Con il 7 ottobre cresce la distorsione e la negazione della Shoah
Dani Dayan dirige lo Yad Va Shem: a lui abbiamo chiesto come i fatti del 7 ottobre stanno cambiando la percezione e lo studio della Shoah
Dottor Dayan, lei è il presidente dello Yad Va Shem, l’istituzione che forse più al mondo si occupa di preservare lo studio della Shoah e contrastare ogni forma di antisemitismo. Secondo lei gli eventi del 7 ottobre sono paragonabili alla Shoah?
Sento spesso persone che fanno un paragone tra il 7 ottobre e la Shoah, ma si tratta di due eventi completamente diversi. Se è vero che ci sono alcune somiglianze – la crudeltà, l’intento genocida, persino alcune delle immagini che abbiamo visto – è però importante non equiparare le due cose. I crimini commessi il 7 ottobre non sono della stessa portata della Shoah. Ed è sbagliato fare il paragone perché oggi abbiamo uno Stato ebraico indipendente e non siamo in balia degli altri.

La guerra a Gaza contro Hamas ha causato molti feriti e morti anche tra i civili. Alcuni paesi hanno chiesto alla Corte internazionale di giustizia di condannare Israele per genocidio. Pensa che accusare Israele di genocidio sia una forma di antisemitismo?
Israele è stato costretto a una guerra che non voleva. Hamas ha la piena responsabilità di aver trasformato Gaza in un campo di battaglia e di essersi insediato tra i civili, e Israele ha il diritto e il dovere di proteggere i propri cittadini e smantellare questa minaccia omicida. Le accuse secondo cui Israele starebbe commettendo un genocidio sono infondate e costituiscono una pericolosa distorsione del termine. Abbiamo persino sentito paragoni tra le azioni militari di Israele e i crimini nazisti, il che è una grave distorsione della storia.
È possibile distinguere tra una critica valida nei confronti di Israele e l’antisemitismo?

L’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), di cui Israele è attualmente presidente, opera un’importante distinzione nella sua definizione di antisemitismo. Ovviamente possono esserci critiche legittime nei confronti di Israele, purché siano simili alle critiche mosse contro qualsiasi altro Paese. Ma introdurre due pesi e due misure, negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione e opporsi all’esistenza stessa dello Stato di Israele è certamente antisemita. L’inquietante ondata di antisemitismo che sta investendo il mondo, sottilmente mascherata da “antisionismo”, non è in realtà una novità. È l’ultima manifestazione dell’odio velenoso contro gli ebrei che ha afflitto la civiltà nel corso della storia.
In Europa in effetti assistiamo a un forte aumento dell’antisemitismo, sia contro lo Stato di Israele che contro il popolo israeliano e quello ebraico. Questo la preoccupa? Cosa possiamo aspettarci in futuro?

Abbiamo assistito a manifestazioni rabbiosamente antisemite e anti-israeliane in tutto il mondo: nelle strade, nelle università; questo è certamente preoccupante. L’epicentro si trova nel mondo accademico, dove gli studenti rischiano di essere indottrinati da attori ostili che cercano di negare la legittimità dello Stato ebraico e ne sostengono lo smantellamento. Anche se questo fenomeno è iniziato ben prima della guerra a Gaza, da allora ha assunto una nuova portata. È un’eredità vergognosa. Guardando al futuro, questo è ciò che rende il nostro lavoro più importante che mai. È fondamentale sensibilizzare il più ampio pubblico possibile sulle reali minacce rappresentate dall’antisemitismo incontrollato e, per estensione, dalle richieste di fine dello Stato ebraico. L’antisemitismo in tutte le sue forme deve essere affrontato nella sua fase iniziale, altrimenti si trasforma in qualcosa di mostruoso.
Secondo lei, queste nuove espressioni di antisemitismo, sia in Europa che in molti altri paesi, potrebbero indebolire la memoria della Shoah? E, se sì, come possiamo affrontare il rischio?

In realtà stiamo già assistendo alla pericolosa tendenza alla distorsione, alla banalizzazione, all’inversione e all’uso improprio dell’Olocausto. Ecco perché Yad Vashem sta investendo molto in nuovi progetti educativi, mostre, ricerche e iniziative per garantire che la memoria dell’Olocausto rimanga prominente e autentica. Stiamo aprendo il nostro primo Centro educativo fuori da Israele, in Germania, che contribuirà a educare le nuove generazioni. Ciò evidenzia anche la necessità di organizzazioni come l’International Holocaust Remembrance Alliance, che riunisce 35 paesi membri e nove organizzazioni internazionali, per garantire che gli eventi e le lezioni dell’Olocausto non vengano dimenticati.
Leggi l’intero numero speciale: [pdf-embedder url=”https://riflessimenorah.com/wp-content/uploads/2025/10/Riflessi-numero-7-ottobre-2025-1.pdf” title=”Riflessi numero 7 ottobre 2025″]
Una risposta
Quando sono stati letti in un giorno i nomi dei bambini palestinesi uccisi in questa guerra, non ho potuto che pensare allo Yad Vashem. Quanto all’antisemitismo, gli ebrei italiani che vanno a braccetto con gli eredi del fascismo mi sembrano affetti da una grave amnesia. Dalla mia infanzia ho simpatizzato per Israele, e conosco bene il contributo dei grandi intellettuali ebrei alla cultura italiana e la infame complicità tra fascisti e nazisti. Oggi, mentre gli ostaggi tornano a dalle loro famiglie, mi rallegro. Ma penso anche a una guerra nata giusta e proseguita in barbarie, che non ha risparmiato medici ospedali ambulanze. Davvero Israele non poteva fare questo. D’ora in avanti sarà un paese normale, senza specificità. Un paese che ha potuto essere normalmente disumano: e se gli studenti perfino giovanissimi si ribellano, non è davvero il caso di additare le università e i licei come fomentatori di antisemitismo. Continuerò a combatterlo l’antisemitismo, in qualsiasi forma si presenti. E intanto mi chiederò che cosa avrebbero detto di Israele e dell’atteggiamento della maggioranza degli ebrei italiani oggi Primo Levi e Franco Fortini.