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Una vita spesa per l’ebraismo italiano

Giulio Disegni, torinese, di professione avvocato civilista è da sempre impegnato nella vita ebraica. Delegato dalla Comunità Ebraica di Torino è attualmente Vice Presidente dell’UCEI. E’ anche Consigliere dell’Associazione Avvocati e Giuristi Ebrei (AGE) e Presidente dell’Associazione ex allievi e amici della Scuola Ebraica di Torino (ASSET).

Giulio, sei al tuo terzo mandato come Vice Presidente dell’UCEI: rima di chiederti notizie sulle attività istituzionali, vorrei che ti presentassi.

lo skyline di Torino

Sposato con tre figli, sono nato e vissuto a Torino, in una famiglia per tre quarti piemontese e un quarto toscana. I nonni materni erano torinesi, ma con origine di Casale Monferrato: il nonno Cesare Jarach, caduto giovanissimo nella I guerra mondiale, e quelli paterni provenienti da due realtà ebraiche assai differenti; la nonna da Mondovì, piccolo centro in provincia di Cuneo con una lunghissima tradizione ebraica, e il nonno Dario Disegni, stabilitosi a Torino proveniente da Firenze per ricoprirvi la cattedra rabbinica. Quest’ultimo è colui che ha segnato i percorsi ebraici dell’intera famiglia, nel solco della tradizione.

Quindi, sei vissuto in una famiglia con una forte presenza ebraica…

Per me è stato quasi naturale occuparmi di “cose ebraiche” fin da ragazzo, dapprima nel Centro Giovanile Ebraico di Torino, poi nella F.G.E.I., la Federazione Giovanile Ebraica d’Italia, di cui sono stato Segretario Generale, grande palestra formativa e di discussione, un luogo dove l’ebraismo, la socialità, le regole della democrazia e il senso della giustizia erano per noi ragazzi un tutt’uno con la quotidianità. La tesi di laurea in Diritto Costituzionale sull’ebraismo in Italia nei suoi rapporti con lo Stato e con il dettato costituzionale sulle confessioni religiose di minoranza è stata il punto di avvio per la pubblicazione del mio primo libro “Ebraismo e libertà religiosa in Italia. Dal diritto all’uguaglianza al diritto alla diversità” (Einaudi, 1983). Questo ha segnato un po’ il mio percorso di interesse per la storia dell’ebraismo italiano rispetto ad altre situazioni di “maggioranza” e, più in generale, per i diritti delle minoranze e per la laicità dello Stato basata sulla coesistenza di valori e sul rifiuto di ogni fondamentalismo.

la sinagoga di Torino

Dall’interesse per le “cose ebraiche” al passaggio di una vita spesa per le istituzioni ebraiche è tutto molto breve ….

Sì. Sono stato Vicepresidente della Comunità Ebraica di Torino per tre mandati, perché ho ritenuto doveroso un impegno diretto per la Comunità in cui vivo da sempre. È stato un impegno non indifferente in termini di tempo e di energie: in particolare, mi sono dedicato sia agli affari legali che al patrimonio ebraico della comunità torinese a cui afferiscono varie località piemontesi con ben 12 antiche Sinagoghe. Poi è “arrivata” l’UCEI, ma non solo. Sono stato socio fondatore, e ora sono in Consiglio, dell’AGE (l’Associazione italiana avvocati e giuristi ebrei). Sono anche il Presidente dell’ASSET, l’Associazione ex allievi e amici delle scuole ebraiche di Torino.

E arriviamo a progetti specifici di cui ti interessi all’interno del tuo ruolo all’UCEI.

Nel 2010 sono stato eletto nel Consiglio dell’Unione delle Comunità: era l’ultima elezione con il precedente ordinamento statutario, quello, per intenderci, dei tanto rimpianti Congressi e di un Consiglio ristretto, prima di arrivare alla svolta del 2012, con il nuovo Statuto e l’ampliata rappresentatività dell’Ente. Sono stato a quel punto nominato dalla Comunità di Torino come suo rappresentante nel Consiglio e poi eletto in Giunta. L’allora Presidente Renzo Gattegna z.l. mi ha chiamato alla vicepresidenza e mi ha chiesto di occuparmi del patrimonio immobiliare dell’Unione, un ruolo che giudicavo a dire il vero più adatto ad un ingegnere che a un avvocato civilista, ma ben presto mi sono resto conto che così non era, perché le problematiche di natura legale da affrontare a vario titolo erano molteplici. È stata così avviata una politica di riqualificazione del patrimonio immobiliare dell’Ente, costituito per lo più da lasciti nelle città di Pisa, Livorno, Firenze e Venezia: all’inizio le questioni da risolvere sembravano difficilmente superabili ma in questi anni abbiamo dato al patrimonio un assetto più in linea con i tempi, anche attraverso alcune alienazioni che permettessero di ristrutturare altri beni in condizioni spesso fatiscenti. L’impegno continua.

Una delle pubblicazioni di Giulio Disegni

Altro ambito di tuo interesse, e ora di stretta attualità, è quello della rinascita dell’ebraismo nel sud Italia. L’UCEI da tempo ha avviato il c.d. Progetto meridione …  

L’esigenza di esser presenti anche da un punto di vista politico-istituzionale ad attività e percorsi del cosiddetto Progetto Meridione, è nata in risposta alle richieste che venivano da quella popolazione che si riteneva discendente dagli antichi ebrei vittime delle espulsioni e delle conversioni effettuate sotto coercizione.  L’Ucei ha organizzato   incontri nelle varie località ove risiedono gruppi di ebrei, oltre a lezioni dei Rabbini destando sempre notevole interesse e seguito. Il Convegno su “Tzedaqà e Giustizia” (2016) a Palermo è stato l’inizio di un rapporto proficuo che ci ha portato a seguire, unitamente alla Comunità ebraica di Napoli competente sul territorio di molte regioni del Sud Italia, la storia e il desiderio profondo degli ebrei ivi residenti, unitamente ad un folto gruppo di persone interessate alla cultura ebraica e talvolta alla conversione all’ebraismo, di avere un luogo per potersi radunare a studiare e pregare. Grazie all’opera infaticabile di Evelyne Aouate z.l., ebrea palermitana d’adozione, motore di tutte le iniziative ebraiche nella città, si è arrivati ad ottenere la concessione in comodato gratuito da parte dell’Arcivescovo di Palermo alla Comunità ebraica di Napoli, di un antico Oratorio, sito nella Meschita, l’antico quartiere ebraico di Palermo, destinato a diventare Sinagoga. La decisione ha avuto un notevole effetto mediatico, costituendo un catalizzatore nella riscoperta di un’identità perduta da parte di tanti, oltre che un segnale di portata storica: ad oltre cinque secoli dall’editto di espulsione degli ebrei dall’isola, che portò al definitivo sradicamento di una presenza plurisecolare dal territorio e all’inizio di una lunga fase di oblio, prendeva avvio l’impegno di dar vita in quegli spazi ad una Sinagoga.  Si tratta di un progetto impegnativo ma affascinante.

Klaus Davì, Eydrar Dror, il governatore della Calabria e Giulio Disegni al convegno “Le 130 Giudecche di Calabria”

Da allora molti sono stati gli incontri a Palermo e di recente anche in Calabria e a Siracusa: ovunque ho riscontrato interesse e partecipazione non comuni e anche un coinvolgimento molto sentito delle istituzioni del territorio, che in molti casi vedono il fenomeno generato dalla riscoperta a vari livelli dell’ebraismo come una sorta di “riscatto” sociale e di un valore aggiunto rispetto ad altre tematiche sociali o religiose. Certo le sfide sono molte, non è per nulla facile fornire risposte alla domanda di cultura ebraica e di conversioni che provengono dal Sud, ma il risveglio e l’interesse sono davvero autentici e meritevoli della massima attenzione. In Calabria poi ho assistito di recente anche ad un grande coinvolgimento delle istituzioni pubbliche e degli enti locali, che vedono nell’ebraismo un riferimento culturale importante e utile per le possibili interazioni che possono nascere sul territorio. Le cose da fare sono davvero tantissime, per dare delle risposte ad una realtà che si presenta assai variegata e composita e che è assetata di conoscenza. La recente vicenda della costituzione a Catania di una comunità ebraica e di una sinagoga – sedicente ortodossa, al di fuori dai canali ufficiali e in difformità dalla normativa vigente dell’intesa siglata tra l’Unione e lo Stato italiano, insegna che occorrono attenzioni, dialogo e monitoraggio continui in tutto il territorio del Meridione.

Un’altra delle pubblicazioni di Disegni

Fra i tuoi impegni in UCEI, gli Affari legali sono forse i preponderanti. A fine ottobre è scaduto il termine per l’apertura di cause contro la Repubblica Federale tedesca per ottenere un risarcimento quali vittime dei crimini nazifascisti in Italia. Si tratta di qualcosa di diverso rispetto agli assegni erogati come ex perseguitati razziali …

Con gli altri giuristi che operano in Consiglio Ucei ci siamo occupati della recente legge che prevede l’utilizzo dei fondi rilasciati a suo tempo dalla Germania e quindi già giacenti in Italia, da erogare, una tantum, alle vittime delle stragi e dei crimini compiuti dai nazifascisti nel corso della II guerra mondiale. Il Decreto Legge presenta risvolti complessi e anche di difficile interpretazione e prevedeva che le nuove azioni giudiziarie contro la Germania si potessero aprire solo entro un mese dalla sua emanazione. In sede di conversione in legge, siamo riusciti ad ottenere che tale termine, assolutamente insensato, fosse almeno ampliato a sei mesi, termine sempre strettissimo, trattandosi di crimini imprescrittibili, ma di più ci siamo resi conto che non si sarebbe riusciti ad ottenere. La vicenda ha comunque lasciato attoniti e suscitato non poche proteste, essendo del tutto irragionevole predisporre atti e documenti che richiedono ricerche e ricostruzioni difficilmente compatibili con la tempistica decisa dal legislatore.

Soldati nazisti fucilano civili a S. Anna di Stazzema

Puoi dirci qualcosa anche riguardo alle c.d. benemerenze?

La presenza di un rappresentante dell’ebraismo italiano nella Commissione istituita dalla Presidenza del Consiglio per le benemerenze agli ex perseguitati razziali, nell’ambito  delle vicende di chi ha subìto le persecuzioni durante le leggi razziali è relativamente recente. La legge Terracini che regola la materia è del 1955 ma la partecipazione ebraica alla Commissione risale solo al 1998, allorché la Corte Costituzionale, in un importante pronuncia (n. 268 del 17.7.98), si era “accorta” che la discriminazione razziale si era manifestata con caratteristiche peculiari, sia per la generalità e sistematicità dell’attività persecutoria rivolta contro un’intera comunità di minoranza, sia per la determinazione dei destinatari, individuati come appartenenti alla “razza ebraica” secondo criteri legislativamente stabiliti (art. 8 del regio d.l. n. 1728 del 1938), sia per le finalità perseguite del tutto peculiari e diverse da quelle che hanno caratterizzato gli atti di persecuzione politica: la legislazione antiebraica individua una comunità di minoranza, che colpisce con la “persecuzione dei diritti”, sulla quale si innesterà, poi, la “persecuzione delle vite”, prevedendo, accanto ai rappresentanti delle associazioni dei deportati politici e dei perseguitati politici antifascisti, anche un rappresentante dell’Unione delle comunità israelitiche.

Un giovane Disegni accanto a G. Andreotti al Convegno FGEI “Ebrei e Stato”

Era appunto il contributo della diretta conoscenza delle vicende persecutorie, quale può essere attinta da competenze esterne all’apparato amministrativo, obiettivo realizzato solo per la categoria dei perseguitati politici e non per quella dei perseguitati razziali, che ha mosso la Corte Costituzionale a far sì che il nostro sapere, storico e giuridico, potesse entrare nella Commissione.

Che problemi occorre affrontare?

I problemi e soprattutto le battaglie condotte come Unione delle Comunità per far comprendere la specificità della persecuzione antiebraica e delle violenze subite, la difficoltà di produrre prove documentali sui nascondigli, le fughe e le angherie subite dopo l’8 settembre ’43, hanno caratterizzato la mia lunga attività quale membro designato dall’UCEI nella Commissione per l’erogazione delle benemerenze, in cui non poche volte mi sono trovato con i soli rappresentanti dell’Anppia a dover chiedere l’applicazione di determinati principi. Abbiamo però ottenuto di far nominare negli anni due Commissioni di Studio, per approfondire e chiarire aspetti critici della persecuzione, purtroppo non esplicitati nella legge e soggetti a interpretazioni sovente in antitesi con i diritti dei perseguitati.

Giulio Disegni con il Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro in occasione dell’inaugurazione della mostra per i 150 anni dall’emancipazione

Un buon risultato è stato ottenuto grazie all’attento lavoro che solo nel 2020 ha portato a stabilire il principio dell’inversione dell’onere della prova per chi ha subito le persecuzioni razziali che non deve più dimostrare ora cosa abbia dovuto passare (Legge n. 178 del 30/12/20). Un altro risultato importante è l’esser riusciti come Unione delle Comunità ad affrontare con la Presidenza della Corte dei Conti alcuni nodi emergenti da interpretazioni assai rigoriste sulla persecuzione razziale, adottate in molte sentenze delle varie Corti che giudicano sui ricorsi dei perseguitati a cui è stata respinta la domanda. Ritengo sia stato molto utile il corso che la Corte dei Conti ha organizzato per la Scuola di formazione ai magistrati con interventi anche sulle leggi razziali e la normativa concernente l’assegno di benemerenza: i contributi di Michele Sarfatti e mio sono stati ora pubblicati in “Pensioni del settore pubblico e sostenibilità” (Giappichelli, 2021). Ovviamente, come assessorato agli affari legali continuiamo ad affrontare le tematiche, purtroppo sempre attuali, del pregiudizio razziale e degli atti di antisemitismo e antisionismo di cui l’Italia è permeata. Abbiamo così seguito e coltivato denunce ed esposti alla magistratura, credendo, forse a differenza di un tempo, che certi atti e comportamenti non possano più restare sotto silenzio, ma debbano esser portati al vaglio della magistratura; del fenomeno molto attuale dell’odio in rete ci occupiamo sovente in stretto collegamento con l’Osservatorio del CDEC e la Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo.

Un’ultima domanda: a che punto è il rapporto tra UCEI e comunità ebraiche, oggi?

I Congresso dell’UCEI dopo l’approvazione dell’Intesa (L.101/89) e dello Statuto dell’ebraismo italiano

Credo che oggi il rapporto tra centro e periferia, ossia tra l’ente Unione e gli ebrei italiani sia un rapporto più stretto e costruttivo di una volta, ma troppe sono ancora le difficoltà da affrontare. Basti pensare da una parte alla generale decrescita demografica dall’altra, ai tanti motivi di allontanamento (i giovani che espatriano, le difficoltà di vivere una piena vita ebraica nei centri più piccoli, l’assimilazione …). Quelli appena passati e quelli che ci attendono sono anni sicuramente difficili sotto molti punti di vista e pieni di sfide ma anche di insidie: per rimanere al passo coi tempi, occorre che l’ebraismo italiano, che ha una tradizione secolare alta di studi e di cultura, ritorni ad essere un elemento di coesione e di unione per gli ebrei stessi, così come per le ventuno Comunità e le tante Sezioni di Comunità che costellano questa nostra straordinaria Italia ebraica.

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