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Cembali, arpe, liuti e … violino: la musica di Salomone Rossi

In occasione del recente Roma Festival Barocco abbiamo chiesto a Lydia Cevidalli, che vi ha partecipato, di ripercorrere per noi il significato di musica ebraica e la figura del musicista ebreo Salomone Rossi nell’ambito della musica italiana.

La violinista Lydia Cevidalli

Lydia, si può definire cosa caratterizzi la musica ebraica?

Che cosa è la musica ebraica? E’ un quesito che ha coinvolto moltissimi musicologi e che rimane tuttora senza risposta; oppure che ha tante risposte, come spesso accade quando ci si addentra nel mondo culturale ebraico. Abbiamo importanti testimonianze letterarie, principalmente dal Talmud, che ci descrivono momenti di musica e danza accompagnate da strumenti ai tempi del Santuario, ma non sono rimaste annotazioni scritte di quella musica. In centro Europa, fino all’emancipazione realizzata tra la fine del ’700 e gli inizi del secolo successivo, troviamo due chiare situazioni musicali all’interno delle sinagoghe: la cantillazione dei testi sacri, che rimaneva legata alle specifiche tradizioni ashkenazita e sefardita, e le melodie che accompagnavano i canti sinagogali, tratte o ispirate al patrimonio musicale dei popoli presso i quali gli ebrei vivano. Fuori dalla liturgia troviamo altri tipi di musica: musica per banchetti di matrimonio e musica di danza, come da tradizione presenti in tutta l’Europa ebraica, ma ancora una volta con melodie e forme musicali ispirate ai modelli della cultura circostante.

Fare musica, prima dell’emanciapazione moderna, era consetita agli ebrei?

qui e sotto: l’ensamble “Salomone Rossi” di Lydia Cividalli

Sì. Prima dell’emancipazione, l’attività di “suonatore” e “cantore” era una delle poche a cui gli ebrei erano ammessi anche all’esterno del mondo ebraico. Troviamo citati nomi di musicisti al servizio di papi e nobili, altre volte descritti in gruppi ben organizzati, come i suonatori di viola legati proprio alla figura di Salmone Rossi e alla sua famosa sorella, la cantante Madama Europa.

Ci puoi parlare di Rossi?

In Italia, Salomone Rossi (Mantova, 1570 – 1630) rimane il compositore ebreo più conosciuto e praticamente l’unico del periodo precedente l’emancipazione di cui ci siano rimaste le musiche. Ha composto musiche vocali in italiano (su testi dei più famosi poeti dei suoi tempi) e in ebraico, nonché musica strumentale. Salomone Rossi è stato un compositore molto apprezzato sia a Mantova, sia presso le corti e famiglie nobili di Ferrara, Modena e Mirandola e altre parti del Nord Italia.

Che opere ci ha lasciato?

Ispirato e consigliato dal suo patrono Leon da Modena, particolarmente attivo nell’affermare la validità della musica all’interno della tradizione ebraica e della necessità di educarsi all’arte del cantare bene, e con il supporto economico del banchiere Mosè Sullam, Salomone Rossi ha composto i Canti di Salomone – HaShirim asher liShlomo , una raccolta di 33 composizioni su testi di Salmi, Inni e parti di preghiere tratte dal Pentateuco e dai Profeti, scelti secondo un preciso disegno narrativo che, come tutte le sue opere, è stata pubblicata a Venezia, centro di eccellenza della stampa musicale nel XVII secolo. Con tutta probabilità questi canti furono eseguiti a Mantova, già prima della loro stampa veneziana  (1622-1623), nella Schola Italiana dove Modena era cantore, o forse anche nella casa veneziana di Sara Copio Sullam, o in occasioni legate a eventi e ricorrenze di studio, probabilmente su indicazione di Modena stesso. Don Harran, il più famoso studioso di questo musicista, suppone che con molta probabilità alcuni Salmi furono eseguiti anche nella sinagoga privata del banchiere Sullam, alla presenza di importanti personalità.

Che musica è la sua?

I Canti di Salomone. Venezia, 1622-23

Lo stile compositivo è molto interessante: innanzi tutto la musica è stampata con la direzione consueta da sinistra a destra, mentre il testo ebraico rimane stampato nella direzione opposta, creando qualche volta dei problemi nella determinazione della corrispondenza fra sillabe del testo e note della musica. La forma musicale è quella dello stile ecclesiastico della fine del ’500, uno stile già desueto, ma che fu probabilmente scelto per dare lustro e solennità alla composizione. In altre sue composizioni (ad es. nei madrigali), invece, Rossi compone nello stile a lui contemporaneo con anche elementi innovativi. Don Harran sostiene che l’appartenenza al mondo ebraico non gli abbia dato la possibilità di ottenere il prestigioso posto di maestro di corte, come sicuramente avrebbe meritato per le sue multiformi doti.

I Canti di Salomone non ebbero molta diffusione: l’invasione del ducato di Mantova, la peste, la fuga verso la più tollerante Venezia e complice la proibizione del mondo rabbinico verso la musica extra liturgica, i Canti furono riscoperti e pubblicati, in Francia, solo alla fine del XIX secolo.   

In Italia e in tutta l’Europa le fonti rimandano non solo a musicisti ebrei …

Nello stile della musica colta rimangono composizioni stampate nel XVIII secolo: ad esempio presso la sinagoga portoghese di Amsterdam troviamo Salmi, Inni e un intero oratorio sulla storia di Ester di Giuseppe Cristiano Lidarti, nel francese contado Venassin conosciamo il compositore Louis Saladin, invece in Italia, a Venezia, Benedetto Marcello, musicisti cristiani che compongono anche su commissione di ebrei. Altre testimonianze letterarie descrivono concerti tenuti a Praga ed esecuzioni musicali in tantissime città italiane, sempre nello stile della musica colta del XVII e XVIII secolo.

Come si sviluppa successivamente la musica ebraica?

Con la libertà che mano mano veniva finalmente concessa agli ebrei, il corso della storia musicale che accompagna il mondo ebraico cambia completamente e, in poco tempo, in tutta Europa la scena si riempie di musicisti professionisti di altissimo livello: cito solo alcuni nomi, Giacomo Mayerbeer, Felix Mendelssohn Bartoldy (per quanto diventato protestante, rimase legato alle sue radici ebraiche: le sue musiche furono subito proibite dal regime nazista e la sua statua, che si trovava davanti al Conservatorio di Lipsia da lui fondato, fu immediatamente abbattuta), il violinista Joseph Joachim, amico e collaboratore di Brahms. In seguito a questo importante cambiamento, molti hazanim, principalmente in Germania e nel Nord Europa, hanno iniziato a comporre melodie proprie per accompagnare i momenti più significativi della liturgia sinagogale e ad esibirsi in concerti nei più importanti centri ebraici d’Europa, quali Berlino, Vienna, Londra e Parigi.

Felix Mendelssohn Bartoldy

Nel frattempo, altri eventi storici hanno mosso masse di ebrei in fuga da guerre e persecuzioni in Russia e altri paesi del Nord Europa o dai Balcani, per cui melodie e musiche di danza si sono diffuse in tutta Europa e hanno affascinato e ispirato compositori importanti e conosciuti, come Gustav Mahler o Ernst Bloch, che hanno inserito alcune parti di queste melodie nelle loro composizioni. Altri, non ebrei, hanno composto melodie molto famose su invito di rappresentanti del mondo ebraico, come Max Bruch, autore del famoso Kol Nidre per violoncello e orchestra. Più recentemente, Leonard Bernstein, in Chichester Psalms e Steve Reich, in Tehillim hanno utilizzato nelle loro composizioni strumenti simili a quelli descritti nel Talmud o nel Salmo 150, quali cimbali, arpe, flauti e timpani.

Da questo punto di vista, cambia qualcosa anche con la ben più recente produzione “israeliana”?

In Israele, anche prima del 1948, il patrimonio sinagogale di tutte le tradizioni è sorprendentemente molto presente entrando nella musica pop, folk, rock e rap. Può essere una citazione più o meno breve, ma è una vena che non si esaurisce con il cambiare delle proposte musicali. Sono molto presenti anche gli strumenti dell’antica tradizione: shofar, varie percussioni quali cimbali, tamburelli così come sonagli, arpe, flauti e liuti.

Joseph Joachim

Veniamo a te. Tu hai contribuito a diffondere e far conoscere le musiche di Salomone Rossi e dedicato a lui il nome del gruppo da te fondato.

L’Ensemble Salomone Rossi nasce dopo un mio primo concerto presso la Sinagoga di Soragna (1991) dedicato al repertorio di musica colta del XVII e XVIII composto su testi ebraici.

Da allora mi sono dedicata ad approfondire (anche grazie alla collaborazione dell’Università di Gerusalemme) e a far conoscere questo repertorio. In generale ho trovato molta partecipazione ed interesse da parte del pubblico: a conclusione dei concerti, molti chiedono chiarimenti, manifestano il loro coinvolgimento emotivo, comprano i nostri CD. Fra i principali eventi, il gruppo si è esibito negli Stati Uniti con concerti, conferenze e workshop; abbiamo inciso tre CD, suonato per i concerti del Quirinale trasmessi in diretta su Radio3 e compiuto diverse trasferte e tournée in Italia e all’estero: Francia, Istambul, Amsterdam, Praga, Ravenna e recentemente nuovamente a Roma per il festival di musica barocca. Per Radio3, abbiamo registrato le musiche per la trasmissione “La stanza della Musica” mentre, nel prossimo gennaio, verrà trasmesso su Rai5 Storia un programma intitolato “Percorsi ebraici in Emilia Romagna” per il quale siamo stati ripresi durante l’esecuzione di vari brani musicali nella Sinagoga di Soragna. Infine, sempre quest’anno, ricorderemo i 300 anni dell’edizione dell’Estro poetico-armonico di Benedetto Marcello con un video e la registrazione del terzo CD dei suoi Salmi con alcuni brani di musica strumentale.

La sinagoga di Soragna.
Foto dell’Archivio della Comunità Ebraica di Parma.

Congratulazione per il tuo impegno

Grazie. L’impegno è in effetti costante e determinato nel proporre al numeroso pubblico di studenti e adulti programmi con il medesimo obiettivo: creare una diversa coscienza e conoscenza di tematiche storiche poco diffuse e troppo spesso distorte.

Visita il sito: https://www.lydiacevidalli.it/ensemble-salomone-rossi/

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