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Ritornati in Italia, a Milano, noi figli vivemmo in una famiglia e un ambiente dai forti sentimenti antifascisti. La tradizione del socialismo liberale dei Rosselli era ovviamente molto presente in famiglia. Però era anche un ambiente molto ebraico. Io, per esempio, ho frequentato l’asilo ebraico, poi la scuola pubblica, ma sempre studiando cultura ebraica: durante le elementari con la maestra Jacchia, poi per il bat-mitzva con rav Friedental, e in seguito seguendo corsi con il rabbino Aldo Luzzatto e Joseph Colombo. Con l’israeliano Avraham Paska invece ho studiato l’ebraico, che più tardi ho cercato di apprendere anche presso l’Ulpan Akiva in Israele, a Netanya. Mia madre frequentava l’Adei. Io avevo tra i miei amici coetanei ebrei e non ebrei.

Mortara con G. Amato e I. Zamir

In questo contesto, come nasce il tuo impegno intellettuale?

Il ginnasio e il liceo l’ho fatto al “Parini”, militando nel circolo studentesco Salvemini di Milano. Collaboravo con “La Zanzara”, la rivista del “Parini”, e lì ho scritto i miei primi articoli. Poi ci fu l‘Università. Scelsi di studiare, alla Statale di Milano, Lingue e letterature straniere, specializzandomi in Letteratura inglese e americana; il mio grande maestro è stato Agostino Lombardo. Nella tesi, cominciai ad affrontare il tema del contributo ebraico alla letteratura americana.

Quand’è che sei stata in America la prima volta?

Ero ancora all’Università, al secondo anno. Mio fratello aveva già trascorso un anno da studente liceale negli Stati Uniti con l’American Field Service, vivendo presso una famiglia ebraica di Brooklyn, molto impegnata nel movimento per i diritti civili; io nel 1964 l’accompagnai per un viaggio coast to coast. Abbiamo attraversato gli Usa, fu un’esperienza molto formativa.

Che però non ti distrasse dal rafforzare i tuoi legami col mondo ebraico italiano.

una delle pubblicazioni di Mortara

No, certo. Al primo anno di università incontrai il mio futuro marito, Sergio Di Veroli, che poi determinò anche il mio trasferimento a Roma. Ci siamo incontrati al Kadimah, un’associazione giovanile ebraica, che lui aveva contribuito a fondare. Ero arrivata a Roma per un convegno internazionale di studi economici di mio padre. Era durante Pesach, noi Mortara festeggiavamo sempre con grande intensità questa festa, con canti in cui si mescolavano le melodie delle diverse tradizioni familiari, romana, modenese, piemontese e quella ashkenazita di mia mamma. Quella volta andai per il secondo Seder al Kadimah. Quando uscii per la prima volta con Sergio, lui mi invitò a pranzo dai suoi, volendo rispettare le regole alimentari per Pesach, così… fui subito accolta in casa dalla sua famiglia.

Qual è il tuo legame con l’ebraismo romano?

Ho avuto un incontro molto felice con la comunità, perché Sergio, con cui mi sposai ancor prima di laurearmi, era molto inserito, era stato un protagonista nei movimenti giovanili, diventando poi anche consigliere della Comunità Ebraica di Roma e in seguito Presidente della Consulta. Perciò ho vissuto con molta facilità questo ingresso. Del resto, si sa: la comunità può essere accogliente se ci sono contatti diretti, altrimenti l’esperienza può risultare molto diversa.

Mi descrivi la comunità di quegli anni?

(Continua a pag. 3)

3 risposte

  1. Mi chiamo Simonetta Villoresi. Mia madre si chiamava Clarissa Mortara figlia di Filippo Mortara e Maria Fulcheri. Siamo cugini di Edgardo Mortara io in terzo grado. Ho tante lettere di Edgardo di quando ormai viveva stabilmente in Belgio nell’ Abazia dove poi mori e anche di Paul Isaah ,suo grandissimo amico, che ha scritto molto su di lui su l’ Ehco de Lourdes. Mi piacerebbe tanto conoscere questa parente e mostrarle alcuni documenti inediti.
    Io ho scritto un libro su di lui ” Il silenzio di Edgardo Mortara” ma anche alcuni sue interessanti opinioni in un altro libro sempre scritto da me dal titolo ” Vite Straordinarie” se Elena mi manda il suo indirizzo glieli spedisco volentieri nella speranza di poterla conoscere di persona.
    Simonetta Villoresi
    P.s. mia sorella diede i nostri nomi al figlio di una amica della mamma ( ora mi sfugge il nome) Che cercava per Steven Spielberg i parenti pou prossimi di Edgardo.

  2. segue l’ altro commento.
    Ecco, mi e’ tornato in mente il nome dell’ amica della mamma il cui figlio venne alla villa per intervistarci. Berta Wolf
    Simonetta Villoresi

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