Breaking Dawn foto Ansa

Una vittoria tattica, ma  non strategica

Dopo 56 ore è terminata l’operazione “Breaking Dawn” di Israele a Gaza. Che risultati ha prodotto? Riflessi propone l’analisi del direttore di uno dei maggiori broadcast israeliani: I24

Ariel Schmidberg I24
Ariel Schmidberg

A differenza dei precedenti scontri tra Israele e Gaza l’esercito israeliano può essere orgoglioso della chiara vittoria risultante dall’operazione “Breaking Dawn”: non una vittoria ai punti né una quasi vittoria o una possibile vittoria, ma una chiara vittoria.

L’operazione “Breaking Dawn” si è svolta tra il 4 e il 6 agosto

L’operazione nella quale il comandante della Jihad islamica palestinese è stato eliminato indubbiamente ha sorpreso l’organizzazione terroristica, che si è trovata in difficoltà a reagire con le sue forze.

(…) Il Primo Ministro Yair Lapid, il ministro della difesa Benny Ganz e il capo di Stato maggiore generale Aviv Kokhavi possono essere soddisfatti del risultato: un’operazione breve e concentrata (56 ore in totale) con obiettivi concreti realizzati e un’impressionante successo del sistema di intercetto Iron Dome (con oltre il 95% di razzi intercettati) con pochi israeliani feriti e nessuno ucciso. Soprattutto si è realizzato il più significativo obiettivo: Hamas, che governa nella striscia di Gaza con pugno di ferro e che con orgoglio si definisce la resistenza palestinese, non si è unita allo scontro.

Ciò è stato ovviamente il risultato di una mossa calcolata a Gerusalemme e a Tel Aviv, ma non era scontato, perché non si può mai sapere davvero come l’altra parte reagirà. Hamas naturalmente non si è unita allo scontro per propri interni interessi, ma il fatto che Israele abbia agito in modo quasi chirurgico contro la Jihad islamica (con l’eccezione di due guerrieri di Hamas uccisi involontariamente) ha contribuito alla sua scelta di non intervenire.

Nonostante il raggiungimento degli obiettivi da parte dell’esercito israeliano, ci sono tuttavia un numero di punti che non devono essere dimenticati.

Pioggia di razzi da Gaza Il primo è che la Jihad islamica, benché sia un’organizzazione minacciosa, non è il vero pericolo. Hamas, contro il quale Israele a combattuto nello scontro precedente con l’operazione “Guardiano delle mura”, lo scorso anno, lo è, perché considerevolmente più potente e più forte della Jihad islamica. Il suo arsenale è infatti molto superiore le sue forze maggiori e meglio organizzate. Se in questo scontro si sono visti 1100 razzi e missili lanciati dalla striscia di Gaza, nel maggio del 2021 il numero dei razzi verso Israele fu di 4300; e anche se essi furono lanciati nel corso di 11 giorni, la velocità dei lanci fu molto più veloce.
Inoltre Israele può aver realizzato una vittoria tattica, ma non ha ancora vinto strategicamente (…)

Da sinistra: Ganz, Lapid e Kokhavi

La mediazione egiziana che ancora una volta ha svolto un ruolo importante nel porre fine ai combattimenti, non sarebbe sufficiente per raggiungere una tregua di lungo periodo.

Infine c’è un ultimo punto. Mentre gli occhi di tutti erano concentrati ai confini a sud, la minaccia più grande e concreta dello Stato di Israele è a nord. Se Hamas molte volte si è già dimostrata più grande più forte della Jihad islamica l’ organizzazione terroristica del Libano Hezbollah, guidata da Sayyed, Hassan Nasrallah è molte volte più grande e più forte di Hamas. Hezbollah ha un ampio arsenale di maggiore qualità e armi ancora più accurate di Hamas.

Un’immagine dell’operazioneBreaking Dawn ((Foto Ashraf Amra / AFP)

Inoltre, a differenza delle organizzazioni che operano a Gaza, che dopo ogni scontro contro Israele perdono molta della loro capacità offensiva Hezbollah è stata cauta fin dalla fine della seconda guerra in Libano nel 2006 utilizzando questo tempo per rafforzarsi. Benché Israele lavori incessantemente per fermare l’armamento di Hezbollah, quasi settimanalmente spedizioni di armi e di munizioni attraverso dall’Iran e attraverso la Siria vengono effettuate, e non si può pensare, anche se lo supereremmo, che esse vengano tutte intercettate dall’intelligence.

I24 trasmette news da Israele 24 ore al giorno

Ciò significa una sola cosa: se questo ultimo scontro ora è finito, il prossimo è dietro l’angolo.
(Ariel Schmidberg, direttore di I24 news)

Una risposta

  1. Un dettaglio che viene SEMPRE tralasciato è il fatto che Israele riesce a contenere i propri danni umani e materiali, grazie alla sua capacità di difendersi.
    La stampa internazionale tralascia questo ” dettaglio” permettendo quindi facili conclusioni.
    Facendo apparire lo stato Ebraico come colpevole di evitare morti, feriti, e distruzione delle proprie infrastrutture.
    Questo NON deve accadere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Condividi:

L'ultimo numero di Riflessi

In primo piano

Iscriviti alla newsletter