Onorare il Giorno della memoria, oggi

Michele Sarfatti, storico, ci spiega perché, sulla Shoah, sia ancora così importante continuare a studiare, divulgare, fare ricerca; con un principale obiettivo: preparare le generazioni del futuro

Michele, con che animo ci apprestiamo a celebrare gli 80 anni dalla liberazione di Auschwitz in questo 2025?

Michele Sarfatti (foto: Giliola Chiste)

Non credo ci siano differenze particolari rispetto al clima degli anni passati. Il contesto in cui ogni anno celebriamo il 27 gennaio, infatti, non incide molto, perché è prevalente ogni volta ciò che ricordiamo, e non quel che accade intorno a questa data. Naturalmente mi riferisco alle celebrazioni ufficiali del 27 gennaio, perché se invece ci voltiamo a osservare la vita quotidiana, i fatti di cronaca hanno sempre una prevalenza sulla memoria. Ma, per tornare alla tua domanda, sono convinto che il 27 gennaio siamo chiamati da una legge della Repubblica – non dall’ebraismo né da una forza politica anziché un’altra – a ricordarci quello che siamo stati, o per meglio dire quello che una parte degli italiani ha fatto contro una parte della popolazione italiana. Ricordare la Shoah significa ricordare sia le vittime che i suoi perpetratori.

Qual è oggi compito degli storici nel mantenere vivo il ricordo della Shoah?

Liliana Segre

Se mi volgo al passato e lo osservo con gli occhi dello storico, devo dire che negli ultimi cinquant’anni, negli ultimi trenta, e ancor più oggi che sono trascorsi ottant’anni dalla liberazione di Auschwitz, il nostro compito è continuare a studiare e fornire le basi perché esista una memoria civica di quel che è stato. Da questo punto di vista non c’è alcuna concorrenza tra noi storici e i testimoni della Shoah: entrambi lavoriamo per scrivere e tramandare la storia di quel che è accaduto. Per noi storici in particolare lo considero un obbligo deontologico. Il grande timore espresso da Liliana Segre, che un poco alla volta la Shoah diventi una riga a margine nei libri di testo fino a scomparire è un monito che non intendo sottovalutare. Penso cioè che spetti a noi cittadini, e in particolare agli storici, il compito di impedire che questo avvenga. È un impegno che coinvolge tutti, ebrei e non ebrei; quanto a noi storici, spetta a noi il dovere di scrivere cose corrette e adeguate, nonché continuare a fare ricerca su quello che è accaduto.

A 25 anni dalle istituzioni del giorno della memoria, che bilancio ti senti di fare?

il campo di Fossoli (Mo), uno dei luoghi della Shoah italiana

Il bilancio è semplice: in questi 25 anni abbiamo assistito a 25 anni di retorica, ma anche a 25 anni di seria ricerca storica e a 25 anni di maggiore consapevolezza. Io non nego la presenza del primo aspetto, ma ritengo utile concentrarci sul secondo e sul terzo.

L’antisemitismo diffuso in questi mesi è la continuazione di quello che conoscevamo prima del 7 ottobre 2023?

È una domanda complessa. Sotto un primo aspetto, la mia impressione, anche se non sono un sociologo, è che la crescita dell’antisemitismo, di cui certamente anche io ho percezione, riguardi non un nuovo antisemitismo, piuttosto un antisemitismo che in passato era velato e che ora è uscito allo scoperto. La maggior parte degli antisemiti di oggi lo erano anche in passato, così come in questo paese certamente ci sono stati antisemiti anche il 26 aprile del 1945, subito dopo la fine della guerra. Il fatto è che queste persone prima nascondevano i loro sentimenti, mentre oggi sembra sia più facile esprimerli. Da un altro punto di vista, la novità che io registro è che l’antisemitismo, che io definisco una bestia molto pericolosa, capace di cambiare pelle e di trasformarsi da un’epoca all’altra, oggi ha un nuovo modo per stare al passo dei tempi. Mi riferisco alla tendenza a prendersela con gli israeliani e con gli israeliti, il tentativo di attorcigliarsi intorno a loro, perché ancora non gli è possibile attaccare direttamente gli ebrei, applaudendo alla Shoah.

numerose, dopo il 7 ottobre 2023, le manifestazioni contro Israele con slogan antisemiti. E in aumento i casi di antisemitismo

Cosa intendi?

Parliamoci chiaro: il vero antisemita è quello che vorrebbe poter dire ad alta voce che la Shoah è stata una cosa opportuna o addirittura utile. Per ora c’è del ritegno a dirlo, ma non a pensarlo. Anche per questo motivo, secondo me, non è giusto e non è utile disertare le manifestazioni pubbliche sulla Shoah.

Michele Sarfatti è uno degli storici maggiori sulla Shoah italiana (nella foto: uno dei suoi lavori)

L’equiparazione della guerra di Gaza a un genocidio addirittura alla Shoah che risposta sollecita allo storico?

Io sostengo che le persone che affermano questo sono l’esempio di quali frutti può produrre il pregiudizio e l’odio antiebraico, oltre che l’ignoranza. Queste persone esistono, sono pericolose, tanto più perché fanno proseliti. Per opporsi ad esse bisogna continuare a spiegare che quello che accade a Gaza non è un genocidio.

uno dei tanti cortei antisraeliani di questi mesi in Europa

Non posso però non chiederti qual è il tuo giudizio su questa guerra.

Il mio giudizio è articolato su tre punti: il primo è che tutto nasce dalla orrida strage compiuta da Hamas il 7 ottobre; il secondo è che Hamas purtroppo continua a costituire un pericolo per la sicurezza di Israele; l’ultimo, è che io auspico che la maggioranza degli elettori israeliani si dia presto un nuovo governo con persone di fiducia che lavorino con grande pazienza affinché finalmente si possa realizzare l’obiettivo di due Stati per due popoli.

Per tornare al 27 gennaio: quest’anno più che in passato alcune istituzioni ebraiche hanno espresso il desiderio di disertare le manifestazioni ufficiali.

L’ultimo libro di Michele Sarfatti, sulla persecuzione fascista degli ebrei nelle colonie (Viella, 2023)

Sono contrario. In particolare, ritengo che sia fondamentale che gli ebrei e le istituzioni ebraiche siano presenti a due tipi di cerimonie. La prima è quella in cui partecipano le istituzioni: i comuni, le regioni, il governo, la magistratura e in generale lo Stato; la seconda è quella dove partecipano gli studenti. Fammi dire che in particolare ho a cuore gli incontri con gli studenti, che in ogni generazione hanno bisogno di conoscere e di comprendere, sia loro che i professori che li accompagnano. Non trovo giusto tradire o deludere quelle attese. Del resto, la legge che istituisce il Giorno della memoria dedica una particolare attenzione alle iniziative che dovranno essere intraprese nelle scuole: finché quella norma sarà in vigore, non si potrà ragionare del Giorno della memoria senza pensare anche al bisogno di conoscenza della gioventù del nostro paese.

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