Philip Roth: enfant prodige e maestro della letteratura americana

Il grande scrittore americano “interpretato” da Elèna Mortara, esperta di letteratura angloamericana

Elèna, è nota la tua amicizia personale con Philip Roth. Nonostante le accuse di misoginia tuttora lanciate nei suoi confronti, le testimonianze di chi lo conobbe nella vita privata testimoniano di una persona curiosa, cordiale e generosa. Qual è il tuo ricordo di lui?

Elèna Mortara è docente di Letteratura anglo-americana all’Università di Roma “Tor Vergata”

Io ho un meraviglioso ricordo del pomeriggio che ho trascorso chiacchierando con Roth a casa sua a New York, il 21 dicembre 2017. Era da poco uscito, in ottobre, il primo volume dei Meridiani Mondadori dedicati alla sua opera, da me curato, e dunque mi ha accolto con la gioia e la “gratitudine” di chi si sente riconosciuto e accolto nel “Pantheon” della letteratura mondiale, quali sono i Meridiani per la cultura italiana. Uso la parola “gratitudine” non a caso, perché è quella espressami da lui, sulla copia dei Meridiani che avevo con me, dove poi ha scritto questa bellissima dedica: For Elèna Mortara in gratitude for this splendid volume. L’incontro è stato bellissimo e interessante, e poiché, col suo permesso, ho registrato una parte della nostra conversazione, il colloquio è stato in seguito pubblicato in “Philip Roth Studies”, la rivista della Philip Roth Society, nel primo numero successivo alla sua scomparsa, avvenuta purtroppo pochi mesi dopo, il 22 maggio 2018, in seguito a una operazione. Naturalmente non posso dire che la nostra sia stata una “amicizia”, come generosamente dici tu. L’ho solo incontrato in due occasioni, la prima volta nel 2013 a Newark, quando insieme agli altri studiosi membri della Philip Roth Society partecipai alla festa per il suo ottantesimo compleanno e in quel contesto ebbi la possibilità di avere un primo breve colloquio con lui; e poi in questa seconda occasione, in cui ebbi il privilegio di un lungo colloquio personale. Per quanto riguarda il suo modo di fare, non posso che confermare le doti di cordialità e gentilezza, e anche di capacità di affetto, da te citate. Quel pomeriggio, dopo le molte ore di conversazione, al momento del mio uscire da casa sua ci siamo salutati con un abbraccio. So che l’accusa di misoginia l’ha molto ferito, e credo a ragione.

Oggi viene considerato da molti critici uno dei principali scrittori americani del Novecento. Quali sono a tuo avviso gli elementi che giustificano questo giudizio?

Philip Roth. Elèna Mortara ha curato il primo volume dei Meridiani dedicati allo scrittore americano

Non è facile rispondere compiutamente a questa domanda in poche parole. È stato indubbiamente uno dei principali scrittori americani del secondo Novecento. Dapprima si è affacciato sulla scena letteraria americana come una sorta di enfant prodige, già vincitore a ventisei-ventisette anni di un prestigioso premio letterario, con la sua brillante prima raccolta di racconti Goodbye, Columbus del 1959. Poi a poco a poco, di anno in anno, per mezzo secolo fino al 2010 è andato producendo un turbinio di altri libri, prevalentemente di fiction ma anche di nonfiction, in cui ha usato la sua esperienza combinandola con la sua immaginazione per inventare personaggi e vicende che hanno raccontato il mondo contemporaneo in una grande varietà di modi, attraverso l’adozione di maschere e alter-ego, da cui si sono venute creando plurime serie di libri concatenati tra loro. Dalle confessioni del singolo, che rivela i suoi tormenti di giovane in disperata ricerca di emancipazione dall’avvolgente e oppressivo affetto materno e familiare, come in Portnoy’s Complaint, è passato a romanzi strutturalmente più complessi, in cui, sempre attraverso le vicende di personaggi, vengono rappresentati momenti diversi della storia americana a lui contemporanea; il tutto in una trentina di opere, che variano per modalità di scrittura e si interrogano sul rapporto tra verità e finzione, tra racconto di invenzione e confessione personale. È il complesso di questo insieme di scritture, frutto di una vita dedicata, appunto, in prevalenza alla scrittura, che è veramente impressionante.

Roth appartiene a una stagione della letteratura americana in cui molti scrittori ebrei, come Malamud, Bellow, Mailer (o anche i fratelli Singer, nati in Polonia ma affermatisi negli Stati Uniti), si sono fatti conoscere dai lettori di tutto il mondo. C’è a tuo avviso nella scrittura di Philip Roth un tratto prettamente ebraico?

Roth a Newark, la cittadina dove trascorse la sua infanzia

Questo straordinario filone di creatività letteraria ebraico-americana, affermatosi negli Stati Uniti del secondo dopoguerra e che ha dato vita a quello che è stato definito dalla critica come una sorta di “Rinascimento ebraico-americano”, è quello a cui ho dedicato buona parte dei miei studi, cercando di approfondire anche i precedenti più “sommersi” e meno noti di questa affascinante storia letteraria. Roth, che soprattutto nella parte iniziale della sua carriera è stato costantemente associato ai più anziani “maestri” Bellow e Malamud, è cresciuto da ragazzo in un quartiere di Newark ad altissima concentrazione di popolazione ebraica, e quel periodo iniziale della sua vita, coincidente anche, nel passaggio dall’infanzia alla adolescenza, con gli anni della II Guerra mondiale, ha inciso profondamente sulla sua formazione e sulla creatività successiva. Tutti i protagonisti delle sue opere sono, tranne che in uno o due casi, figure di ebrei: ebrei non religiosi, che vivono i drammi di una identità ebraica continuamente presente e discussa, in tutte le sue contraddizioni. Persino in uno dei due casi in cui il protagonista non è ebreo, mi riferisco al romanzo La macchia umana, costui è un professore nero che si fa passare per ebreo, e la sua vicenda viene raccontata da un narratore, il consueto Zuckerman, che ebreo lo è.

Adelphi ha acquisito i diritti a ripubblicare tutta l’opera rothiana. Da poche settimane è in libreria Operazione Shylock, che quando uscì la prima volta  passò quasi inosservato in Italia Che giudizio dai, da studiosa, di quest’opera?

Si tratta di un romanzo estremamente importante e di una incredibile attualità per le tematiche che mette in scena, per cui Adelphi ha fatto una scelta assai azzeccata nel farlo uscire proprio adesso, come secondo volume dei romanzi ritradotti e ripubblicati, all’inizio di questa grandiosa avventura editoriale. È un romanzo ambientato in Israele, che ha per protagonista lo stesso Philip Roth, immerso in un intricato gioco di situazioni in cui s’intrecciano la tematica della Shoà, il conflitto tra Israele e Palestina, il rapporto tra Israele e la Diaspora, il rischio di un nuovo sterminio antiebraico, il tema del doppio e del rapporto tra verità e finzione letteraria, il tutto in uno strepitoso gioco di voci e punti di vista diversi che Roth riesce a far convivere nelle sue pagine. In questo romanzo della maturità, complesso e di grandi dimensioni, pubblicato nel 1993, confluiscono molte delle preoccupazioni che animano la scrittura di Roth.

la nuova versione di Operazione Shylock è uscita per Adelphi

L’acquisto dei diritti ha fatto scalpore anche per la cifra sborsata, pari a circa un milione di dollari. Si tratta di un investimento che testimonia la convinzione che Roth sarà un autore letto e amato anche nei prossimi anni. Questo fa sì che già oggi possa considerarsi un classico della letteratura. Quali sono a tuo avviso i caratteri che giustificano questo suo successo?

Le ragioni possono essere molteplici e sarebbe necessario un sondaggio tra i lettori per rispondere a questa domanda. Si tratta di un autore “classico” che sa essere insieme serio e scanzonato, che si è inizialmente imposto all’attenzione dei lettori per la sfrontatezza con cui ha narrato vicende pruriginose e che, nel corso della sua lunga e ricchissima carriera, ha dimostrato molto coraggio nel mettere in scena i drammi e i conflitti che animano le esistenze umane, affrontando tematiche storiche ed esistenziali in forma sempre nuova, sperimentando varie modalità di scrittura. La sua è una narrativa che ha raccontato i drammi della vita e dei rapporti interpersonali in ben delineati contesti storici contemporanei e che unisce al gusto del racconto quello della ricerca sul modo di raccontare.

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