Un rav contro la solitudine

Rav Ariel Di Porto ci presenta rav Johnny Salomon e ci spiega perchè sentiremo sempre più parlare in futuro di questo giovane allievo di rav Sacks z’l’

La scomparsa di Rav Sacks z”l nel 2020 ha rappresentato una perdita significativa per decine di migliaia di ebrei nel mondo, che trovavano in lui ispirazione continua, un certo approccio nei confronti del mondo, e nei confronti della nostra splendida tradizione.

rav Jonathan Sacks (1948-2020)

I suoi numerosi volumi e le sue derashot sono dei gioielli che fortunatamente ci sono rimasti, sui quali potremo continuare a studiare e meditare. Ci vorrà del tempo per apprezzare a pieno il suo impatto e la sua influenza, perché Rav Sacks si è dedicato molto all’insegnamento e ha segnato la via, con grande anticipo rispetto agli altri, nell’utilizzo degli strumenti informatici per lo studio della Torà, ispirando molti discepoli indiretti.

In quest’anno abbiamo letto come tanti rabbini, a volte degli insospettabili, si siano detti profondamente influenzati da lui. Penso che molti di noi siano curiosi di conoscere gli allievi di Rav Sacks. Tanti di loro sono degli studiosi estremamente validi, che avremo sicuramente modo di conoscere meglio nei prossimi anni.

Ritengo che, in generale, per noi ebrei italiani sia importante sapere cosa avviene nel mondo anglosassone, dal momento che proprio per via del contributo di Rav Sacks si è sviluppato un approccio alla Torà che può essere valido per le nostre comunità, ed è degno quindi di essere investigato. Per questo motivo voglio presentare al pubblico italiano un giovane rabbino, inglese di nascita e trasferitosi in Israele con la sua famiglia da una decina di anni, di nome Johnny Solomon.

In un articolo apparso sul sito aish.com, subito dopo la scomparsa di Rav Sacks, Rav Johnny ha spiegato perché il suo maestro fosse tanto speciale: pur essendo una persona dotata di una vision incredibile, Rav Sacks apprezzava profondamente anche i più piccoli gesti umani, perché comprendeva come le piccole cose facessero parte della “poesia della vita quotidiana”; Rav Sacks aveva capito che la fede vive nelle relazioni, nel rispetto che abbiamo per il nostro partner, nel modo in cui alleviamo i nostri figli e nella maniera in cui estendiamo il nostro sentimento familiare ai vicini e agli stranieri con ospitalità e gentilezza, non nei grandi sistemi filosofici o nella ricerca del potere.

Credo che Rav Johnny abbia fatto proprio questo messaggio. Gli studiosi italiani del daf yomì lo conosceranno bene, perché spesso condivido i suoi brevi pensieri sulla pagina di ghemarà giornaliera, che ricevo ogni mattina sul telefono, sulla nostra chat WhatsApp (se qualcuno è interessato fra l’altro, mi contatti per essere inserito).

Per un breve periodo Jonathan Pacifici ha tradotto questi pensieri in italiano. Rav Johnny, o come ama definirsi #TheVirtualRabbi, ha a mio parere la dote, ahimè abbastanza rara fra i rabbini, di mostrare come lo studio del Talmud non sia un qualcosa di astruso e scollegato dalle nostre vite, ma che abbia anzi la capacità di darci degli insegnamenti nella vita quotidiana e possa mostrarci quanto avviene nel mondo ebraico, cosa che dalla nostra posizione periferica a volte ci sfugge.

Un altro motivo per cui apprezzo il lavoro di Rav Solomon è collegato alla sua attenzione al tema della solitudine, dal momento che si propone come il rabbino di chi non ha, o non può avere, un rabbino. La pandemia ha portato alla ribalta questo problema, che in realtà è da sempre presente all’interno delle nostre comunità, e che richiede in molti casi un intervento qualificato.

Mi ha molto colpito una sua offerta, presentata durante le durissime settimane del lockdown, di parlare telefonicamente con quanti erano provati per via dell’assenza di contatti umani e avvertivano il bisogno di parlare con qualcuno. Un’altra iniziativa che ho apprezzato, che risale al medesimo periodo, è stata la creazione di un gruppo WhatsApp, ora non più attivo, in cui venivano condivisi consigli di letture di argomento ebraico per non farsi sopraffare dalla disperazione di quei giorni.

Per conoscerlo meglio consiglio senz’altro di visitare il suo sito (rabbijohnnysolomon.com), che contiene l’intero archivio dei pensieri sul daf yomì, numerose derashot sulla parashat ha-shavua e sulle feste, video e articoli contenenti presentazioni di libri di argomento ebraico. Oltre al sito esistono numerosi altri canali, Facebook, Instagram, WhatsApp, YouTube.

Penso che gli ebrei anglofoni apprezzeranno molto questa giovane figura rabbinica, ad oggi non molto conosciuta, ma che a mio avviso avrà il suo meritato riconoscimento nei prossimi anni.

 

Se sei interessato a seguire il Daf Yomì indicato da Rav Di Porto, scrivi alla redazione: ti metteremo in contatto con il gruppo.

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Una risposta

  1. Interessante
    Vorrei saperne di più! leggere quanto scrive rav Di Porto.
    Come è possibile avere il contatto sulla mia mail …?

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