degli italiani. Quei “fantasmi” si allungano per certi versi fino all’Italia di oggi, che spesso sembra faticare ancora a fare i conti con il proprio passato fascista, razzista, colonialista. Il giudizio benevolo sul fascismo, su Mussolini e sugli italiani fascisti costituisce ancora un elemento frequente del discorso pubblico e della mentalità collettiva in Italia.

il simbolo di Fratelli d'Italia, eredità di quello del MSI (Movimento sociale italiano)
il simbolo di Fratelli d’Italia, eredità di quello del MSI (Movimento sociale italiano)

Le forze politiche che oggi si contendono la vittoria alle elezioni del 25 settembre sono immuni dal pregiudizio antisemita? FdI, in particolare, possiamo dire che non ha più legami con il passato, come invece l’MSI con la RSI?

Nell’insieme a mio avviso il fenomeno politico dell’antisemitismo è in Italia oggi piuttosto residuale; esistono certo pregiudizi, ignoranza, stereotipi, esiste occasionalmente qualche dichiarazione con elementi antiebraici da parte di personaggi pubblici o politici, ma restano fenomeni isolati. Personalmente sono contrario a identificare la legittima critica politica nei confronti di Israele con l’antisemitismo sic et simpliciter. Certo ci sono ancora alcuni movimenti politici dell’estrema destra che non ammainano la bandiera dell’antisemitismo (penso ad es. a Forza Nuova), oppure vi sono state dichiarazioni cospirazioniste di stampo antiebraico da parte di esponenti dei Cinque stelle.

Giorgia Meloni

Quanto alle posizioni di Fratelli d’Italia, credo che andranno misurate nel tempo: non possono certo bastare le recenti dichiarazioni fatte in contesto elettorale e rivolte soprattutto alla comunità internazionale. Il legame con l’MSI nostalgico del fascismo e con esponenti già antisemiti radicali non mi pare ancora chiaramente rescisso. Inoltre le posizioni di Fratelli d’Italia andranno valutate non solo sul fronte dell’antisemitismo, ma su quello della tolleranza verso gli stranieri, i migranti, le persone gay, i rom. Penso inoltre alla diffusa islamofobia che può riguardare FdI, ma anche la Lega (e a dire il vero molti italiani) Il banco di prova è in definitiva più in generale il razzismo: delle forze politiche e degli italiani.

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2 risposte

  1. Tranne una estrema destra extraparlamentare credo che i maggiori pericoli per gli ebrei provengano dall’Islam politico e dai suoi alleati di sinistra.

    1. Non ci sono solo gli ebrei. Il razzismo comprende molte altre categorie. Rom. Gay immigrati. Nei suoi interventi in Spagna la Meloni urlava conto “le lobby gay”, agitando poi i fantasmi del.complottismo “la finanza internazzionale”. Ha riesumato uno.dei motti mussoliniani:Dio patria famiglia.
      Il suo partito abbonfa di nostalgici fascisti in ultimo ha minacciato la Ue
      “La pacchia è finita” Ci sono tutti i motivi per allarmarci.

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