Un nuovo Fondo per risarcire i crimini di guerra nazisti

Il decreto legge n. 36 ha stanziato 55 milioni in 5 anni per risarcire le vittime dei crimini di guerra nazisti e i loro eredi. Ma il termine per agire scade il 30 maggio. A chi bisogna rivolgersi? E quali documenti serviranno? Che possibilità si hanno di ottenere il ristoro? Riflessi ha intervistato l’avvocato Joachim Lau, che nel 2014 ottenne dalla Corte costituzionale la sentenza che oggi ha aperto la porta a questa nuova forma di risarcimento

Joachim Lau
L’avvocato Joachim Lau ha lo studio a Firenze

Avvocato Lau, il recente decreto-legge n. 36 del 2022 ha dato una nuova possibilità per tutti coloro che hanno subito crimini di guerra da parte della Germania nazista di ottenere un risarcimento. Lei da anni tutela cittadini italiani che si trovano in questa situazione.

Sì. Nel 2004 con la causa Ferrini siamo riusciti a ridimensionare il principio di immunità e nel 2014, rappresentando alcuni cittadini italiani che erano stati deportati nei campi di lavorio tedeschi, per i quali la Germania si era sempre rifiutata di pagare il risarcimento. Ottenemmo una sentenza della Corte costituzionale, la n. 238 del 2014, che stabilì che la Germania poteva essere portata in giudizio e condannata, in contrasto con la sentenza della Corte internazionale di giustizia (CIG) del 3.2.2012.

Perché c’è stato bisogno di una sentenza della Corte costituzionale?

Perché la Germania si faceva forte di detta sentenza della CIG dell’Aja, del 2012, che aveva affermato che la Germania era immune dalla giurisdizione civile italiana per i crimini commessi dallo Stato tedesco durante la seconda guerra mondiale.

Torniamo al decreto-legge n. 36. Cosa prevede?

La Corte internazionale di giustizia
La Corte internazionale di giustizia

Istituisce un fondo di circa 55 milioni, fino al 2026, per risarcire chi ha subito crimini contro l’umanità dalla Germania.

Chi ne può beneficiare?

I diretti interessati, e tutti i loro eredi. Purché si tratti di cittadini italiani.

A quale giudice bisogna presentare la domanda?

La competenza, secondo il codice di procedura civile, è quella del giudice dove risiede o ha il domicilio il convenuto (la persona cui si chiede il risarcimento, n.d.r.). Nel nostro caso, poiché il convenuto è la Germania, per me il riferimento è il luogo dove si trova la rappresentanza diplomatica in Italia della Germania, quindi il tribunale di Roma.

Cosa occorre per avere il risarcimento?

La strada più facile probabilmente è aver già fatto causa alla Germania e averla vinta. Come ho detto, questo è possibile dopo la sentenza della Corte costituzionale.

la sede dell'ambasciata tedesca, a Roma
la sede dell’ambasciata tedesca, a Roma

Ma se qualcuno ha già ottenuto una sentenza di condanna, che bisogno c’è di questo fondo?

Sin dal 1945 e anche dopo la riunificazione la Germania, anche se condannata in Italia, si è sempre rifiutata di pagare. Il nuovo fondo è un modo con cui lo Stato italiano si sostituisce a quello tedesco e paga i debiti della Germania.

E se non si è fatto causa alla Germania fino ad ora?

Il d.l. n. 36, all’art. 43, comma 6, prevede che comunque si può introdurre una domanda giudiziale per ottenere la condanna della Germania, ma qui c’è un altro problema.

Quale?

Il termine per agire: la norma stabilisce un termine molto stretto. Appena 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge, in altre parole, questo significa che chi finora non aveva fatto causa allo Stato tedesco, e vuole usufruire di questo fondo, deve citare in giudizio la Germania entro il 30 maggio. Dopo questo termine non potrà chiedere più nulla. Spero che in sede di conversione del Decreto il termine verrà esteso o cancellato.

Torniamo alla procedura. Abbiamo detto che occorre citare in giudizio la Germania. Come si fa?

Corte costituzionale
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 238 del 2014, ha stabilito il principio per cui è possibile portare in giudizio la Germania per i crimini nazisti

Oltre a notificare un atto di citazione alla Germania, occorre notificare la citazione all’Avvocatura dello Stato.

Cosa serve per proporre una domanda giudiziale?

Serve almeno un documento che provi la deportazione forzata in Germania e, nel caso in cui siano gli eredi del deportato a far valere il diritto al risarcimento, i documenti che provino il grado di parentela e l’avvenuta successione.

Come si dimostra la deportazione?

Visto che i testimoni non ci saranno più la prova dovrebbe essere documentale: spesso gli ex deportati o i parenti hanno documenti dell’epoca. Quando i deportati sono rientrati in Italia, spesso la croce rossa ha consegnato loro un documento che attestava il rientro, oppure un visto del prefetto al confine; anche le lettere scambiate con i parenti può esser una prova valida.

Il fondo che tipo di crimini risarcisce?

militari italiani internati nei campi di lavoro in Germania. Si ritiene che oltre 1 milione di italiani furono deportati in Germania durante la guerra

Secondo la mia lettura, tutte le vittime dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal terzo Reich, purché di origine italiana, sono coperte da questo nuovo fondo. Il che però mi lascia dei dubbi: se un cittadino francese fosse stato deportato da Roma a Dachau, non potrebbe accedere a questo fondo? Ho dei dubbi che la limitazione ai cittadini italiani sia legittima.

La legge prevede inoltre che si risarciscano i fatti “compiuti in Italia”: dunque non è coperto il crimine compiuto oltre frontiera, con la deportazione nei lager?

Non è così. L’art. 43 prevede che i crimini devono compiuti sul territorio italiano o comunque in danni ai cittadini italiani. In passato abbiamo sostenuto in diverse cause civili che se l’evento-danno è avvenuto all’estero il trauma si era prorogato in Italia, quindi la persona danneggiata e i suoi eredi hanno diritto al risarcimento. In altre parole, non importa se la causa è iniziata all’estero, o viceversa. Una sentenza della Corte di giustizia europea (causa Sandoz) ha fissato questo principio.

Lei difende i deportati o i loro eredi. Quante domande ha ricevuto dal 2014?

Abbiamo avuto tante richieste, all’inizio abbiamo fatto anche cause collettive, però rispetto al numero delle vittime sono state poche.

Perché?

(segue a pag. 2)

13 risposte

  1. Il termine è breve e non ha tanto senso che ci sia un termine per una cosa che per legge non può avere nessun termine. Comunque in cambio di uno Stato che vuole pagare e reintegrare le proprie vittime, se cosi fosse la volontà dello Stato stesso, possono rigenerarsi tanta nuova fiducia e tanta nuova speranza ed è sempre da questi sentimenti che poi, può rifiorire anche la nostra società civile italiana tutta, e da questo anche la economia.
    Ed allora, sono convinto che ne trarranno poi grande giovamento, anche l’economia è valorizzate le nuove idee.
    Le idee crescono e si diffondono e si realizzano se vi è intorno un contesto di giuso rispetto umano e sociale.
    Credo sia un passo comunque molto giusto e molto meritevole, Quindi grazie a chi per affetto si è mosso di cuore perché tutto questo è moralmente assai rassicurante per tutti i cittadini Italiani. accade forse anche perché che dovesse accadere é anche scritto nella nostra costituzione; Articolo 3 comma secondo,
    Il tutto Mostra grande sensibilità ed umanesimo.

  2. Significa un ritorno al voler cooperare tutti per il bene comune non lasciando così agendo più nessuno in difficoltà e nel dolore, ed è questo di cui abbiamo bisogno in Italia, e nel mondo intero, per avere speranza e forza per il meglio che sia ottenibile per il futuro che ci attende!

    Grazie, bella mossa.

  3. Chiedo cortesemente a chi mi devo rivolgere per ottenere l’indennizzo?
    oppure che procedura seguire , grazie
    buonasera.

  4. Mio nonno è stato deportatiobed è morto in Germania puttilingen
    Ora sepolto e’sepolto a Francoforte sul Meno.
    Voglio fare domanda senza spendere un centesimo per avvocati
    Comecdevo fare?

  5. Mi permetto aggiungere al v commento che gli eredi dei deceduti , come mio padre, nei campi di rieducazione al lavoro trovano enorme difficolta’ nell’eventuale richiesta d’indennizzo , a provare la “deportazione” visto che nessun ufficio e/o archivio producono documenti idonei, salvo alcuni che dispongono le lettere pervenute dalla priginia.

  6. Mi permetto aggoungere a quanto da voi detto che la prova della “DEPORTAZIONE” e’ quasi impossibile per i deceduti nei “campi di rieducazione al lavoro” come mio padre. Tutti gli uffici e archivi non hanno e/o tifiutano di dare documrnti che provano la deportazione dei deceduti, salvo alcuni eredi che hanno ricrvuto le rare lettere dalla prigionia e/o testimoni commelitoni viventi.

  7. Buonasera,il padre di mia moglie fu deportato in Germania 3 anni.Oggi i fratelli di mia moglie hanno contattato un avvocato di Frosinone che ha affermato che possono avere il risarcimento.Ha chiesto solo 520€ x spese processuali,la mia domanda è:oggi 7 ottobre 2022 il decreto legge n°36 è ancora in vigore oppure l’avvocato vuole fare il furbetto.ho letto un po’ su internet e non ho trovato nessuna sentenza a favore dei deportati né tantomeno su il giornale il sole 24 ore. Vorrei un suo parere,La ringrazio anticipatamente.

  8. Buonasera. Sono figlia di un ex IMI, deportato in Germania per svolgere lavori forzati. Ho documenti per ricostruire il suo internamento, ma ho letto solo oggi, 16 ottobre 2022, di questa possibilità di poter chiedere un risarcimento. Mio padre se lo merita, anche se deceduto. Cortesemente mi rivolgo a lei per comprendere la corretta procedura da seguire. Posso affidarmi a lei? nei sarei onorata. Con rispetto la ringrazio e attendo cortese risposta.

  9. Mio nonno è stato deportato ho una tessera di riconoscimento che lo dimostra ,ma l’avvocato Perfetti del foro di Massa ha detto che ci vorrebbe la registrazione in prefettura,che non c’è e quindi mia madre non sarà risacita

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