L’Ebraismo italiano visto da casa

Il 14 dicembre tutte le 21 comunità ebraiche sceglieranno i 49 componenti del prossimo Consiglio Ucei. Dai loro 45 voti complessivi, e da quello dei 3 rabbini scelti tra i nomi indicati dall’Assemblea rabbinica italiana, dipenderà l’elezione del prossimo presidente. Abbiamo così chiesto ai presidenti di 4 comunità ebraiche un loro parere sul futuro del prossimo consiglio.

 

Enrico Fink: L’Ucei vista da Firenze

Raggiungo al telefono Enrico Fink tra una data e l’altra della sua ultima tournée teatrale. Artista assai noto, animatore del festival Balegan che si tiene ogni estate a Firenze, Fink guida la sua comunità all’insegna del dialogo e del pluralismo.

 Enrico, come verrà scelto il delegato della comunità di Firenze al prossimo consiglio Ucei?

Enrico Fink, musicista, presidente della comunità di Firenze dal 2020

Fino ad oggi la comunità di Firenze effettuava delle elezioni per individuare il proprio rappresentante presso l’Ucei. Questa volta invece faremo come quasi tutte le altre piccole comunità, ossia sarà il consiglio a individuare il proprio delegato. Si tratta di una scelta che si spiega perché lo sforzo organizzativo che richiede l’indizione di elezioni mal si concilia quando la scelta del delegato Ucei, in una piccola comunità come la nostra, avviene in un momento diverso da quello del rinnovo dell’intero consiglio. Stavolta sarà dunque il consiglio della comunità di Firenze a dover individuare come proprio rappresentante una figura aderente agli orientamenti che prevalgono al suo interno. Sarà dunque una scelta in cui dovrà emergere il rapporto fiduciario fra il delegato e l’intera comunità.

Quali sono dal tuo punto di vista le priorità che il prossimo consiglio dell Ucei dovrà affrontare?

Sono tante e tutte difficili. È evidente come oggi ci troviamo di fronte a una situazione di particolare gravità e difficoltà. Vorrei qui evidenziare le esigenze delle piccole e medie comunità, le quali hanno bisogno di una politica che metta al primo posto lo sviluppo, la crescita e la difesa delle piccole realtà ebraiche italiane, in un contesto che altrimenti rischia di essere dominato dalle grandi comunità di Roma e di Milano. Quel che forse si fa difficoltà a percepire nei grandi centri di presenza ebraica in Italia, è come la cultura e la storia ebraica del nostro paese passa per le tante piccole comunità sparse sul territorio. Io credo che preservare questa realtà significhi anche mettere in sicurezza il futuro dell’intero ebraismo italiano. Questa priorità richiede oggi, ancora più che in passato, immaginare politiche proattive e non di semplice conservazione. Occorre dunque rinnovare l’attenzione verso i giovani ebrei italiani, fornire servizi alle piccole comunità, aiutarle a fare rete tra loro, garantire un continuo sostegno alle attività culturali. Tutto ciò si inserisce in una difficoltà sia sul piano nazionale che internazionale evidente. Questo è un altro tema su cui il prossimo consiglio Ucei dovrà confrontarsi. Voglio dire che le pressioni che arrivano dal Medio Oriente si riflettono anche nelle piccole e medie comunità, che ad esempio hanno un continuo bisogno di sostegno nei loro rapporti con le istituzioni locali. Un tema che a Roma e a Milano forse non si percepisce come dovrebbe è che anche le piccole e medie comunità ogni giorno si confrontano con le istituzioni locali, dove operano maggioranze politiche diverse, ed hanno l’esigenza di tenere aperti canali istituzionali di comunicazione e al tempo stesso difendere la propria identità e il sostegno a Israele. Lo stesso tema del rapporto e del dialogo, per niente facile, si pone con la società civile. Oggi ogni tensione che si registra a livello nazionale e internazionale produce un’onda che si propaga fino in periferia. Infine, pensa anche al rapporto con il mondo associativo in generale. Mi riferisco sia ai rapporti con le altre religioni, che con quegli enti che hanno punti di evidente legame con l’ebraismo italiano. Penso cioè a tutte le associazioni che difendono la memoria antifascista di questo paese e che oggi hanno rapporti molto difficili e logorati con l’ebraismo italiano. Anche questo sarà un tema da affrontare, perché non è pensabile recidere ogni rapporto di collaborazione con soggetti nati dalla lotta al nazifascismo. In definitiva, Io credo che l’ebraismo italiano non possa isolarsi né dalla società civile né dalle istituzioni. È evidente al tempo stesso che oggi scontiamo la difficoltà di farci ascoltare di fronte ad un’opinione pubblica polarizzata, pensa soltanto alla narrazione che i media e i social hanno fatto del conflitto a Gaza. Infine, un’altra priorità è quella della lotta all’antisemitismo. Anche qui, dobbiamo evitare la polarizzazione che ci imporrebbe di schierarci da una parte o dall’altra della politica. Al contrario dobbiamo essere capaci di difendere le ragioni dell’esistenza dello Stato di Israele, sapendo al tempo stesso rappresentare anche la varietà di opinioni e di posizioni che nella società israeliana si manifestano quotidianamente.

Quali sono a tuo avviso le caratteristiche che dovrà possedere il prossimo presidente Ucei?

alcune immagini del Balagan, a Firenze ogni giovedì fino a settembre

Per quello che ho detto finora la prima qualità che dovrà possedere sarà quello di saper comunicare bene. Inoltre dovrà operarsi per valorizzare le tante opinioni presenti dentro l’ebraismo italiano. Dovrà essere un presidente, o una presidente, in grado di favorire il dialogo e la convivenza tra opinioni diverse. Si tratta di un elemento fondamentale, ad esempio per coinvolgere i nostri giovani. Tutti devono sentirsi rappresentati dentro la prossima Ucei, nessuno dovrà sentirsi escluso. La ricchezza dell’ebraismo italiano, in fondo, è proprio questa: conservare idee diverse, testimonianza di una realtà viva. Io credo che non dobbiamo avere paura di far emergere tale pluralità. È anzi la migliore garanzia contro ogni rischio di polarizzazione che a volte ci viene chiesta dall’esterno.

Livia Ottolenghi è la candidata presidente per Ha Bait. Qual è il tuo giudizio a riguardo?

Non ho un’esperienza diretta di Livia, non avendoci mai lavorato assieme. Ma per quel che riguarda l’attività svolta finora, per le dichiarazioni che ha sempre pronunciato, nonché fidandomi del giudizio di chi la conosce, mi sembra che Livia abbia le qualità che indicavo prima. Sono perciò molto fiducioso nel ruolo che saprà svolgere e nella sua figura di presidente dell’Ucei.

 

Riccardo Joshua Moretti: l’Ucei vista da Parma

Parma è una piccola comunità che vanta una tradizione lunghissima in una città sede del secondo teatro italiano e che ogni anno devolve all’Ucei una quota dell’8 per mille superiore del 33% al numero dei propri iscritti. A guidarla è Riccardo Joshua Moretti, affermato artista internazionale. A lui abbiamo chiesto un giudizio sul prossimo consiglio Ucei.

Riccardo, come sceglierà il suo delegato Ucei la comunità di Parma?

A Parma verrà riunito il consiglio e contemporaneamente verrà indetta un’assemblea degli iscritti, in cui ricorderemo i criteri generali per la composizione del consiglio Ucei, poi apriremo un dibattito per individuare alcune priorità e urgenze dei prossimi anni, in modo che il delegato possa rappresentarle al meglio. Ricordo che il consiglio di Parma è formato da 3 consiglieri, e al suo interno si effettuerà la scelta. Finora il consiglio si è sempre affidato alla mia esperienza maturata in questi anni.

Quali sono per te le prossime priorità da mettere in agenda?

La prima riguarda la comunicazione, oggi fondamentale. Dobbiamo essere in grado di far sentire di più e meglio la nostra voce. Po, serve una maggiore attenzione contro l’antisemitismo, oggi diventato di nuovo pericoloso; occorre dunque aiutare le comunità a gestire questa emergenza. Infine, occorre che all’interno del consiglio le commissioni di lavoro siano tutte attive, e che la presidenza ascolti il loro lavoro e consenta la realizzazione dei vari progetti proposti.

Tu siedi in consiglio da molti anni. Secondo te quali devono essere le qualità del prossimo presidente?

Intanto dovrebbe essere in grado di ascoltare le esigenze che provengono dai territori, da tutte le 21 comunità. Inoltre deve avere una esperienza che gli consenta di assumere una dimensione sia istituzionale che internazionale. Infine, serve possedere una capacità di ascolto e una visione per guardare all’ebraismo italiano nel contesto nazionale e internazionale. Insomma, deve saper elaborare proposte per rafforzare l’ebraismo italiano, e per far questo serve una visione aperta e la volontà di condividere metodo e azioni. Naturalmente, poi deve assumersi la responsabilità di fare sintesi e prendere una decisione.

Livia Ottolenghi è la candidata presidente di Ha Bait. Che giudizio hai di lei?

il teatro Regio a Parma

Il giudizio è semplice: Livia ha una grande esperienza, è leale, ha svolto un ruolo fondamentale in questi anni. Inoltre sa presentarsi al mondo esterno. Io penso che lei darà spazio alle varie voci che generalmente l’Ucei ha dentro di sé, facendo poi sintesi. Spero che ascolti molto non solo l’aria romana, ma che ci sia un assessorato alle piccole e medie comunità e che venga ascoltato in modo attento, perché l’ebraismo italiano è presente e si esprime su tutto il territorio nazionale.

 

Raffaella Petraroli Luzzatti: l’Ucei vista da Genova

Raffaella Petraroli Luzzatti guida da circa due anni una storica comunità ebraica. Anche a lei abbiamo chiesto un giudizio sul prossimo consiglio.

 Come sceglierà il suo delegato Ucei la comunità di Genova?

Sarà designato fra le candidature pervenute dal consiglio di Genova sulla base della sua partecipazione attiva alla vita della comunità, alla sua disponibilità a partecipare alle riunioni del Consiglio UCEI per portare le istanze della comunità in UCEI e riportare in comunità le attività e i progetti UCEI, condividendo peraltro pienamente le nostre idee e convinzioni.

Quali sono per lei le prossime priorità da mettere in agenda?

Le priorità per la nostra comunità sono: promuovere attività per i giovani, importanti in particolare per fare incontrare i giovani con quelli di altre comunità; attività di assistenza rabbinica ramificati, con incontri e limmud più in presenza che on line; coltivare un rapporto con Israele equilibrato, ma intenso, attraverso notiziari frequenti su eventi e manifestazioni di ogni tipo in Israele.

Secondo lei quali devono essere le qualità del prossimo presidente?

L’empatia e il rapporto continuativo con le piccole comunità. Inoltre serve capacità di ascolto e pragmatismo per la soluzione dei problemi.

Livia Ottolenghi è la candidata presidente di Ha Bait. Che giudizio ha di lei?

Conosco indirettamente Livia attraverso mia cognata Daria Luzzati Guastalla che è stata co-presidente ADEI a Roma in anni passati con la mamma. Conosco quindi i suoi legami anche famigliari con l’Ebraismo italiano, che ha sempre frequentato attivamente e coerentemente secondo i principi che sono anche quelli della Comunità di Genova. Penso che possa continuare la gestione sulla traccia della presidenza precedente su cui i giudizi positivi non possono che essere riconfermati in pieno.

Sandro Temin: l’Ucei vista da Napoli

Sandro Temin è uno dei consiglieri Ucei di maggiore esperienza. Napoletano, guarda al mondo ebraico dalla periferia nobile di una importante e vivace comunità, avamposto ebraico nel meridione. Da oltre due anni la comunità si avvale inoltre di una rav di grande esperienza come Cesare Moscati. Importante è allora vedere come una comunità “di frontiera” guarda alle prossime elezioni Ucei.

Sandro, come avviene la nomina del consigliere Ucei in rappresentanza della comunità ebraica di Napoli?

Napoli è una piccola comunità che non effettua elezioni per la scelta del proprio consigliere. Come da statuto Ucei, il regolamento della nostra Comunità prevede così che sia il consiglio a effettuare la nomina. Per tale motivo, il consiglio viene appositamente riunito e al termine di una discussione fra i presenti vengono avanzate delle possibili candidature, fino a che viene effettuata la scelta. Lasciami aggiungere che in una piccola comunità come quella napoletana, in cui davvero ci sentiamo e ci comportiamo come una famiglia, anche la scelta del consigliere UCEI viene svolta cercando di ridurre le formalità.

Quali sono i temi su cui una comunità piccola come quella di Napoli richiede dall’UCEI maggiore attenzione?

I punti fondamentali che vorrei rappresentare nel prossimo consiglio dell’Ucei sono due: un maggiore impegno per le politiche giovanili e una maggiore attenzione nel rapporto con i rabbanim. Si tratta probabilmente di temi che accomunano non solo Napoli, ma tutte le piccole comunità. Da un lato, le politiche giovanili sono sempre più necessarie, perché attraverso lo sviluppo delle attività giovanili riusciamo a garantire il presente e il futuro delle nostre comunità. Anche i rabbini sono fondamentali, con la loro attività di coordinamento e la loro vicinanza, al fine di realizzare e migliorare i servizi cultuali e culturali di cui necessita ogni comunità. L’esempio è proprio la comunità di Napoli, che dispone di numeri piccolissimi, per di più su un territorio metropolitano molto esteso, e che tuttavia riesce sempre, o quasi, a garantire il minian a ogni shabbat. Questa credo che sia la cartina di tornasole che ci conforta sulla vivacità della comunità di Napoli e sul suo avvenire.

Tu sei il decano dell Ucei, con molti anni di consigliature alle spalle. In base alla tua esperienza, qual è l’identikit ideale del presidente Ucei?

Il tempio della comunità ebraica di Napoli

Frequento l’Ucei da molti decenni, e devo dire che i presidenti dell’unione che ho avuto modo di conoscere sono sempre stati dei giganti, perché anche se non lo erano all’inizio del loro mandato, lo sono diventati con l’impegno e il lavoro quotidiano. Essere presidente dell’Ucei significa assumere un ruolo che da grande prestigio ma richiede grandi capacità. In questo momento abbiamo appena terminato una consiliatura che, come la precedente, è stata gestita da una presidente, Noemi Di Segni, che ha espresso un impegno quotidiano inimmaginabile, per qualità e quantità offerti all’ebraismo italiano. Per questo, credo che sarà difficile trovare una persona che si prodigherà con tanta disponibilità. Questo significa che il prossimo presidente dell’Ucei dovrà saper creare una squadra affidata, ossia una giunta entro cui distribuire gli incarichi in maniera tale che ciascun componente possa aiutare il presidente a svolgere al meglio il proprio ruolo.

La lista Ha Bait, che Riflessi sostiene, presenta Livia Ottolenghi come candidata presidente. Posso chiederti che giudizio hai di lei?

In due parole direi che Livia è una persona splendida. Forse proprio perché ha lavorato in questi anni alle politiche giovanili, ho avuto modo di seguire la sua attività da vicino. Anche in consiglio ho sempre apprezzato la sua presenza attiva. Sicuramente, se verrà eletta presidente, Livia potrà manifestare le sue capacità anche nel ruolo che io auspico possa esercitare.

Leggi tutto il numero speciale: Riflessi numero 10.12.25

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