Georges de Canino ed Edith Bruck

“Sguardi di Memoria. Quello che della Storia non sapevamo”, è la mostra permanente sulla Shoà, le discriminazioni e il dovere della Memoria, del Maestro Georges de Canino.

Tunisino di nascita, romano di adozione, de Canino è uno dei più importanti artisti ebrei contemporanei: le sue opere sono conservate in diverse sedi e musei tra cui la Galleria Nazionale di Arte Moderna e la Galleria Comunale di Arte Moderna di Roma, il Museo Storico della Liberazione di Via Tasso a Roma, il Beit Lohamei Haghetaot (Israele), all’Archivio Centrale di Stato di Roma, in Giappone al Museo della Pace di Hiroshima, al Museo Arthur Rimbaud-Mezieres a Charleville.
La professoressa Deborah D’Auria, insegnante nell’Istituto d’ Istruzione  Superiore “Largo Brodolini” di Pomezia (RM) che ospita la mostra, nonché curatrice della stessa, ne sottolinea “l’impatto visivo fortissimo: nell’incontro degli sguardi di queste vite segnate dall’odio c’è inevitabilmente qualcosa che ci riguarda, lo sguardo interroga me, la memoria, il mio essere“. Riflessi ne ha voluto parlare con l’artista.

Georges, com’ è nata l’idea della mostra?
Tutto è iniziato non per caso, da gravi atti nell’Istituto di Istruzione Superiore “Largo Brodolini” di Pomezia nel febbraio 2020. Un convegno sull’antisemitismo scatenò le ire dei fascisti locali, con scritte antisemite e di più. Nella scuola insegna la professoressa Deborah D’Auria, una donna speciale, professionale, una eccellenza; appartiene alla Chiesa Cristiana Evangelica Battista d’ Italia di cui è stata Presidente del Movimento Femminile, ama e conosce l’ebraismo e ha un forte legame  con Israele. Tramite Gabriele Sonnino sono entrato in contatto con Deborah per trovare un modo di dare un segnale all’antisemitismo e nello stesso tempo rendere i ragazzi consapevoli della storia che viviamo. Ci venne l’idea di dipingere su una parete dell’Istituto i bambini e i ragazzi vittime della Shoà e alcuni sopravvissuti ma, il Covid ha fatto saltare tutto.
E allora?

Edith Bruck ritratto
Il ritratto di Edith Bruck

Volevo mantenere l’ idea e l’ impegno, soprattutto per non deludere i ragazzi. Così ho pensato e ho realizzato 30 ritratti di persone che avevano affrontato e vissuto la Shoà: gli antifascisti, i giusti, gli eroi, i partigiani, la Resistenza e la guerra di liberazione in Europa. Deborah stessa, insegnanti della scuola e la Chiesa Cristiana Evangelica Battista
hanno finanziato il progetto, permettendomi di avere il materiale per tutte le 30 opere su tela. Nella mostra ho voluto includere due grandi cartoni sulla deportazione delle donne, che avevo realizzato l’anno precedente con l’Associazione “Ricordiamo Insieme” e 150 opere su carta. Ho aggiunto anche altri ritratti non strettamente legati alla Shoà come Abraham Joshua Heschel,  Martin Luther King jr, la marcia per i diritti civili e per l’integrazione sociale e razziale, l’agente dei servizi segreti francesi Joséphine Baker, Ruby Bridges la prima bambina africana-americana a frequentare una scuola di bianchi.

Quindi l’arte può raccontare l’orrore della Shoà?
Non amo la speculazione che fanno talune persone che si occupano della Shoà, non amo il voyerismo della memoria. Io sono nato nel 1952. Noi eravamo a Tunisi,
ho avuto la fortuna di parlare sempre di Shoà, in famiglia; ascoltavo nascosto i discorsi degli adulti. Ho avuto due zii di mia mamma, fratelli di mia nonna, che erano militari combattenti, scappati in Algeria: si arruolarono e parteciparono alla campagna d’Italia nel 1943. Nel 1963 siamo venuti profughi a Roma da Tunisi e qui ho voluto sapere
la storia di Roma, della fine del fascismo e delle deportazioni, della Resistenza. Ho cercato l’Associazione Deportati e sono cresciuto con Settimia Spizzichino. Ho conosciuto Lello Perugia, che mi definiva “il figlio clandestino”, ho avuto un legame strettissimo con lui, con la moglie Arduina Polacco e con il figlio sopravvissuto, Eugenio, fratello per elezione.

Hai avuto importanti riferimenti…
Le mie due anime della Shoà sono state zia Settimia e Lello, la mia spina dorsale. Lello Perugia (era il Cesare de “La Tregua”), una vecchia amicizia di Primo Levi. Ecco, per me che non sono romano, il 16 ottobre è la data della “nostra” deportazione, l’abisso che non si cancellerà mai.

ulivo da Israele a PomeziaPurtroppo i testimoni della Shoà stanno scomparendo.
Ho avuto legami con Davide Di Veroli, Piero Terracina, Giuseppe Varon, che ho ritratto non solo per fissarne la memoria, ma anche perché volevo far sentire loro quanto sono le loro grida e i loro silenzi. Per chi li ha amati, anche se hanno avuto rapporti difficili, non sono stati compresi. Loro non sono mai usciti dal campo. Mario Limentani, Shlomo Venezia, Giuseppe e Marisa Di Porto, Fatina Sed, Ida Marcheria, Edith Bruck, Sami Modiano li definirei con poche parole: umanità, dignità, speranza. Hanno raccontato storie orribili, un universo dove tutto era incredibile, la casualità e l’eccezionalità per cui sono sopravvissuti li ha resi immortali.

L’inaugurazione della mostra a Pomezia è stata molto partecipata, vero?
C’erano personalità istituzionali locali e presenze illuminanti: Edith Bruck e l’Assessore alla Memoria della Comunità ebraica di Roma, il dott. Massimo Finzi. Edith, insieme ai ragazzi, ha piantumato nel cortile della scuola un ulivo proveniente da Israele, portato in dono dal Dott. Finzi. E’ stato un momento molto bello.
Idealmente abbiamo piantato nuove radici di una lotta all’antisemitismo che purtroppo tenta oggi di rialzare la testa, le prove dell’omertà di Pomezia e degli ultimi rantoli dei nuovi fascisti.

Parliamo un po’ di te. Sei conosciuto per essere uno spirito libero e per questo a volte sei criticato…
Non mi interessano né gli elogi né gli attacchi: non sono un cortigiano, non amo i faraoni. Detto questo, ho avuto a Roma due meravigliosi maestri: Rav Elio Toaff e Rav Nello Pavoncello. Rav Elio Toaff mi diceva di ascoltare il cuore, di non aspettarmi l’approvazione, di non farmi influenzare dalla disapprovazione. Rav Nello Pavoncello mi ha condotto nei fili misteriosi della tradizione di Roma, mi ha spinto a impegnarmi al servizio dell’ebraismo contemporaneo. Debbo tanto, tanto a questi due maestri. La vita è una storia che non saprei come raccontare, non c’è confine tra realtà reale e la mia realtà interiore, convivo ogni giorno con la bellezza della Torà, che non è un manuale,
è qualcosa di straordinario, una via per la giustizia e la libertà.

Grazie, Georges. Un’ultima domanda domanda: quali sono i tuoi progetti futuri?
Ho avuto l’invito di Paola Bassani, figlia di Giorgio Bassani, per una mostra a lui dedicata che inaugurerò nel marzo prossimo, presso la Fondazione Giorgio Bassani. Mi sento privilegiato di poter lavorare sulle tracce di chi, attraverso le parole, ha creato il mondo, l’inferno ed i sogni di Ferrara, di chi era diverso.

“Sguardi di Memoria. Quello che della Storia non sapevamo” fa parte di un progetto nazionale sul tema della Memoria, del razzismo e dell’antisemitismo: a breve verrà portata in altre scuole italiane. Presso l’Istituto di Istruzione Superiore “Largo Brodolini” di Pomezia è possibile visitarla dal 18 novembre ogni giovedì, previa prenotazione presso l’Istituto stesso.

 

 

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3 risposte

  1. Buongiorno Eliana, volevo segnalare in riferimento al suo articolo, che era già la seconda volta che che vi furono scritte antisemite sui muri della scuola. La prima volta successe alcuni mesi prima, scritte che furono cancellate col bianco nel giro di mezz’ora. Stessa cosa pensava di fare qualcuno della scuola anche in quella occasione, io stesso, infatti, docente e RSU, fui avvicinato con la preghiera di non pubblicizzare la cosa all’esterno. Ma non fecero in tempo, a quanto pare, perché le stesse scritte antisemite furono lasciate anche sui muri del liceo Pascal, e i ragazzi e la D.S. Virgli uscirono immediatamente dalla scuola per manifestare il loro sdegno. Cosa che non successe affatto all’istituto IIS largo Brodolini. Tutto questo il giorno prima del convegno di cui i fascisti tra l’altro non sapevano nulla, in quanto non vi era stata alcuna pubblicità. Nemmeno da parte del D.S.che , fino al giorno prima, non aveva ancora scritto una circolare interna, tanto che allo stesso convegno del 12 febbraio erano presenti pochissimi ragazzi della scuola. Solo quelli coinvolti dalla Professoressa DAuria nel suo progetto. Erano più numerosi i ragazzi del Pascal ai quali va il mio ringraziamento per il giusto clamore suscitato all’esterno. Il resto lo conosce.

  2. Volevo segnalare alcune cose. 1. da quanto mi risulta, vedere sito della scuola, il giovedì è possibile visitare la mostra nei, solo dalle 15.15 alle 16. Non c’è il tempo nemmeno di far vedere il green pass. Le sembra normale? 2. Le scolaresche delle altre scuole quando possono partecipare. Non si capisce. 3. Se la mostra con le opere di George de Canino, è donata alla scuola, significa, che sono donate alla cittadinanza tutta, per cui mi chiedo quando possa essere vista. Mi sembra logico, quindi, permettere ,almeno uno o due sabati al mese , a tutti di vederla. 4. Dal 18 ottobre al 18 novembre è trascorso un mese. Saluti.

  3. Progetto bellissimo egregiamente realizzato dalla collega e amica Deborah D’auria . La Memoria è un bene che appartiene alla comunità tutta, a partire da quella scolastica che ha il privilegio di ospitare questa mostra. Grazie al maestro George de Canino e a quanti hanno permesso la concretizzazione di questa iniziativa. È fondamentale adesso ampliare gli orari di visita, in modo da permettere il più possibile l’ accesso alla maggior parte degli studenti e di quanti riconoscono nella Memoria un tesoro dell’Umanità tutta.

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