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Ha Bait: parlano i candidati

Riflessi presenta i candidati della lista Ha Bait. Oggi conosciamo Piero Piperno, Anna Marcheria, Marco Cassuto Morselli ed Emanuele Pace

Caro Piero, ci racconti di che ti occupi nella vita?

Ho quasi 60 anni, sono sposato con Serena e sono orgoglioso padre di Marta e Giulio. Sono laureato in matematica e mi sono sempre occupato di ricerca e sviluppo in ambito informatico. Per i casi della vita sono giunto in ABI la Associazione Bancaria Italiana dove mi sono occupato del monitoraggio automatico dei mercati telematici di carte di pagamento, di continuità operativa, resilience e, infine, di cybersecurity quale membro del CERTFin Computer Emergency Response Team del settore finanziario italiano.

Perché hai deciso di candidarti con Ha Bait?

Ha Bait è la novità di queste elezioni ed è nata dal desiderio di tanti che, pure se diversi per storia, formazione, ambiente e età, si riconoscono quali ebrei romani e come tali sono in dovere di partecipare e contribuire a questa comunità dalla memoria millenaria, unica per storia e tradizioni.

la lista dei candidati di Ha Bait

Siamo persone diversissime e pure con una medesima fortissima identità ebraica che si manifesta non solo nel rispetto delle regole ma anche nel sostenere le qualità etiche e morali che ci contraddistinguono come popolo unico sulla terra. Fra queste vorrei sottolineare come imprescindibili il rispetto, l’ascolto l’inclusione e l’accoglienza di ogni ebreo iscritto alla comunità.

Ha Bait nasce per unire in risposta alle troppe spinte divisive che avvelenano la nostra comunità e per ricordare che si può essere ebrei solo nella propria comunità. Per questo ogni spazio di aggregazione, fisico o virtuale, deve essere la casa di tutti gli ebrei, nessuno escluso, nessuno perso, nessuno abbandonato.

Hai mai svolto impegni nella nostra comunità?

Come tanti ho svolto nel tempo diverse attività. Più di recente oltre che consigliere uscente e già consultore sono stato consigliere dell’Organizzazione Sanitaria Ebraica (OSE) e della associazione OR nonché socio attivo di diverse associazioni.

Secondo te, di cosa ha bisogno la nostra comunità per migliorare?

Da un lato la comunità amministra beni comuni da cui trae profitto. Dall’altro impiega questo profitto (oltre che tasse, rette scolastiche e donazioni) per erogare i servizi necessari alla vita ebraica. Sul primo punto è facile indicare un obbiettivo di massimizzazione delle entrate e ottimizzazione delle risorse ma sul secondo credo che sia necessario verificare alcune logiche di spesa ripartendo dai bisogni espressi dagli iscritti. Intendo dire che proprio in periodi di grandi trasformazioni e di crisi bisogna essere pronti e capaci di cambiare per venire incontro alle esigenze di tutti a partire da coloro che hanno più bisogno. In tal senso credo necessaria una certa dinamicità per indirizzare la spesa di volta in volta verso le diverse necessità, anche quelle che, per pudore o per sfiducia, non vengono manifestate. Per far questo è necessario dotare gli organi comunitari di “orecchie” pronte all’ascolto e alla comprensione delle richieste di servizi e di assistenza. Ad esempio, bisogna riconoscere i meriti delle associazioni nate negli ultimi anni intorno a diversi templi che hanno in parte supplito alle carenze della Comunità. Bisogna far tesoro e valorizzare queste esperienze per farle divenire patrimonio comune per non lasciarle sulle sole spalle di pochi benemeriti volenterosi.

Una volta eletto, quali sono i punti del programma di Ha Bait che ti impegneresti ad attuare in prima persona?

In realtà tutti i punti del programma concorrono a perseguire quell’ideale di comunità gestita con il buon senso del padre di famiglia, attenta ai bisogni di tutti i suoi iscritti e gelosa delle proprie tradizioni ebraiche. Sono dunque pronto ad impegnarmi su ciascuno di essi.  Certamente intendo mettere a disposizione il mio tempo e le mie competenze non solo professionali nei modi e nei termini che l’organizzazione del prossimo Consiglio potrà indicare.

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Anna Marcheria

 Cara Anna, ci racconti di che ti occupi nella vita?

Sono Anna Marcheria (Anna Rella). Figlia di un sopravvissuto. Ho frequentato l’Hashomer Hatzair rimanendo sempre attiva nel mondo ebraico. Sono sposata, un matrimonio misto, ma la famiglia che abbiamo creato è una famiglia ebraica.

Perché hai deciso di candidarti con Ha Bait?

Negli anni più volte mi è stato chiesto di candidarmi, ma non ho mai accettato perché pensavo di non avere le giuste competenze. Poi però sono accaduti fatti, a mio avviso molto gravi, che mi hanno fatto cambiare idea. Un esempio vedere Giorgia Meloni accolta tra baci e abbracci nel museo, con in prima fila Sami Modiano, la nostra storia…Vedere di contro Noemi Di Segni, Presidente Ucei, apostrofata e insultata in un Tempio, trattata da ospite. Ospite nella sua casa, perché un Tempio è la casa di tutti noi.

Hai mai svolto impegni nella nostra comunità?

Sono stata volontaria nella Ags, e mi adopero da sempre per cercare di aiutare le persone più fragili.

Secondo te, di cosa ha bisogno la nostra comunità per migliorare?

Ha Bait non è un nome scelto a caso, Ha Bait è la comunità che vorremmo costruire, la casa dove nessuno mai più si senta escluso, insultato umiliato.

Una volta eletto, quali sono i punti del programma di Ha Bait che ti impegneresti ad attuare in prima persona?

Qualora fossi eletta vorrei lavorare nel sociale per aiutare le fasce più deboli.

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Marco Cassuto Morselli

Caro Marco, ci racconti di che ti occupi nella vita?

Ho insegnato Storia e Filosofia nei Licei e da decenni mi occupo di dialogo ebraico-cristiano e di dialogo interreligioso.

Perché hai deciso di candidarti con Ha Bait?

Mi è stato proposto e l’ho fatto volentieri, perché condivido l’idea di avere una Comunità nella quale possano dialogare persone con diverse visioni dell’ebraismo.

Hai mai svolto impegni nella nostra comunità?

Morselli (al centro) in un recente incontro interreligioso

Nella Comunità di Roma no, ma ho collaborato a diversi progetti UCEI, tra cui quello della stesura di Sedici schede per far conoscere l’ebraismo, una iniziativa della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e dell’UCEI.

Secondo te, di cosa ha bisogno la nostra comunità per migliorare?

Mi sembra che al suo interno ci sia molta conflittualità, il che fa perdere tempo ed energie che potrebbero essere più proficuamente utilizzati per affrontare le sfide esterne, che non mancano.

Una volta eletto, quali sono i punti del programma di Ha Bait che ti impegneresti ad attuare in prima persona?

Non tutti i candidati saranno eletti, ma in ogni caso io vorrei continuare ad occuparmi della lotta all’antigiudaismo che è cosa diversa rispetto all’antisemitismo, anche se poi gli intrecci tra i due fenomeni sono numerosi. L’antisemitismo ha una storia di due secoli, l’antigiudaismo di due millenni. Occorrono metodi e strategie diverse per combattere quest’ultimo, e il primo passo è rendersene conto. Nell’antisionismo poi si intrecciano antigiudaismo (dei due altri monoteismi) e antisemitismo, in una miscela molto pericolosa. Gridare «Mai più! Mai più!» non è sufficiente, occorre lavorare di più per far conoscere le realtà ebraiche e israeliane.

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Emaunele Pace

Emaneule, ci racconti di che cosa ti occupi nella vita?

Sono in pensione da qualche anno come professore all’Università di Roma “Tor Vergata”, ma continuo ad insegnare e a fare esami nel corso di laurea magistrale in Fisica e soprattutto a pubblicare articoli scientifici di fisica nucleare. Sono consigliere uscente della lista Menorah ed ho fatto parte della Commissione Regolamento e della Commissione Disabilità, finché sono state riunite. Nella prima ho tentato inutilmente di discutere della possibilità di consentire di votare anche per candidati di liste diverse. La seconda avrebbe dovuto suggerire come aiutare i disabili ad inserirsi nel mondo del lavoro e nella vita comunitaria, facilitando la loro partecipazione. Entrambi le commissioni non avevano un presidente e negli ultimi due anni non sono state più riunite. Per me era chiaro che i gruppi di maggioranza non erano interessati ad arrivare ad alcuna conclusione. Molto più costruttiva è stata la collaborazione con la Deputazione per i fondi stanziati dalla Claims Conference, che costituiscono ormai una parte sostanziale del bilancio della Deputazione. Come attività ludica, ma con importanti risvolti culturali, faccio parte del coro Ha-Kol. Siamo impegnati nella diffusione della conoscenza della tradizione musicale ebraica italiana in Italia, anche in incontri interreligiosi, e all’estero.

Perché hai deciso di candidarti con Ha Bait?

La candidatura con Ha Bait è stata la naturale evoluzione della candidatura con Menorah, dopo che Menorah e Binah hanno deciso di sostenere Ha Bait con un programma fondato su unità, rispetto ed accoglienza. Considero un mio impegno permanente dedicarmi alla Comunità, sempre con l’intento di favorire la partecipazione di tutti.

Hai mai svolto impegni nella nostra comunità?

uno degli ultimi festival in cui il coro Ha Kol è stato ospite

Il primo impegno nella Comunità di Roma è stato nella Consulta, sotto la presidenza di Carlo Di Castro. Ho fatto parte del Consiglio della Comunità dal 1989, con l’interruzione di una consiliatura, molte volte con l’incarico di coordinatore del Consiglio. Sono stato consigliere e poi presidente della Deputazione; durante la mia presidenza si è stabilito un valido rapporto tra la Deputazione e la Claims Conference, finanziatrice di un vasto programma di assistenza alle vittime delle persecuzioni naziste. Ora sono il presidente di una commissione che vigila sull’efficace impiego dei fondi erogati dalla Claims Conference.

Secondo te di che cosa ha bisogno la nostra comunità per migliorare?

La Claims conference si preoccupa di risarcire le vittime ebraiche dei crimini nazisti

Una parte della comunità oggi è più vicina all’osservanza delle miztvoth e un’altra parte se ne sente estranea. Per molti il legame con l’ebraismo si identifica con il legame con Israele, più che il legame con la tradizione. Ma per avere una comunità vitale in un periodo di decremento demografico, per decrescita della natalità e per emigrazione in cerca di lavoro, non solo in Israele, c’è bisogno che le diverse modalità di vivere l’ebraismo riconoscano che apparteniamo alla stessa famiglia e che dobbiamo collaborare tutti con rispetto reciproco. Questo spirito unitario deve iniziare dal governo della Comunità che auspico sia formato da rappresentanti di tutte le liste che avranno consiglieri eletti. Nella Comunità nessuno si deve sentire escluso: il confronto di idee diverse comporta una fatica ed un lavoro costruttivo continuo per ottenere risultati migliori, senza polemiche. Il clima di rispetto e di fiducia reciproci deve essere presente ovunque, a partire dalla scuola. Il rispetto deve essere insegnato e praticato, come si insegna l’italiano o la matematica. I nostri studenti dovrebbero apprendere seriamente l’ebraico fin dalla scuola elementare: ciò richiede non solo buoni insegnanti, ma anche la convinzione dei dirigenti scolastici, dei genitori e degli stessi ragazzi che sapere l’ebraico è importante.

la lista dei candidati di Ha Bait

Una volta eletto quali sono i punti del programma di Ha Bait che ti impegneresti ad attuare in prima persona?

Vorrei partecipare alla definizione di un nuovo regolamento elettorale che consenta agli elettori di votare anche per candidati di liste diverse. La Comunità ha bisogno di persone valide che godano di una ampia stima tra gli elettori, più che di rappresentanti schierati con l’una o l’altra parte. Vorrei anche continuare a collaborare nei programmi di assistenza della Deputazione.

 

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