Rav Gianfranco Di Segni si racconta: i suoi genitori e i suoi nonni, la comunità degli anni Sessanta, i primi viaggi in Israele (con qualche disavventura), fino alla scelta di studiare da rabbino

Finalmente ti sei deciso a concederci l’intervista sulla tua formazione ebraica!

Beh, era diventato più difficile dire di no che accettare. E comunque, parlare del passato è meglio che del presente. Però sappi che se si apre la stura ai ricordi, c’è il rischio che corrano a fiotti. Cercherò di menzionare solo quelli rilevanti.

Non ti preoccupare. Cominciamo dalla famiglia: la tua ha avuto un ruolo importante?

Ruggero Di Segni e Dely Di Segni Grünwald
I genitori di Gianfranco: Ruggero Di Segni e Dely Di Segni Grünwald z.l.

Certamente. Sia direttamente che in modo indiretto. Mio padre e mia madre, zikhronam livrakhà (z.l.), mi hanno trasmesso l’importanza di avere una identità ebraica e di sentire la responsabilità per la Comunità e le sue istituzioni. Mio padre, Ruggero Di Segni z.l., fu dapprima consigliere della Comunità ebraica di Roma (CER) sia prima che dopo la Seconda guerra mondiale, occupandosi delle Scuole. Dal 1957 fu consigliere dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane (UCII, come si chiamava allora), con il ruolo di assessore alla cultura, e dal 1961 anche di vice-presidente, fino alla sua prematura scomparsa nel 1967. Mia madre, Dely Grünwald Di Segni z.l., fu eletta nel consiglio della CER alla fine degli anni ’60. Essere impegnato ebraicamente nelle istituzioni comunitarie è stato per me naturale. Entrambi i miei genitori mi hanno anche trasmesso il sentimento sionista e l’amore per Eretz Israel, che mi hanno portato poi a decidere di andare a studiare all’università in Israele.

Che intendevi quando hai detto che i tuoi genitori hanno influito su di te anche in modo indiretto?

Angelo Sacerdoti, zio di Gianfranco Di Segni
Rav Angelo Sacerdoti, rabbino capo di Roma

Questo è un punto interessante e fa parte delle contingenze della vita (ma non del caso). Lo zio (acquisito) di mio padre era rav Angelo Sacerdoti z.l., che fu rabbino capo di Roma fra il 1912 e il ’35, quando morì prematuramente all’età di 45 anni. Sacerdoti aveva sposato Gina Zevi, sorella di mia nonna paterna. Benché io non abbia potuto conoscere il rabbino Sacerdoti, morto quasi 20 anni prima che nascessi, ho conosciuto molto bene la zia Gina, che sopravvisse al marito per circa quarant’anni.

La presenza in famiglia del ricordo di rav Sacerdoti (anche tangibile, con alcuni libri e oggetti rituali) è stata determinante per me. L’avere avuto uno zio rabbino capo non poteva non lasciare un segno. A casa mia non si sarebbe detto, come a volte si sentiva dire in altre famiglie, “se non studi o non ti comporti bene, ti mando a fare il rabbino”.  Anche da parte di mia madre c’è stata una figura il cui ricordo è stato fondamentale: il nonno (per me, bisnonno) Vittorio Grünwald z.l., matematico, laureatosi all’Università di Vienna (con all’attivo diverse pubblicazioni tuttora citate), professore di matematica e di tedesco nelle scuole superiori di diverse città d’Italia, fra cui Livorno, Venezia e infine Firenze dove nacque mia madre nel 1922.

Vittorio Chayim Grünwald e Dora Olschki
Dora Olschki e Vittorio Chayim Grünwald

Ma soprattutto – per quanto riguarda l’aspetto ebraico – il nonno Vittorio era in stretto contatto con la cerchia di rav Shemuel Zevì Margulies, rabbino capo di Firenze dal 1890 fino al 1922 e Direttore del Collegio rabbinico italiano (immagino che fra di loro parlassero in tedesco). Il nonno Vittorio era bibliotecario del Collegio e teneva anche delle lezioni; suo figlio Benno aveva studiato per prendere il diploma di Maskil, ma la sua vita fu interrotta tragicamente durante la Prima guerra mondiale cadendo sul Carso nel 1916.

I ricordi vividi del rabbino capo di Roma e del professore hanno plasmato le mie attitudini ebraiche. E non posso negare che l’ascendenza ashkenazita del ramo materno abbia avuto una sua rilevanza. Gli ebrei ashkenaziti, se sono religiosi, lo sono mediamente più degli italiani; se non lo sono, lo sono di meno. Diciamo che tendono più verso gli estremi. Il divieto di scrivere, cucire, tagliare ecc. di Shabbat fa parte delle primissime nozioni di ebraismo che ho appreso da mia madre e così per la kashrut.

Quindi la famiglia ha avuto una grande importanza per la tua formazione. Ma nei tuoi studi chi ha inciso di più, a partire dalla Scuola elementare ?

(continua a pag. 2)

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Condividi:

L'ultimo numero di Riflessi

In primo piano

Iscriviti alla newsletter