Il fascismo è sdoganato, dobbiamo reagire

Alberto Di Consiglio ricorda gli assalti in Piazza dei missini di Almirante, e ammonisce a non ascoltare oggi le sirene avvelenate della destra, figlie di quel passato

Alberto, una storia che oggi molti della nostra comunità non conoscono, o non ricordano, riguarda gli scontri con i camerati del MSI (Movimento sociale italiano). Di che periodo parliamo?

Alberto Di Consiglio

Di un periodo che va dal 1948 al 1962. Nell’immediato dopoguerra la nostra piazza, il Portico di Ottavia, fu presa più volte d’assalto dal MSI, nato nel 1947 per volontà degli ex gerarchi fascisti. Il 14 aprile 1948 [a pochi giorni dalle prime elezioni politiche del dopoguerra, n.d.r.] ci fu la prima irruzione. Una colonna entrò al portico d’Ottavia, e chi ne faceva parte andò sul Lungotevere a oltraggiare le lapidi affisse sul Tempio che ricordano i martiri delle Fosse Ardeatine. La piazza cercò di difendersi, e si scatenò una vera guerriglia, con le donne che buttavano oggetti dalle finestre. I fascisti poi furono inseguiti fino a Corso Vittorio, dove c’era la sede provinciale del MSI.

Ma il fascismo non era finito con la morte di Mussolini e la nascita della Repubblica?

Ovviamente no. Dobbiamo fare un passo indietro. Come sappiamo, alla fine del 1945 oltre il 70% dell’ebraismo europeo era stato assassinato dalla Germania nazista con l’attiva collaborazione dii regimi fascisti come la Romania, Ungheria, Croazia, la Francia di Vichy e ovviamente l’Italia. Dunque l’antisemitismo non era certo terminato nonostante la Shoah, come dimostrano i pogrom del 1945/46 in Polonia, con decine di ebrei uccisi.

E in Italia?

Giorgio Almirante (1914-1988) è stato dirigente del regime fascista e collaborazionista dei nazisti, nonché redattore de “La difesa della razza”

In Italia, dopo la guerra uscirono dalla clandestinità personaggi come Almirante, Romualdi e altre figure di spicco del regime fascista e della RSI, che dettero vita ad un partito di chiara ispirazione fascista: il Movimento Sociale Italiano [MSI, o anche MIS, n.d.r.]. Erano tutte persone che avevano collaborato attivamente con i nazisti. Almirante ebbe un ruolo primario nel diffondere l’odio antiebraico attraverso il quindicinale “La Difesa della Razza”, ma anche per la preparazione alla caccia all’uomo iniziata nel 1943, dopo cinque anni di dure leggi razziste fasciste. Romualdi era invece il vice segretario del partito fascista della RSI [Repubblica sociale italiana, n.d.r.]; fu lui che ebbe a dire nel novembre del 43 “gli ebrei di puro sangue andranno nei campi di concentramento, mentre i mezzo sangue saranno guardati a vista dalla polizia”. Questa è dunque la genesi del MSI.

Torniamo al dopo guerra e alle incursioni missine in Piazza. A cosa si deve tanta provocazione?

Di certo aveva contato l’amnistia del 1946 [approvata dal governo De Gasperi, con Togliatti ministro di Grazia e giustizia, n.d.r.], che scarcerò migliaia di fascisti, compresi i vertici della RSI, i quali diedero subito vita al nuovo partito. Va sempre ricordato che il simbolo del MSI è una fiamma che rappresenta non solo l’ardore fascista, ma anche l’eredita viva di Mussolini. E così cominciò una lunga fase in cui un partito che sedeva in Parlamento si permetteva di organizzare aggressioni fisiche agli ebrei romani. Si trattò di una situazione eccezionale, di una gravità inaudita. Tieni conto che in nessun’altra città occidentale si registrarono attacchi del genere. Andrebbe rivista e studiata da storici, l’Italia del primo dopoguerra, all’ora la stampa, la politica ne tennero conto, ma non nella giusta misura.

Tu come vivesti quel periodo?

Io sono nato agli inizi degli anni ’50, comunque ho ricordi abbastanza nitidi di quando ero ragazzino. I primi traumi per me sono infatti legati all’immagine della fiamma MSI scorrazzare per la piazza. A quel tempo abitavo a piazza Costaguti e le finestre di una stanza davano su via del portico. Ricordo almeno tre episodi che mi riguardano. Il primo accadde un giorno che ero a casa con un po’ di febbre; all’improvviso riconobbi le urla e i rumori di automobili che avevo già sentito in precedenza. Allora andai alla finestra e gridai “i fascisti!”. La donna che ci aiutava in casa mi prese e mi getto a terra, sul pavimento, poi seppi che aveva agito così perché i fascisti, dalla strada, avevano esploso colpi che sembravano di armi da fuoco, e che poi si rivelarono delle scacciacani, arrivavano con moto e auto con le loro bandiere con la Fiamma

E gli altri due episodi?

Accadde che ero in salotto a fare i compiti con un’insegnante, e ancora una volta sentii dalla strada le grida d’allarme per l’arrivo dei fascisti. Mi ero preparato un piccolo bastone nascosto nel vano del contatore del gas, allora l’afferrai deciso a difendermi, avrò avuto 12 anni L’insegnante cercò di trattenermi, ma io scesi lo stesso, solo che sul portone trovai un mio compagno più grande che mi sbarrò la strada, rassicurandomi che sarebbero stati gli adulti, i nostri genitori, a difenderci. Il terzo ricordo è invece legato a mia nonna. Lei era riuscita a scampare al 16 ottobre. Una volta, per rassicurarmi e farmi vedere che non dovevo temere quelle aggressioni, indossò un grande maghen David di madreperla al collo e uscì in piazza, diretta verso largo Arenula: ma la piazza era circondata dalle camionette della celere! Compresi così che oltre quel confine invisibile per noi niente era sicuro.

A parte i tuoi ricordi, come si viveva in piazza quel clima?

Devi considerare che non parliamo di casi isolati, ma di una strategia studiata a tavolino. Le occasioni erano frequenti, e gli scontri a volte duravano per più giorni. Al termine di ogni scontro si registravano arresti e feriti anche gravi. Uno degli arrestati fu Stefano delle Chiaie [tra i fondatori di Avanguardia nazionale, assolto per la strage della stazione di bologna per insufficienza di prove, n.d.r.], per esempio, fu davanti al Tempio, mentre attaccava manifesti del MIS sulla cancellata. In piazza ci si difendeva organizzando delle barricate, che non avevano solo lo scopo di difesa, ma anche di riuscire poi a intrappolare i fascisti che penetravano all’interno. Gli ebrei romani vivevano quegli assalti con un forte desiderio di vendetta. Voglio ricordare per esempio Gianni Di Segni (Mugnetta), detto “il carrarmato”, dotato di una forza eccezionale: anche lui diede una grande mano nel difenderci. Lo stesso Rav Toaff lo ricorda nelle sue memorie ci fu un attacco durante la festa di Shavuot, furono 3 giorni d’assalto dal 23 al 25 maggio che coinvolsero centinaia di persone, ebrei e fascisti. Anche rav Vittorio Della Rocca ricordava di quella volta che la tensione fu così alta che si dovette annullare la festa per un bar mitzvà, arrivarono all’improvviso, era il 1958 e presero a bastonate le persone che uscivano dal Tempio, la reazione ebraica fu altrettanto furente. Tieni conto poi del trauma peggiore che si viveva allora.

E cioè?

Quelle aggressioni erano organizzate da chi fisicamente aveva solo pochi anni prima aveva realizzato le retate e la caccia agli ebrei. Erano sempre loro, i fascisti in camicia nera, che ripetevano le stesse azioni. Dall’altra parte c’eravamo noi, gli ebrei che avevano subito la persecuzione, le deportazioni, i lutti, e che ora erano costretti a riviverle.

Ma le istituzioni, la città, come reagivano a quelle aggressioni?

Umberto Terracini (1895-1983), ebreo piemontese, fu partigiano e presidente dell’Assemblea costituente, eletto nel PCI

Più volte il consiglio comunale si occupò della cosa, e in parlamento Umberto Terracini [ebreo iscritto al PCI, presidente dell’Assemblea costituente n.d.r.] chiese più volte in Parlamento lo scioglimento del MSI, il capo della Polizia, i ministri dell’interno seguivano da vicino gli sviluppi delle situazioni che gettavano scompiglio in una vasta area del centro.

Come si concluse quel periodo?

Come ti ho detto, nel 1962 gli ebrei romani diedero l’assalto alla sede del MS di Corso Vittorio esasperati da anni di violenze, spesso partivano da lì per le loro incursioni. A quel tempo mio padre [Moretto, n.d.r.] era già al centro dell’organizzazione di difesa. Proprio quel desiderio di vendicarci delle aggressioni fu il collante che permise ai diversi strati sociali dell’ebraismo romano di unirsi. Per vari progetti ho fatto molte ricerche storiche ed ho trovato un’infinità di articoli della stampa nazionale e anche ebraica che descrivevano nei dettagli quegli avvenimenti, gli scontri erano cruenti. Si sarebbe dovuto sciogliere quel partito, ma non fu fatto. Non erano “cani sciolti” ma militanti attivisti di un partito che non ha mai fatto ammenda di quello scempio, Un paese l’Italia che non ha mai fatto i conti con la storia e oggi ne vediamo le conseguenze. I fascisti non sono tornati, non erano mai andati via, hanno solo cambiato veste, si sono mutati come un virus, ora si definiscono “sovranisti” o “patrioti”.

Dopo quella data che successe?

fascisti negli anni 70

Ci furono anni di pausa, fino al 1968, dove alla recrudescenza degli attacchi di destra si aggiunsero gli antagonisti di sinistra antisionisti. Allora ci ritrovammo tra due fuochi: un antisemitismo violento e razzista, di destra – “sei giudeo”, ci urlavano – e quello più politico di sinistra. All’università gli scontri erano continui, noi studenti ebrei eravamo presi di mira dai fascisti che arrivavano dai Parioli o da piazza Bologna, ma sapevamo difenderci come aveva fatto la generazione precedente. Dall’altra parte c’erano sempre loro: il MSI e il Fronte della Gioventù, i saluti romani e le Croci Celtiche ostentate.

E per arrivare a oggi? Com’è la situazione?

C’è una continuità ideale con il passato. Molti oggi si dichiarano fascisti senza nessuna remora, e anche quelli che negano di esserlo strizzano l’occhio al voto fascista. Pensa a Durigon, l’ex sottosegretario della Lega che voleva dedicare un parco al fratello di Mussolini, o a un importante esponente della destra di Milano che ha messo la sua sede elettorale in quella di Lealtà e azione, movimento neofascista.

Quindi non vedi differenze?

una giovane Giorgia Meloni, al tempo in cui era leader del Fronte della Gioventù

Certo, con gli anni la destra si è progressivamente accreditata in varie forme: c’è stato il partito della Fiamma tricolore, Storace, con la sua La Destra, infine Fratelli d’Italia voluto da Rampelli e dalla Meloni. Ovviamente so che non sono più quelli di una stagione irripetibile, tuttavia il simbolo di quella fiamma è sempre rimasto, e segna la continuità di un pensiero, che va dal fascismo, alla Rsi, al MSI, alla destra di oggi.  Nessuno, in quegli ambienti, ha mai davvero ripudiato quel passato. Oggi, a ritrovarmi la fiamma in quei simboli, (FdI) mi fa male. È cambiata la forma esteriore e non ci sono più atteggiamenti violenti e beceri, ma il pregiudizio resta. Sappiamo tutti che la Meloni ha iniziato a fare politica nel Fronte della gioventù, negli anni in cui erano orgogliosi di Almirante, il quale poco prima di morire disse “Il fascismo è ben impiantato nelle mie mente” e nel 1986 a Milano sentenziò “il ladrocinio e l’assassinio furono l’emblema delle bande partigiane”. Ricordiamoci che fu lui a essere un collaboratore dei nazisti! La storia recente, poi, mette in mostra questa continuità: anche a queste elezioni tanti sono i fascisti che trovano posto nella Lega e in Fdi, che è poi la casa madre. Ricordo che Francesco Lollobrigida, capogruppo alla camera di FdI, tra fondatori del partito, inaugurò il mausoleo a Rodolfo Graziani, un criminale di guerra, che fu ministro della guerra di Salò, al servizio dei nazisti, boia assassino in Africa, responsabile della guerra antipartigiana e alla caccia agli ebrei, ma che Lollobrigida definì “un punto di riferimento”. E stiamo parlando del 2012, non di un secolo fa.

Rachele Mussolini, eletta al consiglio del Comune di Roma con Fratelli d’Italia

Negli ultimi giorni abbiamo visto in Tv su La 7 un servizio clamoroso e inquietante [nato da un’inchiesta di fanpage, n.d.r.], con riunioni tra noti esponenti neofascisti milanesi e il capogruppo al Parlamento Europeo dei FdI, Fidanza. Lo scopo era quello di convogliare i voti della destra radicale sul candidato sindaco per il Comune, tra i molti saluti romani anche un “Heil Hitler”. A mio avviso, dunque, non possiamo parlare più di “sdoganamento del fascismo”: quella è una fase superata; oggi il percorso di riavvicinamento col fascismo si è concluso.

Che ne pensi dei molti ebrei vicini a questi partiti?

il libro di Luca Ventura dedicato a “La nostra bandiera”, giornale ebraico filofascista (Silvio Zamorani editore)

Non voglio dare un giudizio. Comprendo che per molti che oggi nella nostra comunità vivono con profondo disagio la crisi economica aggravata dalla pandemia, gli slogan gonfi di demagogia e promesse irrealizzabili possono essere una speranza, quando sei in difficoltà cerchi aiuto dappertutto. Il nostro problema però è la perdita della memoria. Si è perso il legame tra le parole d’odio di all’ora, e l’astio verso gli immigrati, o gli omosessuali, i Rom, quando si rendono accettabili atteggiamenti razzisti xenofobi non si salva nessuno ebrei compresi Si sottovaluta il patto di Lega e FdI con i regimi dell’est, come quello di Orban che sta trascinando l’Ungheria verso una democrazia illiberale e xenofoba. Nazionalismo cose che portarono l’Europa alla distruzione.

Eppure molti, anche tra di noi, minimizzano o negano questi collegamenti.

nell’assalto di sabato 9 ottobre alla sede della CGIL, si riconoscono Fiori e Castellitto, espondenti della destra neofascista

Molti che avevano aderito al fascismo e anche al nazismo dissero poi “non sapevamo, non credevamo a tali eccessi”. Ma oggi sappiamo tutto, e chi rivendica quelle ideologie di morte, le trova giuste e ancora attuali – compreso l’odio antisemita – è da condannare senza appello. Zakhor, ricorda, è un imperativo che ricorre decine di volte nella Torà. Ma spesso il ricordo svanisce e ci troviamo indifesi senza saper riconoscere i tristi segnali che da molto tempo ci arrivano.

Che si può fare?

Forse la leadership ebraica dovrebbe intervenire e riproporre il significato di quella parola. Zakhor: ricorda cosa ti ha fatto Amalek, contro chi vorrebbe poi riportare indietro le lancette della storia.

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