Il convegno su Europa e Israele del Laboratorio Rabin

Il Laboratorio Rabin ha svolto lo scorso 9 giugno un convegno dal titolo “Dove va l’Europa, dove va Israele. Rispondere alla crisi”. Irene Bregola, moderatrice della prima sessione, ne traccia un primo bilancio

La riflessione svoltasi lo scorso 9 giugno, anche grazie all’ospitalità delle Fondazioni Matteotti e Vera e Giuseppe Modigliani, è stata per il Laboratorio Rabin una occasione per attardarsi su alcune delle questioni più complesse e urgenti del nostro tempo.

Il titolo ambizioso, “Dove va l’Europa, dove va Israele. Rispondere alla crisi”, è stato sollecitato dall’esigenza di individuare soluzioni convincenti alla crisi attuale, che rappresenta al contempo una frattura sociale e paradigmatica. In un contesto internazionale segnato da conflitti, instabilità geopolitica, trasformazioni economiche radicali, accumulazioni di capitali senza precedenti nella storia industriale, profonde tensioni relazionali, il rapporto tra Europa e Israele, presidio tradizionalmente occidentale in un contesto eminentemente antioccidentale, rappresenta indubitabilmente un osservatorio privilegiato per comprendere le sfide che attraversano le democrazie contemporanee, interrogandosi al contempo sulle prospettive venture dell’Occidente.

Ma quale? Certamente non quello dislocabile geograficamente o quello, come si accennava, declinabile in ragione dei criteri geopolitici e valoriali che sin qui hanno sopperito a coordinate spazio-temporali risalenti che, da tempo, hanno cessato di restituire una rappresentazione convincente della realtà. Si allude a genealogie di lungo periodo, particolarmente quelle fondate sui diritti civili, sulle democrazie liberali nonché sul formalismo giuridico, estenuate da torsioni identitarie, nonché, per ulteriore impervertimento, nazionalistiche e belliciste. Come maneggiare dunque la memoria, unitamente alle trasformazioni politiche e culturali delle società occidentali? Evidentemente, sollecitando le radici profonde della crisi che investe oggi l’Occidente, oltre la dimensione contingente, ricostruendo processi storici di lunga durata. Il mutamento delle istituzioni democratiche, delle culture politiche, congiuntamente al manifestarsi di nuove forme di conflitto sociale, hanno gradualmente eroso molti dei modelli sociopolitici condivisi dal secondo dopoguerra.

La funzione esclusivamente riparativa della memoria storica non ha saputo incarnarsi nella sintassi relazionale delle nostre democrazie e dunque fronteggiare le sfide poste dai nazionalismi, dalla globalizzazione, nonché dalle tensioni che attraversano oggi il rapporto tra sicurezza, libertà e diritti fondamentali. In questo quadro, la vicenda israeliana e il percorso dell’integrazione europea sono casi emblematici di una più ampia ridefinizione degli equilibri politici e culturali internazionali.

Le sinistre europee e più in generale i perimetri progressisti, malauguratamente hanno espresso smarrimento e una significativa inadeguatezza concettuale dinanzi a queste urgenze. L’incapacità di cogliere tempestivamente il portato delle trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali che hanno stravolto il mondo del lavoro, i rapporti tra cittadini e istituzioni, le forme della partecipazione politica, ha inibito l’approntamento di soluzioni politiche rispondenti alla crescita delle disuguaglianze e alla crisi della rappresentanza, favorendo l’affermazione di movimenti populisti che hanno compromesso categorie interpretative e strumenti politici consolidati.

Tuttavia, si può ancora ambire a governare questi processi, respingendo ogni semplificazione ideologica e suggerendo ricomposizioni, capaci di coniugare giustizia sociale, diritti civili, solidarietà internazionale e sostenibilità.

L’urgenza di recuperare uno sguardo che armonizzi principi universali, diritti umani, comprensione delle specificità storiche e politiche dei diversi contesti, allontanando il rischio di una visione nostalgica, orientata alla ricostruzione di un ordine ormai superato, è indifferibile. Una esigenza radicata, sorretta da un lavoro di analisi e confronto di cui la giornata trascorsa rappresenta l’esordio di un percorso che proseguirà e, confidiamo, ci consegnerà nuovi linguaggi, nuovi metodi e nuove prassi della convivenza.

rivedi il convegno

Per informazioni sull’attività del laboratorio: laboratoriorabin@gmail.com

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