Uno sciopero generale per la fine della guerra

Gianluca Pacchiani, corrispondente per AFP in Israele, racconta a Riflessi la situazione nel paese dopo lo sciopero generale di ieri

Gianluca, mentre parliamo è in corso in tutto Israele lo sciopero generali. Per cominciare: da chi è stato indetto?

Gianluca Pacchiani, già corrispondente per Times of Israel, esperto del mondo arabo, oggi lavora per AFP (Agence France-Presse)

Lo sciopero è stato indetto dal comitato ottobre, che racchiude le famiglie degli ostaggi ancora prigionieri a Gaza, oltre ai familiari che hanno perso i loro cari per l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Si tratta dunque di uno sciopero collegato strettamente al forum delle famiglie degli ostaggi, che si è costituito all’indomani del 7 ottobre. Per la verità, il forum ha cercato di coinvolgere anche la Hisdarut, il principale sindacato israeliano, che però, pur solidarizzando con i familiari degli ostaggi e con le motivazioni dello sciopero, non ha aderito formalmente, affermando di non voler politicizzare la protesta. Per questo, lo sciopero ha visto l’adesione su base volontaria dei lavoratori.

Quali erano le richieste alla base dello sciopero?

Fondamentalmente, anche oggi  [ieri per chi legge, n.d.r.] si è tornati in piazza per chiedere quello che si chiede ormai da un anno e mezzo: terminare la guerra Gaza e ottenere la liberazione degli ostaggi. Lo sciopero generale ha semmai assunto una valenza maggiore, perché indetto in concomitanza con l’avvio dell’operazione voluta dal governo Netanyahu di occupare completamente Gaza e spostare gli abitanti di Gaza City.

Quali sono i risultati dello sciopero?

qui e sotto: manifestanti bloccano le strade in Israele. A fine giornata la stime sono di circa 2,5 milioni di manifestanti

Nel complesso direi che i risultati sono stati scarsi. La partecipazione maggiore si è avuta nel settore Hi-tech. Società come Winx, Meta, hanno dichiarato di aderire. C’è però da considerare che la domenica è un giorno in cui normalmente in questi settori si lavora meno. Tuttavia, la protesta sta producendo, mentre parliamo, un importante risultato: a Tel Aviv è in corso infatti una grande manifestazione, in cui sono presenti circa 150/200.000 partecipanti, sebbene la cifra non sia né confermata né smentita dalla polizia [a fine giornata, le stime si avvicineranno a 300.000 in piazza a Tel Aviv e a circa 2,5 milioni di manifestanti in tutto il paese, su una popolazione di circa 10 milioni, n.d.r.]. Certamente la piazza è strapiena e si nota l’ennesimo tentativo di consolidare il movimento e la campagna contro questa guerra.

Le manifestazioni ormai ininterrotte contro la guerra a Gaza possono portare il governo a cambiare opinione?

A mio avviso no. L’opinione pubblica manifesta contro questo governo da prima del 7 ottobre, quando si trattava di contestare la riforma giudiziaria, senza che il governo si sia mai dimostrato sensibile alle varie richieste. Per quanto riguarda invece le forze di opposizione, alcune tendenze sembrano delinearsi.

Quali?

Yair Lapid è ormai considerato, di fatto, il capo dell’opposizione. Di contro, Benny Gantz è ormai scomparso, tanto che i sondaggi ne mettono a rischio anche il superamento della soglia di sbarramento, cosicché potrebbe non entrare alla Knesset (il Parlamento israeliano). Anche Yair Golan, leader dei democratici, è attestato con un numero di seggi fra i 10 e i 12, ossia una forza di poco inferiore a quella di Lapid. Golan, in particolare, anche oggi ha affermato che Israele si libererà di Hamas quando prima riuscirà a liberarsi di Netanyahu, Smotrich e Ben Gvir.

Il convitato di pietra di tutti i suoi sondaggi però sembra essere Naftali Bennett.

Naftali Bennett ha già guidato il governo nel 2021-2022

E così. Sebbene Bennett non rilasci interviste ai media israeliani, ma solo sporadicamente a quelli esteri, tutti sanno che ha già registrato il nome del suo partito, Bennett 2026. Per ora rimane defilato, per non farsi coinvolgere nella polemica politica quotidiana, ma è probabile che anche lui si candiderà al voto.

Che cosa dicono i sondaggi al riguardo?

I sondaggi sono moltissimi e frequenti. La tendenza generale che sembra affermarsi in ciascuno di essi è che Bennett appare l’unico in grado di sconfiggere Netanyahu. Anche perché dobbiamo ricordare che in questo momento i partiti ultraortodossi hanno abbandonato il premier, uscendo dalla coalizione, o comunque abbandonando i loro posti di governo. Qualcosa sembra muoversi anche sul fronte arabo: i quattro partiti arabi stanno infatti valutando la possibilità di unirsi per non disperdere i voti. C’è però da dire che oggi il voto per il rinnovo del Parlamento israeliano, previsto per ottobre 2026, appare ancora molto lontano.

Se vincesse Bennett, uomo politico collocato a destra, continuerebbe l’azione militare a Gaza?

Yair Golan guida dal 2024 i Democratici

Credo di no. Bennett si fida di quello che suggerisce lo stato maggiore dell’esercito e lo shin Bet [il servizio segreto interno, n.d.r.]. E gli apparati di intelligence e militari israeliani concordano che ormai a Gaza non c’è più niente da fare e che la pressione militare, anche se innalzata , non sconfiggerà Hamas, piuttosto rischierà la morte degli ostaggi ancora in vita. Io credo che un eventuale governo Bennett si preoccuperebbe di interrompere l’azione militare, ritirare l’esercito da Gaza e raggiungere un accordo con Hamas, come del resto in passato fatto anche da Netanyahu.

Ma a che punto è lo stato dei colloqui per raggiungere un accordo?

La situazione non è chiara. Lo scorso mese Israele e Stati Uniti hanno lasciato Doha, dove stavano trattando da circa tre settimane con Hamas, il periodo più lungo realizzato finora. Non è chiaro se è stato Hamas ad alzare la richiesta per addivenire ad un accordo. Una interpretazione, ad esempio, è che le dichiarazioni di alcuni leader europei, tra cui Macron, favorevole al riconoscimento dello Stato di Palestina, abbiano spinto a Hamas a ritenere di avere un maggiore appoggio internazionale, e per questo ad alzare la posta.

Yaer Lapid, premier nel 2022

L’ultima domanda che vorrei farti è quella più delicata. In Italia e in generale in Occidente, si discute ormai da tempo se quello in corso a Gaza possa considerarsi un genocidio. Sappiamo che Israele è sottoposto al giudizio della Corte internazionale di giustizia, e che quindi dovremo attendere la decisione della Corte. Quello che vorrei chiederti piuttosto e se in Israele esiste un dibattito pubblico su questo tema.

Se ne parla. Tutti conosciamo le accuse mosse a Israele sul piano internazionale. Due settimane fa Betzlem, una storica ONG israeliana, ha mosso la stessa accusa a Israele, seguita da altri ONG minori. Anche se tali organizzazioni sono viste in Israele come radicali, per di più finanziate dall’estero, il tema esiste. Occorre ricordare che, dal punto di vista tecnico, il genocidio può configurarsi anche quando si voglia cancellare, se non fisicamente, anche solo culturalmente una popolazione. Dobbiamo riconoscere che alcune dichiarazioni dei ministri più estremisti del governo israeliano, nonché l’operazione che Netanyahu ora vuole realizzare, e che prevede di fatto un’espulsione quanto più ampia possibile di palestinesi dalla Striscia di Gaza, rischiano di avvicinarsi a quella definizione.

2 risposte

  1. Non capisco come terminando la guerra si potrebbero liberare gli ostaggi! Vorrei che chi lo sostiene lo spiegasse in dettaglio

  2. La guerra può terminare quando tutti gli ostaggi saranno a casa e non viceversa. Uno!
    Secondo, prendere il controllo della striscia e una necessità e non un desiderio dello Stato israeliano e non ha proprio niente di genocidiale!! Nessun vuole eliminare una cultura o una popolazione, noi vogliamo eliminare le minacce e il terrorismo, I quali si nascondo dietro a popolazione e “cultura “. E voi continuate a cascarci. Rifacciamo un po’ di ordine: Gaza era indipendente. Il 7 ottobre 2023 hanno attaccato israele e preso ostaggi. Non li vogliono restituire. Noi continueremo a combattere finché Hamas non sarà abbattuto e gli ostaggi torneranno a casa. TUTTO IL RESTO SONO CHIACCHIERE E MANIPOLAZIONI VERBALI CARO LUCA.

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