In gara per il Colle più alto c’è tutto il Paese

Marco Damilano, direttore de “L’Espresso”, immagina per Riflessi come finirà la prossima corsa per il Quirinale. Ecco i favoriti, gli outsider, e le eterne (mancate) promesse

Direttore, con il tuo “Romanzo Quirinale” (il podcast disponibile su chora media), e con Il tuo ultimo libro (“Il Presidente“, La nave di Teseo) ci stai insegnando che a ogni elezione al Colle la politica italiana, e il paese, indicando una direzione di marcia (non sempre coincidenti). Secondo te, a questo giro dove stanno andando la politica italiana e il paese?

Marco Damilano (1968) è direttore de L’Espresso

Il paese è da due anni in pandemia, eppure sta dimostrando una tenuta notevole, non solo sul piano sanitario, ma anche sociale ed economico. Insomma, dopo avere registrato la tenuta sociale, ora si avverte anche una crescita economica. Manca però la politica.

Cioè?

La democrazia italiana soffre di una fragilità estrema, ormai da molti anni. La politica ha smarrito le chiavi della rappresentanza: non rappresenta i territori, ha perso la capacità di offrire un orizzonte, di governare situazioni complesse di lungo periodo, una capacità che richiede pazienza e lungimiranza. In questa sola legislatura abbiamo avuto 3 governi con 3 maggioranze diverse, e anche in passato si erano registrati fenomeni simili. Tutto ciò alla fine crea una separazione rispetto a una società che invece mostra vitalità e coesione, sebbene anch’essa attraversata da spinte disgregatrici territoriali ed economiche, su cui alcuni politici hanno investito, in termini elettorali, alimentando le spaccature per un proprio tornaconto.

Come si fa a rimettere il paese e la politica in linea?

Per riuscirci occorre che la politica comprenda che il paese ha bisogno di politica matura, altrimenti, come ha detto Aldo Bonomi, continueremo a vivere “l’era dei conflitti tristi”: guarda il conflitto sul tema dei vaccini, o sui no-vax, ad esempio. Se non si recupera una politica responsabile continuerà a salire l’astensionismo elettorale, mentre al contrario avremmo bisogno di una politica rappresentativa che riorganizza il conflitto.

Che maggioranza eleggerà il prossimo Capo dello Stato? Sarà una maggioranza trainata dal centrodestra o dal centrosinistra?

In questo parlamento il centro destra ha i numeri e apparentemente è più unito, mentre il centrosinistra non esiste, come abbiamo visto con la mancata candidatura di Conte nell’elezione suppletiva per il seggio lasciato libero da Gualtieri. In chiave Quirinale, questo significa che un’eventuale blocco di centrosinistra è tutto da costruire, e il voto segreto non aiuta certo a unire le forze; d’altra parte, anche il centrodestra ha i suoi problemi, perché non riesce a costruire delle candidature ancora riconoscibili e accettabili, e quindi anche questo blocco è nell’impasse.

Che presidenza è stata quella di Mattarella?

Il presidente Mattarella con il premier Draghi

Il giorno della sua elezione lo definii un invisibile custode delle istituzioni. Penso che in questi sette anni sia sempre riuscito a costruire un filo che teneva insieme il paese e le istituzioni, senza darlo tropo a vedere. Ha preferito cucire questo filo, piuttosto che mostrare la sua opera.

Veniamo ai candidati (o autocandidati) a sostituirlo. Ti chiederei un giudizio, e una loro percentuale di successo. Cominciamo da Silvio Berlusconi: ci crede davvero? Immaginiamo poi che ce la faccia. Che linee darebbe alla sua presidenza?

Silvio Berlusconi

La sua è una candidatura vera, perché lui ci crede davvero, e per questo costringe mezzo centro destra a sostenerlo (Anche se la Meloni, Salvini e Giorgetti non ci credono). Se dovesse farcela, il paese tornerebbe indietro di 20 anni, al berlusconismo, e quindi anche all’antiberlusconismo. Trovo inquietante la possibilità. Non posso dimenticare infatti che gran parte dei danni di questo sistema politico deriva dalla sua egemonia. Vorrei aggiungere che adesso ci tiene a passare come europeista, ma il primo leader populista è stato lui. Non dimentichiamo che Renato Ruggero (ministro degli esteri nel 2001, n.d.r.) fu cacciato da lui, e che più volte ha provato a boicottare l’euro. Comunque, non gli assegno più di un 5%

Vediamo il campo centrista: Pierferdinando Casini è un candidato credibile?

Pier Ferdinando Casini

Certo, è un candidato forte. Innanzitutto per la sua storia: è stato un po’ con tutti, e questa corsa, come dice Prodi, la vince chi ha meno veti, non più voti. Oggi fatico a vedere chi può ostacolarlo, è in pista e lo dimostra il fatto che ha smesso di fare interviste: significa che sta lavorando nell’ombra. Gli assegno un 20%

Ora il campo progressista: Paolo Gentiloni è in pista?

Gentiloni è oggi il nome più quotato nel centrosinistra. È un commissario europeo di peso – designato da Conte –, è stato fondatore sia della Margherita che del Pd, è stato capo del governo, ministro degli esteri, in passato è stato vicino anche a Renzi. Insomma, ha un lungo curriculum e potrebbe possedere quel profilo di uomo delle istituzioni super partes che nel 2015 permise a Mattarella di essere eletto. Gli assegno il 20%

Giuliano Amato, attualmente giudice della Corte costituzionale

E poi ci sono i tecnici: potrebbe essere la volta di un altro giudice costituzionale?

L’unica possibile è Giuliano Amato, che però diventerà presidente della Corte costituzionale circa un mese prima. Amato è anche un eterno candidato, e non vorrei fargli il torto di indicarlo ancora, perché è dal 1992 che il suo nome esce fuori a ogni elezione del Capo dello Stato. Credo che ormai sia fuori gioco. Gli assegno il 3%.

Potrebbe essere arrivato finalmente il tempo di una donna?

Marta Cartabia, attuale ministro della giustizia

Non accetto la categoria della “donna”, a prescindere dalle sue qualità, credo che l’argomentazione sia anzi offensiva. Non dobbiamo pensare a “una donna” in quanto tale, ma a una figura che, per la sua storia, possa aspirare a quel ruolo. E oggi questo identikit è rispettato solo da un nome: Marta Cartabia. Ha un alto profilo istituzionale, e fa parte di un governo di unità nazionale. Anche se sconta l’opposizione del M5S, per la sua riforma della prescrizione penale. Tuttavia resta l’alternativa più valida a Draghi, e le assegno un 21%

Siamo così arrivati a Draghi: vuole veramente salire sul Colle, secondo te?

Sì, penso che sia il favorito. C’è una logica nella sua eventuale elezione: guida un governo di unità nazionale, e quindi sulla carta conta su una maggioranza amplissima, e non è mai successo finora che una maggioranza di governo si sia spaccata sul Quirinale. Lo vedo oltre il 30%. Però è vero che la sua elezione passa per due problemi che vanno risolti.

Quali?

(continua a pag. 2)

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Una risposta

  1. Premettiamo quanto segue :
    che spariscano gli uomini politici del “compromesso storico “ da Moro in giù e i vari cattocomunisti che hanno approvato e mantenuto quella dottrina degli anni Settanta Ottanta che in cambio della immunità totale sul suolo italiano per ogni movimento del terrorismo arabo palestinese ha ottenuto l’immunità per l’Italia, di fatto anche non intervenendo i servizi segreti su allarmi come nel caso dell’attentato alla sinagoga di Roma…!
    È venuta fuori recentemente la prova della mancata difesa della Comunità ebraica, denunciata a suon tempo dall’ottimo Cossiga.
    Si attende che si accerti anche il coinvolgimento dei suddetti terroristi in taluni aspetti del famoso attentato alla stazione di Bologna…
    Per il bene della difficile e fragile libertà e democrazia in Italia 🇮🇹 mi auguro che assolutamente diventi capo dello stato M . D. …. (e nessuno della nomenclatura cattocomunista e i loro eredi seppure convertiti a parole ….)

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