Israele e l’Europa nel “Grande gioco” del mondo

Gianni Vernetti, in occasione del suo ultimo libro, descrive su riflessi le tensioni geopolitiche che attraversano l’epoca attuale, in cui Israele è solo uno dei punti di maggiore frizione

Dottor Vernetti, nel suo ultimo libro, “Il nuovo grande gioco” (Solferino editore), lei descrive il suo lungo viaggio, dalla punta estrema del Giappone fino alle porte dell’Europa orientale, passando tra l’altro per Taiwan, le piccole isole del Pacifico,  la sterminata India e l’Ucraina. Cosa l’ha spinta a intraprendere questo viaggio?

Gianni Vernetti

Questo non è un libro di “fredda geopolitica”, ma un reportage sul campo che racconta gli incontri che ho avuto con leader politici, semplici cittadini, esponenti di governo, intellettuali, militari, dissidenti, religiosi, spie, lungo la frontiera di una nuova guerra fredda che è già diventata  «calda» in molti suoi punti. Vede, mi sono occupato a lungo dei conflitti in corso, a cominciare dall’invasione russa dell’Ucraina, prima nel 2014 e poi su larga scala nel 2022, per proseguire con le molte azioni di destabilizzazione promosse dall’Iran in Medio Oriente: la nascita di Hezbollah, Hamas e degli Houthi, il 7 ottobre. Poi la svolta impressa di Xi-Jinping nella Repubblica Popolare Cinese, con un’enfasi crescente su sicurezza e difesa e con l’apertura di un confronto accesso con le democrazie dell’Indo-Pacifico: dalla competizione con il Giappone; alle minacce di annessione forzata di Taiwan; all’occupazione illegale del Mar Cinese Meridionale; al confronto con l’India lungo la catena himalayana.

Sembrano fili tutti distanti tra loro.

Sono storie in realtà di un “unico teatro”. Le autocrazie sono un fronte sempre più coeso con un obiettivo preciso: sfidare un ordine internazionale fondato sulle regole e sui diritti; riscrivere la storia; dimostrare debolezze e inefficienze dei sistemi democratici; proporre le autocrazie come un modello praticabile e vincente. E, in ultima istanza, sopravvivere, negando libertà e diritti fondamentali. Questo “nuovo Grande Gioco” si svolge su un’area molto ampia, coinvolgendo una pluralità di attori, con una guerra asimmetrica e ibrida che è già iniziata. Ho deciso quindi di percorrere quella nuova “cortina di ferro” di oltre quindicimila chilometri, che divide le autocrazie dalle democrazie, la nuova frontiera fra libertà e autoritarismo.

La sua indagine evidenzia come l’epicentro delle due guerre che hanno colpito l’opinione pubblica europea, quella in Ucraina e quella a Gaza, sia da ricercare altrove:  in Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. Dobbiamo dunque attenderci nuove tensioni internazionali nel prossimo futuro?

Purtroppo sì. I conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente sono fortemente interrelati fra loro. Ogni notte droni di fabbricazione iraniana uccidono i civili a Odessa, Kyiv e Leopoli. Truppe della Corea del Nord sono state dispiegate nel Kursk in sostegno all’esercito della Federazione Russa. L’Iran, sotto dure sanzioni della comunità internazionale, sopravvive esclusivamente grazie all’interscambio economico con Cina e Russia. Le marine di Cina, Russia e Iran svolgono regolarmente esercitazioni congiunte nell’Oceano Indiano. E poi c’è la “info-war”, la guerra della disinformazione. Cina e Russia alimentata ogni giorno milioni di bot che producono una disinformazione sistematica per indebolire l’occidente. La Cina ha sostenuto attivamente il Pakistan nel breve conflitto dello scorso maggio con l’India e Cina e Russia sono gli unici due paesi ad avere riconosciuto il governo dei Talebani in Afghanistan.

Trump e Xi

Esiste dunque un fronte delle autocrazie?

L’Asse delle Autocrazie è una realtà: la Cina potrebbe invadere Taiwan e minaccia ogni giorno le democrazie dell’Indo-Pacifico; l’Iran non ha abbandonato il sogno nucleare; la Russia non vuole la pace in Ucraina e minaccia l’Europa; la Corea del Nord ha ridotto alla fame l’intera popolazione, ma testa quasi ogni mese missili balistici che minacciano Giappone e Corea.

Venendo in particolare a Israele, come giudica il piano Trump per il cessate il fuoco firmato lo scorso mese a Sharm El Sheikh?

Non sarà forse il migliore dei Piani di Pace possibile, ma è un buon inizio, che ha peraltro già ottenuto un grandissimo risultato: la liberazione di tutti gli ostaggi israeliani ancora in vita; un cessate il fuoco che sta sostanzialmente reggendo; il crescente isolamento internazionale di Iran e Hamas. Il coinvolgimento degli stati arabi moderati nella gestione della Striscia di Gaza è un fatto estremamente positivo, che spero sarà implementato al più presto, e la prospettiva di un rilancio degli Accordi di Abramo, a partire da una possibile intesa fra Israele e Arabia Saudita potrebbe aprire una nuova stagione di pace e sviluppo in tutto il Medio Oriente.

La guerra, scatenata dall’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre, ha innescato una reazione di Israele che ha colpito anche il Libano (Hezbollah), la Siria (contribuendo a far cadere Assad), l’Iran (il regime degli Ayatollah), lo Yemen (gli Houthi). A suo avviso Israele esce più rafforzato dopo due anni di conflitto con Hamas?

Netanyahu a nord di Gaza. la guerra cominciata da Hamas il 7 ottobre 2023 ha toccato in due anni il Libano, la Siria, l’Iran, lo Yemen

Israele ha sofferto il 7 ottobre del 2023 il peggiore attacco terroristico dalla sua nascita, ma ha saputo reagire, non senza grandi divisioni al proprio interno. Credo che però ne esca oggi rafforzata: gli ostaggi sono liberi, Il programma nucleare dell’Iran è stato rallentato di molti anni; Hezbollah è sostanzialmente in condizione di non nuocere e forse il Libano potrà finalmente riconquistare la sovranità perduta nella parte sud del paese; Assad è in esilio a Mosca e il progetto iraniano della “Mezzaluna Sciita” è stato archiviato.

E Hamas, accettando l’accordo di Trump, ha firmato la sua resa o tornerà a essere un player della regione?

Hamas farà la fine dell’ISIS. Scomparirà da Gaza e da tutto il Medio Oriente. Come nel caso di ISIS, rimarranno probabilmente piccole cellule terroristiche non più in grado però di rappresentare una vera minaccia. Hamas non è solo l’organizzazione terroristica che ha realizzato il pogrom del 7 ottobre, ma è la principale responsabile delle sofferenze della popolazione di Gaza.

Tensioni e conflitti internazionali corrodono anche le democrazie liberali, come dimostra l’avanzata di destre anche radicali In Europa, nonché lo stesso “fenomeno” Trump. A suo avviso la democrazia come noi l’abbiamo conosciuta negli ultimi decenni oggi è a rischio?

Le democrazie liberali sono oggi minacciate all’esterno da autocrazie sempre più assertive ed al loro interno da una crescita dei movimenti populisti e dell’estrema destra. Io credo che anche la pericolosa convergenza che si può osservare fra una certa sinistra e i movimenti jihadisti e islamisti, ed alla conseguente crescita dell’antisemitismo, rappresenti una minaccia grave per le nostre società aperte e democratiche. Dall’altro alto dell’oceano Donald Trump rischia di trasformare gli Stati Uniti in una “democrazia illiberale”. La risposta può venire dall’Europa. A patto che diventi davvero “adulta”: integrandosi molto di più; costruendo una politica comune di sicurezza e di difesa ed una politica estera comune; sostenendo ceto medio e classi più deboli con un welfare innovativo.

“Il nuovo grande gioco” (Solferino) esce il 7 novembre

Otto secoli fa Marco Polo descrisse un mondo quasi sconosciuto, oggi che pensavamo di conoscerlo a perfezione ci ritroviamo in un tempo di guerra.  Quale sarà il futuro di noi europei in questo nuovo grande gioco?

Dopo quasi ottant’anni di pace, crescita e benessere, l’Europa si è svegliata con la guerra nuovamente all’interno dei propri confini. Nel 2008 la Georgia, la Crimea e il Donbass nel 2014; l’invasione dell’Ucraina nel 2022; le molte iniziative di destabilizzazione nei confronti della Moldavia. L’obiettivo è chiaro e comune: mettere la parola fine alle aspirazioni europee e di integrazione euro-atlantica di quei popoli una volta soggiogati dall’Unione Sovietica e oggi desiderosi di quel necessario ancoraggio europeo che può garantire libertà e diritti.

Dunque, che fare?

L’Europa deve avere più coraggio, accelerando l’integrazione europea dei Balcani e di Georgia, Moldavia e Ucraina; costruire un esercito europeo, rafforzando così la componente europea della Nato; promuovere azioni di “globalizzazione” dei diritti nella consapevolezza che la diffusione della democrazia è la miglior garanzia per preservare pace e sicurezza.

Il problema è solo a nord?

il parlamento europeo

No. L’Europa dovrà aumentare il proprio protagonismo nel Mediterraneo: Israele è un alleato naturale dell’Europa e non solo non va abbandonata ma vanno incrementate le opportunità di coordinamento e di integrazione fra le nostre economie. L’Europa deve sostenere con convinzione gli Accordi di Abramo, la cui estensione permetterà di avviare il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), la connessione via mare e ferrovia che rappresenta la vera alternativa alla Via della Seta autoritaria di Pechino. Infine, dobbiamo scommettere sull’India, il cui posizionamento sarà la vera “chiave di volta” di questo “nuovo grande gioco”. Non c’è infatti un solo dossier nel quale non siano chiari i vantaggi di un’alleanza globale fra India e Occidente: costruzione di percorsi alternativi alla Via della Seta di Pechino; libertà di navigazione nell’Indo-Pacifico; de-coupling e de-risking da Pechino e ulteriore integrazione fra le rispettive economie; partnership per costruire una nuova stagione di cooperazione congiunta euro-indiana in Africa e nel sud globale; cooperazione avanzata nel settore della sicurezza e della difesa. L’India può rappresentare un nuovo e solido pilastro sul quale l’Occidente può poggiare le proprie strategie di lungo periodo in una crescente integrazione fra la sfera transatlantica e quella dell’indo-pacifico: il G-7 dovrà essere allargato all’India, facendo nascere un nuovo G-8 fra le grandi economie del pianeta che condividono i fondamentali valori di libertà e democrazia ed è auspicabile nascita di un “Trilaterale India-Unione Europea-Stati Uniti” per costruire una partnership strategica di lungo periodo fra i tre grandi “blocchi democratici”.

 

leggi l’intero numero di novembre: Riflessi numero 7 novembre 2025

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