Balagan 2026: L’amore, o del disordine
Anche quest’anno è in corso a Firenze la rassegna culturale “Balagan Caffè”. Sara Ferrari, che ha tenuto uno degli incontri in programma, ci parla del tema affrontato quest’anno

Che un festival intitolato Balagan – parola persiano-ebraica che significa “disordine, scompiglio, confusione” – scelga proprio l’amore come filo conduttore della sua quattordicesima edizione non è un paradosso. È, piuttosto, una dichiarazione di metodo. Perché l’amore autentico non abita l’ordine: vive nelle contraddizioni, si insinua nelle crepe, resiste là dove sarebbe più semplice dividere, semplificare, prendere posizione una volta per tutte. In un tempo che preferisce gli slogan all’ascolto, trasforma le differenze in trincee e vede riaffiorare antiche e nuove forme di antisemitismo, scegliere l’amore significa opporre la conoscenza alla superficialità, la complessità alla paura.
Da quattordici anni, ogni estate, il Giardino della Sinagoga di Firenze diventa il luogo di questo incontro. Musica, letteratura, cinema e pensiero si intrecciano senza gerarchie, in uno spazio che fa del confronto la propria cifra. E mentre il festival, promosso dalla Comunità Ebraica di Firenze nel solco del tema scelto per la prossima Giornata Europea della Cultura Ebraica, entra nella sua fase conclusiva, vale la pena ripercorrere il cammino già compiuto.
L’edizione si è aperta il 18 giugno muovendo, significativamente, dal rovescio dell’amore. Marcello Flores e Giovanni Gozzini hanno, infatti, discusso la nuova edizione italiana del Mein Kampf, nella convinzione che interrogare le radici dell’odio sia già una forma di responsabilità civile. A seguire, Stefano Saletti, Gabriele Coen e la Banda Ikona, con Mediterranima, hanno restituito l’immagine di un Mediterraneo inteso non come frontiera, ma come spazio di incontri, contaminazioni e memorie condivise.

È toccato poi a me accompagnare il pubblico in Forte come la morte è l’amore, l’antologia che prende il titolo proprio dal celebre versetto del Cantico dei Cantici e attraversa la storia dell’amore nella tradizione ebraica, dalla Bibbia alla poesia contemporanea. Le letture di Lavinia Rosso hanno dato corpo alle parole, mentre Maddalena Scagnelli e il gruppo Enerbia hanno riportato alla luce gli antichi canti nuziali dell’Appennino, dove l’amore continua a essere esperienza comune e memoria viva.
Con l’arrivo di luglio, letteratura, musica e cinema si sono intrecciati. Rocco Coronato ha esplorato la figura di Shylock e le ambiguità del Mercante di Venezia, accompagnato dall’Ensemble Lucidarium, che ha fatto rivivere la Venezia del ghetto. Il grande schermo ha invece portato lo sguardo sul presente con Of Dogs and Men, (titolo originale in ebraico: Al klavim veanashim, film docudrama del 2024 diretto dal regista israeliano Dani Rosenberg. La pellicola, girata nel novembre 2023, appena un mese dopo gli eventi del 7 ottobre, direttamente nei luoghi reali della tragedia, affronta in modo immediato e le drammatiche conseguenze emotive e sociali degli attacchi di Hamas in Israele, n.d.r.). Al termine della proiezione, Tamar Tal (fotografa israeliana e regista pluripremiata di documentari, che vive e lavora a Firenze, n.d.r.), e la cantante Noa si sono confrontate sulle parole con cui oggi raccontiamo i sentimenti, la perdita e la speranza.

Restano ora gli appuntamenti che guardano più da vicino al presente. Graziano Delrio rifletterà sul rapporto tra antisemitismo e responsabilità civile, prima dello spettacolo di Matteo Corradini, Proserpina: la memoria è un tranello, dedicato all’Iran contemporaneo. Due settimane più tardi, il 30 luglio, Rocco Rosignoli racconterà l’amore attraverso le canzoni dei grandi autori ebrei d’America; e sullo stesso palco prenderà forma un gesto che vale più di molte dichiarazioni: la musicista iraniana Arezoo Rezvani e l’israeliana Liron Meyuhas suoneranno insieme, affidando alla musica ciò che spesso la politica non riesce più a dire. Con l’estate ormai matura, il 6 agosto, rav Gadi Piperno accompagnerà il pubblico nelle letture mistiche del Cantico dei Cantici, con le musiche di Davide Casali. Infine, il 27 agosto, Alberto Cavaglion chiuderà il percorso tornando all’amore nella letteratura ebraica italiana del Novecento, a partire dalla scrittura di Italo Svevo, mentre Channa Malkin e Itzak Elias (celebre coppia di musicisti classici, formata da Channa Malkin, pluripremiata cantante soprano ebreo-olandese, e Itzak Elias, eccezionale chitarrista classico, vincitore del prestigioso Dutch Music Prize, n.d.r.) saluteranno il pubblico con il repertorio delle antiche canzoni sefardite.
Ogni sera, inoltre, un’ora prima degli spettacoli, dalle 19.30, il giardino si anima con Balacast, il podcast dal vivo di Enrico Fink, Laura Forti, David Pacifici e Adam Smulevich: libri, attualità, cinema, musica e perfino sport si incontrano in una conversazione aperta, capace di trasformare l’attesa in un ulteriore spazio di dialogo.
Quello che resta, alla fine, non è una definizione dell’amore, ma un suo esercizio: fatto di molte voci, di lingue diverse e di incontri inattesi. Ed è forse questa la promessa di Balagan: ricordarci che amare, prima ancora che un sentimento, è un modo di stare al mondo e tenere aperto il dialogo proprio dove sarebbe più facile chiuderlo.
Leggi tutto il numero: Riflessi luglio-2026