Gaza: la guerra, la fame, il futuro di Israele

Con Roberto Della Rocca facciamo il punto sulla guerra che ormai dura da quasi 22 mesi, senza sbocchi a breve

Roberto, da settimane qui in Europa osserviamo le immagini della guerra a Gaza, ascoltando e vedendo scene di profondo dolore, con una popolazione stremata, senza più comprendere che logica abbia l’azione militare del governo Netanyahu.

Roberto Della Rocca, oggi dirigente dei “Democratici”, guidati da Yair Golan

Innanzitutto dobbiamo tener presente che oggi Israele è un paese in pieno trauma, perché non dobbiamo dimenticare gli ostaggi che ancora sono prigionieri a Gaza. Quando, speriamo presto, gli ostaggi saranno liberati, allora diventeremo un paese in una situazione post traumatica, il che significa che abbiamo davanti un lungo percorso per uscire dagli effetti prodotti dal 7 ottobre. Per quanto riguarda la situazione attuale, la percezione che noi abbiamo in Israele di questa guerra è diversa da quella che si ha al di fuori. Premesso che le notizie che arrivano dalla striscia sono diffuse soltanto dalla stampa autorizzata da Hamas, è comunque vero che la situazione umanitaria negli ultimi tempi si è così aggravata che anche In Israele si comincia a ragionare su come uscirne. E così, se molte delle notizie che trapelano sono false o accresciute ad arte, ormai anche in Israele i mass media cominciano a diffondere ampie notizie sulla situazione a Gaza, che evidentemente non può essere una semplice invenzione di Hamas. Negli ultimi giorni, ad esempio il giornalista responsabile per la questione palestinese di Channel 12, molto stimata e costantemente in contatto con i gazawi, ha ampiamente commentato la situazione umanitaria a Gaza.

Qual è l’opinione che sta emergendo?

L’impressione che si ha è che siamo arrivati ormai a livelli di emergenza che neppure il governo di Netanyahu voleva raggiungere. Le cause di questo disastro sono molte. Innanzitutto i posti di distribuzione del cibo, che si sono rivelati sbagliati da un punto di vista logistico, e conseguentemente compromettono la distribuzione dei viveri. Oggi, se non sei un uomo in buone condizioni fisiche, non puoi riuscire a caricarti sulle spalle un sacco di circa 18 chili e farti alcuni chilometri a piedi per tornare alla tua famiglia. Inoltre, i contractor americani sparano fumogeni per disperdere la folla, e questo produce vittime, molte delle quali calpestate. In poche parole, oggi anche l’opinione pubblica israeliana è consapevole della fame che si soffre a Gaza, anche se probabilmente le notizie sulle morti di fame non sono fondate. Io mi auguro comunque che questa emergenza spinga il governo israeliano sulla strada dei negoziati.

A Gaza le condizioni umanitarie sono ormai al collasso

Eppure, le notizie degli ultimi giorni sono che la delegazione è israeliana e quella americana hanno abbandonato Il Qatar, interrompendo ancora una volta le trattative per un cessate il fuoco.

Sono questioni complesse. In Occidente probabilmente date una lettura per cui la responsabilità è di Israele, eppure occorre ricordare che Hamas è profondamente diviso. C’è la dirigenza politica, che vive tra il Qatar e la Turchia , e poi c’è la dirigenza militare, rimasta a Gaza. Quest’ultima è quella che alla fine detta le condizioni per una trattativa, ed è ancora animata da un profondo sentimento fondamentalista islamico, che rende impossibile al momento raggiungere un accordo.

Ci puoi far capire qual è il motivo del contendere?

il problema principale della situazione è legato al fallimento del sistema di distribuzione del cibo, che ha sostituito quello dell’UNRWA

Purtroppo sono molti. La prima offerta di base non è mai arrivata agli israeliani e agli americani perché lo stesso Qatar l’ha considerata improponibile. La seconda proposta è considerata inaccettabile da Israele. Hamas chiede la liberazione di 200 ergastolani per ogni ostaggio vivo. Ricordo che parliamo di persone sottoposte a un processo equo che ha accertato la loro responsabilità, diretta o come mandanti, in fatti di sangue. Equiparare 200 di queste persone a un ostaggio che aveva come unica colpa quella di ballare al Festival di Nova il 7 ottobre è inaccettabile. Israele è disposta ad arrivare fino a 120 ergastolani per ogni persona viva, ma non oltre. Inoltre Israele chiede una misura di assoluto buon senso: che si crei una fascia cuscinetto di circa 1 km tra il confine israeliano e Gaza, una striscia in cui a nessuno può essere consentito di entrare, questo per evitare la possibilità di un altro attacco come quello del 7 ottobre. Terzo, Hamas chiede il ritiro di Israele di principali assi viarie della Striscia di Gaza. Infine, Hamas contesta la distribuzione degli aiuti come avviene ora, semplicemente perché tutti sappiamo che attraverso il controllo della distribuzione del cibo Hamas riesce a incamerare grandi ricchezze taglieggiando i gazawi, rivendendo il cibo a prezzo maggiorato. Non è una novità che anche in questo momento, mentre i gazawi soffrono la fame, i magazzini di Hamas siano stracolmi.

Questo è un altro aspetto che da fuori Israele facciamo fatica a comprendere. Come è possibile, infatti, che dopo quasi due anni di guerra si possa parlare ancora di magazzini controllati di Hamas?

il capitano Amir Saad e il sergente Inon Nuriel Vana sono le ultime vittime israeliane a Gaza

Vedi, oggi Hamas riesce ancora a controllare tra il 45 e il 50% del territorio della striscia. La verità è che ci sono zone in cui Israele non è mai entrata. Se avesse voluto svolgere un lavoro davvero efficace avrebbe dovuto agire fin dall’inizio in modo diverso: conquistare un quartiere alla volta, e una volta liberato da Hamas darlo in gestione ad ANP, assicurandosi l’impossibilità per Hamas di ritornare a controllarlo. Una discussione del genere non si è mai avuta nel governo israeliano, anche perché la guerra è ciò che mantiene in sella Netanyahu, che quindi ha interesse a prolungarla, anche a costo di distruggere la democrazia israeliana.

Qual è la situazione politica oggi in Israele?

Una parte del governo, quella più estremista, che fa capo a Ben Gvir e a Smotrich, sostiene convintamente il progetto della riconquista e dell’annessione di Gaza. Per quanto riguarda il Likud, alcuni ministri, dimostrando la loro totale incompetenza, hanno parlato di annessione solo per fare propaganda, in modo del tutto irresponsabile, contribuendo all’isolamento internazionale di Israele. Per quel che riguarda i partiti degli ultraortodossi, in realtà essi vorrebbero che fosse loro garantita solo una cosa: continuare a fare la loro vita separata dal resto del paese. Alcuni parlamentari eletti da questi partiti hanno però sostenuto Ben Gvir anche contro il parere dei loro rabbini. Attualmente i sondaggi danno Smotrich in caduta libera, mentre Ben Gvir conterebbe su un numero di parlamentari fra 6 ed 8. Sono paragonabili ad Hamas: come Hamas vuole la morte di tutti gli israeliani, di tutti gli ebrei, e in prospettiva di tutti i cristiani, questi estremisti guidati da Ben Gvir vorrebbero l’occupazione di tutta la striscia e l’allontanamento di tutti i palestinesi.

Ben Gvir

Cosa pensi dell’iniziativa del presidente Macron, che a settembre riconoscerà lo stato di Palestina?

Non c’è alcuna novità in questa iniziativa. Ad oggi la maggioranza dei paesi nel mondo riconosce lo Stato di Palestina, senza che questo abbia mai contribuito a risolvere la questione. Come sai, io sono del tutto favorevole alla nascita di uno stato palestinese, la proposta di Macron certo non mi scandalizza, anche se penso che la strada migliore sia arrivarci attraverso degli accordi di pace sostenuti dalla comunità internazionale e che prevedano la smilitarizzazione di uno stato palestinese. L’effetto di questo annuncio è che oggi le destre israeliane gridano al tradimento, ma di fatto non cambierà nulla. Oggi i palestinesi hanno un loro inno, una loro bandiera, rappresentanze diplomatiche in tutto il mondo. Per quel che riguarda la reazione israeliana, la sinistra democratica è da sempre a favore della nascita di uno stato palestinese, seppure alle condizioni che ti ho detto. Quanto al Lieberman, lui rappresenta una destra laica, contro gli ultraortodossi, ma per il fatto che vive in Cisgiordania forse sarebbe contrario. Infine, per quel che riguarda i partiti di centro, semplicemente non esistono. In Israele da molti anni si tenta la creazione di una forza politica che stia al centro dello schieramento: in passato ci ha provato Sharon e poi Livni. In realtà questi partiti hanno vita molto breve.

Netanyahu nel suo ultimo viaggio a Washington

Una questione che è stata poco affrontata sui giornali italiani e quella relativa all’arresto di oltre 40 israeliani con l’accusa di spionaggio.

Se il Mossad ha dimostrato un’eccellente capacità di penetrazione tra i nostri nemici, questa operazione ha altrettanto dimostrato la capacità dello Shin Bet, ossia dei servizi segreti interni, di controllare il nostro territorio. In realtà, va detto che le persone arrestate sono state attratte semplicemente dall’offerta di soldi che hanno ricevuto per fotografare luoghi sensibili nel paese. A mio giudizio, si tratta non di vere spie, ma di figure meschine che per soldi si sono vendute.

L’ultima domanda che vorrei farti è sul futuro di Israele , in particolare se ritieni che la situazione così grave in cui il paese vive possa perlomeno avvicinare il momento delle elezioni politiche.

La Corte suprema israeliana

È evidente che il governo israeliano si sta sfaldando, e che rimane insieme solo a causa del conflitto, e del fatto che siamo entrati in un periodo di sospensione dei lavori parlamentari che durerà fino al mese di ottobre. Oggi alcuni ministri sono usciti dal governo, seppure non dalla maggioranza. Il governo di fatto è azzoppato e Netanyahu ha come unica garanzia di sopravvivenza l’appoggio di Trump. È per questo che io, seppure a malincuore, credo che l’unico che possa fermare oggi Netanyahu è Trump. Non certo l’Europa, né l’Italia. Ci resta da sperare che i negoziati per un cessate il fuoco facciano passi avanti. Oggettivamente alcuni progressi ci sono stati, ma il futuro è molto incerto. Per quel che riguarda la situazione interna, noi oggi rischiamo che il paese si trasformi come l’Ungheria, ossia un paese dove le garanzie democratiche sono sospese o ridimensionate. Ad oggi la polizia è già nelle mani di Ben Gvir, lo Shin bet subisce lo stesso attacco, forse lo stato maggiore dell’esercito riesce ancora a resistere. Oggi il vero baluardo a difesa della democrazia israeliana è il sistema giudiziario, certo intaccato, ma ancora forte. E il perno su cui si poggia è la Corte Suprema d’Israele. Non è un caso che fin dall’inizio Netanyahu ha cercato di lederne l’indipendenza. Per questo, se domani disgraziatamente il progetto andrà in porto, Israele non sarà più lo stato democratico che noi abbiamo conosciuto, e subirà un declino fortissimo. Senza democrazia, infatti, dal paese andranno via coloro che hanno contribuito alla sua ricchezza: tutto il settore dell’innovazione tecnologica emigrerà altrove. Pensa che, ad esempio, già oggi a Larnaca esiste una comunità di oltre 6000 israeliani, rispetto ai 1000 che c’erano appena un anno fa. Questo è lo scenario che temo di più: un Israele impoverito, destinato a trasformarsi in un paese mediorientale come tutti quelli che la circondano. In un paese del genere, neppure io vorrei più vivere.

3 risposte

  1. Molto, molto interessante. In Italia le informazioni su tutta la situazione sono ridotte solo alla critica di Israele…

  2. Della Rocca parla di un paese psttramauticp dopo che sara terminata la riconsegns degli ostaggi.
    Avrebbe dovuto essere il.primo passo da compiere dopo il 7 ottobtr.
    Perche il governo non l.ho ha fatto?
    Perche nom.ha mai dato retta alle manidestazxini dosperate dei parenti
    Delle delle vittime?
    Perche ne ha lasciato morire moltisslmi
    Per dare la caccja ad Hamas ?
    Perche’ sncora oggi tergiverssno sui numeri dello scsmbio.?
    Gli ostaggi sono stati la merce di scambio che serviva al governo dove in primo.ministro ha pochi appoggi e molti ricatti dai partiti di restrema destra che vogliono realjzzare uno stato non demcratico a loro uso e consimo.
    Mi chiedo come sia stato possibile e fscile r
    ealizzare questo piano,nato.von ls morte di rabin ucciso da un giovane al grido d”i Dio lo vuole”.
    Ci meraviliamo della paplabile crescita del antisemtismo nel mondo
    Ma se per secoli siamo .stati accusati di tutto come possiamo nasconderci oggi, che uno ststo ebtaico uccide miglisia persone colpevoli solo di essereer
    palestines,i non generi i un odio profondo verso ogni persona che si dichiari ebreo?

Rispondi a Fausta Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi:

L'ultimo numero di Riflessi

In primo piano

Iscriviti alla newsletter