Karl Marx e le radici dell’antisemitismo moderno (anche a sinistra)
Manuel Disegni, giovane filosofo torinese, si è interessato alle radici moderne dell’antisemitismo. Con lui abbiamo provato a confrontare il pregiudizio di fine Ottocento con quello attuale
Possiamo ricostruire, in grande sintesi, le principali cause dell’antisemitismo a sinistra registrate dalla fine dell’Ottocento, partendo dai tuoi studi su Karl Marx?

Penso che l’antisemitismo moderno sia un fenomeno molto specifico, ma niente affatto isolato. Non si tratta semplicemente di un problema che affligge l’ordine sociale instauratosi nel XIX secolo in Europa, bensì di un suo prodotto caratteristico e inseparabile. È una manifestazione – forse la più eclatante – dei limiti e delle contraddizioni propri di quell’ordine.
Ci fai capire perché?
Finché lo intendiamo soltanto come una difficoltà parziale nel rapporto della società moderna con la sua minoranza ebraica, oppure come semplice, ennesima apparizione di un odio antichissimo e sempre identico a se stesso, lo fraintendiamo. L’evoluzione storica della “questione ebraica” nella società borghese – dai primi intoppi e passi indietro nel processo di emancipazione degli ebrei iniziato con la Rivoluzione francese fino al tentativo, messo in atto durante la Seconda guerra mondiale, di emancipare il pianeta dagli ebrei – è un indice del fallimento del più vasto progetto di emancipazione universale dell’uomo pensato dall’illuminismo e attuato dalle rivoluzioni moderne. L’antisemitismo e la Shoah non possono essere compresi separatamente dal processo che ha condotto allo sfacelo totale della civiltà europea.
Eppure, l’età moderna affonda le radici nell’illuminismo, cui molta parte della sinistra e del pensiero liberale ancora oggi si ispirano.
Per ragioni non immediatamente evidenti, il XIX secolo non ha realizzato le speranze di libertà, uguaglianza e fratellanza nella società che il precedente gli aveva consegnato in eredità. Per le masse – finalmente liberate dalle forme tradizionali del dominio sociale, personali e dirette, ma sottomesse ora a nuovi meccanismi astratti e impersonali, non però meno oppressivi – quella promessa di felicità in questa vita è rimasta una menzogna. È questa l’origine della collera cieca della collettività (in cui propriamente consiste l’antisemitismo moderno): tanto del suo impulso distruttivo, quanto del bisogno di rivolgerlo contro una minoranza incolpevole.

Cosa intendi per “collettività”?
Parlo di “collettività” perché il fallimento dell’emancipazione moderna è un’esperienza storica che riguarda l’intera società e che dunque si riflette lungo il suo intero spettro politico. Perciò trovo la distinzione fra antisemitismo di destra e di sinistra poco produttiva. Alcuni preferiscono vestire l’antisemitismo di retorica conservatrice, altri di retorica progressista, alcuni di argomenti religiosi, altri di argomenti scientifici, fra questi alcuni usano argomenti economici e sociali, altri antropologici e biologici. Ma sospetto che si tratti di differenze poco più che lessicali, che alla base vi siano le stesse ragioni. Vi è tanta protesta sociale nell’antisemitismo “di destra” quante tendenze regressive nell’antisemitismo “di sinistra”. La causa principale dell’antisemitismo moderno è la crisi della società moderna. Marx è un autore che ha qualcosa da insegnare a questo proposito.
Il giovane Marx scrisse in effetti un’opera intitolata “Sulla questione ebraica” (1844), che gli varrà a lungo come prova a carico del suo antisemitismo. Nel tuo “Critica della questione ebraica” (Bollati Boringhieri) mi sembra che tu esprima un giudizio più articolato.
L’opera di cui parli è una recensione. Che non si tratti di uno scritto antisemita, ma al contrario di una critica delle posizioni antisemite espresse nel saggio recensito, risulta evidente a qualsiasi lettrice dotata di quanto basta di onestà intellettuale e sense of humor. Per mostrarlo non serve un libro. Nel libro che ho dedicato a questo tema ho cercato di non dilungarmi troppo a spiegare la battute di spirito contenute in quel testo del giovane Marx (si sa che le battute, spiegate, fanno poco ridere). Semmai ho mostrato che la preoccupazione per l’antisemitismo crescente nel cuore della società moderna e secolarizzata, liberale e industriale, ha accompagnato Marx molto oltre quella polemica giovanile e costituisce un motivo di massimo rilievo anche negli studi economici della maturità e nell’analisi del modo di produzione capitalistico.
Qual è stato il contributo di Marx a comprendere le radici moderne dell’antisemitismo?

Ha insegnato che “non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza”. Per una risposta più dettagliata, consentimi di rimandare al libro di cui sopra, che ti ringrazio molto di avere ricordato.
Luciano Lama, segretario della Cgil, nel 1982 affermò in un’intervista che poiché la sinistra si riconosce nei valori dell’antifascismo, per definizione non può essere antisemita. E così, mentre l’antisemitismo della destra è un dato storicamente comprovato, mi sembra che ci siano ancora molte resistenze a riconoscere un antisemitismo che nasce a sinistra. Condividi questa impressione?
Non ne sono sicuro. Si danno diversi gradi di percezione del rischio ma credo di avere motivo di sperare che uno studente di sinistra medio del 2026 abbia una visione meno ingenua di quella espressa da Luciano Lama nel 1982. Direi così: chi si spinge a negare “per definizione” la presenza di tendenze antisemite nella sinistra sa meglio di tutti gli altri che non è vero.
Vorrei infine provare a esaminare la situazione attuale, compito certo non facile per gli storici, i quali per definizione studiano il passato. Partirei da una constatazione: dopo il 7 ottobre 2023 le società occidentali hanno conosciuto quasi immediatamente una fiammata di forti pregiudizi e ostilità verso Israele e gli ebrei. I casi di antisemitismo sono aumentati e anche il nostro Paese non è stato immune dal fenomeno. È facile individuare nella sinistra radicale – una volta si sarebbe detto extraparlamentare – molte (anche se non tutte) delle voci che alimentano questo pregiudizio. Nelle forme di antisemitismo attuali, vedi qualche forma di continuità con quelle che tu hai studiato?
Più che della “radicalità” della sinistra considero le tendenze antisemite che la attraversano come indici del suo conformismo. Né mi pare che le cose dentro il Parlamento stiano molto meglio che fuori. Quanto al confronto fra l’antisemitismo moderno e quello contemporaneo, direi che troverei più promettente provare a indagare le differenze. Penso che la conoscenza storica di un oggetto stia nella conoscenza delle sue trasformazioni, mentre invece la continuità e l’identità sono gli elementi propri del mito. Come semplice spettatore o contemporaneo (ebreo) mi pare di poter constatare, per non sottrarmi del tutto all’ultima domanda, che l’antisemitismo continua a prosperare, oggi come allora, nell’assenza di un progetto di emancipazione politica, sociale, umana più credibile.
