Ricette antiche ebraiche è un gruppo Facebook accessibile solo per invito, che sta diventando un punto di riferimento per portare in tavola le delizie della cucina giudaico-romanesca e non solo.

Riflessi ha intervistato una delle amministratrici del gruppo, Cely Di Neris.

Cely, come e quando è nata l’idea di questo gruppo?

Posso dire che è nato quasi per gioco. Un paio di anni fa io postavo nel mio profilo le ricette ebraiche della mia famiglia. Parlando con la mia amica Esther Marín Madrid, spagnola di origine, è venuta l’idea di creare questo gruppo. All’inizio ero un po’ scettica, perché non sono una cuoca provetta, ma Esther mi ha convinto.

E così il gruppo è cresciuto…

Guarda, ora abbiamo più di duemila iscritti ma al di là del numero la cosa più bella è stato vedere come questo gruppo ha unito romane e tripoline, ci sono stati scambi, sono nate amicizie anche in privato. Per questo abbiamo continuato, anche se a volte non è facile gestirlo.

Ricette antiche ebraiche è un gruppo eterogeneo, quindi…

Innazitutto abbiamo voluto un gruppo che proceda in amicizia, con cordialità, nel segno dello scambio di “segreti” in cucina. Siamo ferme con quelli che commentano per fare solo polemiche: chi non si adegua può uscire spontaneamente o è cancellato. Su Ricette antiche ebraiche c’è modo di imparare per chi è meno esperto, ci sono chef anche famosi, ci sono uomini, donne e ciascuno porta le sue usanze, romane, tripoline: è un modo per continuare le nostre tradizioni e trasmetterle alle nuove generazioni. Soprattutto durante feste, con i piatti che non possono mai mancare.

Non mi dire che non ci sono mai state discussioni!

Certo che ci sono state, ma sempre nel segno del rispetto reciproco. Ti faccio un esempio: tu nella concia metti basilico o prezzemolo? No, non mi rispondere, abbiamo avuto duecento, trecento commenti solo su questo argomento! E poi la pasta con il tonno, altre grande classico con mille varianti…

Raccontaci qual è stata la ricetta più strana.

Non ci sono ricette strane in sè, ci sono modi di cucinare che personalmente a volte mi sorprendono, come i piatti tripolini con cotture anche di dieci ore, tanti ingredienti, tante fasi: dicono “è facile”, ma quale facile! Abbiamo abolito l’espressione “quanto basta” perché non tutti hanno esperienza e occhio per dosare gli ingredienti e ovviamente vogliamo che le ricette rispettino la casherut. I dolci sono anche una grande tentazione, ma solo a leggere gli ingredienti ti aumenta il colesterolo e ti viene il diabete. Personalmente adoro le ricette cosiddette povere, che facevano le nostre nonne e che oggi si stanno riscoprendo: per molti è una nuova moda, per me è un modo di rinnovare e non far dimenticare chi siamo e da dove veniamo.

Ecco, il rispetto delle tradizioni. Tu vieni da una famiglia che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della Shoà, sei figlia di un ex-deportato Raimondo Di Neris z’l: cosa si può fare secondo te per mantenere memoria e tradizioni?

Si può e si deve fare tanto. Ogni piccola cosa conta, anche mantenere le tradizioni e quale migliore occasione di tramandare ai nostri figli e ai nostri nipoti la nostra storia, seduti in famiglia intorno a una tavola, con i piatti che cucinavano le nostre madri e le nostre nonne?

Grazie, Cely. Shanà Tovà a te, a Esther e a tutto il gruppo Ricette antiche ebraiche!

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