Uno spirito tenace contro le ingiustizie

Alberto Di Consiglio ricorda Carla Di Veroli nel giorno dell’ultimo saluto

Alberto, da quanto tempo conoscevi Carla?

Alberto Di Consiglio

È difficile dirlo. Carla è una di quelle persone che le conosci da sempre. Purtroppo ci ha lasciati presto, ma, come moltissimi altri, ricordo il suo impegno civile e politico, per la Memoria non solo di quello che è accaduto nel ‘900, ma contro ogni ingiustizia e discriminazione. Carla era una diga a oltranza contro tutti i revisionismi e i negazionisti, era da sempre a favore di Israele, spesso anche andando contro il suo partito e la sua area politica, che è sempre stata a sinistra. Era talmente legata a Israele che aveva espresso il desiderio di voler fare l’Alyà, come aveva fatto suo figlio.

Ce la puoi descrivere?

Per come l’ho conosciuta io, era una persona di ideali cristallini, senza compromessi, incorruttibile nei suoi principi. Si vantava di essere una vera “ebrea di piazza”, come me e decine di altri ragazzini degli anni ’50 e ’60 era nata  in Piazza, e lì aveva vissuto. Oggi sono solo in pochi che possono dire avere le stesse origini. Anche per questo aveva legami fortissimi con la tradizione dell’ebraismo romano.

Che rapporti avevi con lei?

Mi invitava in incontri di partito, associazioni, o per iniziative legate a mio padre (Moretto, n.d.r.). Ci sentivamo molto spesso, sapevo che, allo stesso modo si confrontava con altre decine di persone ogni settimana, i contatti erano molteplici, e la gente le voleva bene per quello che era. Nel periodo di lockdown ci chiamavamo tutti i giorni.  Ricordo la sua risata così solare, che ti metteva allegria. Carla scherzava molto, era estrosa, vivace. E poi era schietta, diceva quello che pensava anche ai suoi amici politici. Se c’era qualcosa che non le piaceva lo diceva apertamente.

Ci parli del suo impegno politico?

Il suo impegno politico c’è da sempre, fin da ragazza. È difficile sintetizzare. Al centro direi che c’è la tutela della Memoria, non quella formale lasciata ai libri di storia, ma un ricordo vivissimo. Vedi, Carla riconosceva i segnali del revisionismo del fascismo del sovranismo, e lottava per i più deboli: i rom, gli immigrati, i gay.  Viveva il suo impegno come una militanza all’interno delle istituzioni, sia ebraiche che nazionali. Per la memoria della zia (Settimia Spizzichino, n.d.r.) ha fatto cose eccezionali. Per difendere questa Memoria era informatissima, stava spesso sui social; se qualcosa le sfuggiva, in poco tempo recuperava ed era immediatamente operativa nelle sue denunce. Che si trattasse di Israele, di antifascismo, di razzismo, non abbassava mai la guardia. C’è da dire che condannava anche gli estremi a sinistra, se contrari a Israele. Carla non faceva sconti a nessuno.

C’è un episodio particolare che vuoi ricordare?

sostenitori di Alemanno il giorno della sua elezione a sindaco

Ora me ne vengono in mente due. Il primo riguarda l’elezione a sindaco di Alemanno. Anche lei, come molti di noi, fu colpita delle bandiere con la celtica issate sulle scale del Campidoglio il giorno dei risultati. Dopo poche settimane ci accorgemmo che c’erano neofascisti e neonazisti sistemati in posti di comando, sia dentro il Campidoglio che nelle aziende pubbliche. “Certo non li ha delusi” commentò Carla. Decidemmo allora di denunciare la cosa. Ci mettemmo assieme anche a Guido Coen, in quei tempi assessore nella Cer, e coinvolgemmo due figure importanti della comunità: Adolfo Perugia e Piero Terracina. Piero instancabile testimone della Shoah, Adolfo era il presidente dell’associazione “Miriam Novich”, la combattente del ghetto di Varsavia; a 14 anni Adolfo era con una la brigata partigiana a combattere i nazifascisti a Roma, e durante la guerra dei 6 giorni entrò a Gerusalemme che ancora si sparava.

Cosa faceste?

(continua a pag. 2)

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