Un Festival verde finalmente di gioia

Letizia Fargion per il quinto anno organizza a Gerusalemme un Festival green, quest’anno in concomitanza con la liberazione degli ultimi ostaggi superstiti al 7 ottobre

Letizia, per il quinto anno, da un idea di  Nomi Tzur, hai realizzato il festival “Verde Dentro e Fuori”, svolto a Gerusalemme (dall’8 al 10 ottobre). Quest’anno il festival è stato segnato da un evento che tutti attendevamo da due anni: l’accordo che ha portato, dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, i rapiti e sopravvissuti a casa. Innanzitutto: che aria si respirava nei giorni del festival, quando l’accordo era nell’aria ma non ancora firmato?

Letizia Fargion

Siamo abituati a vivere costantemente una routine molto intensa dove i sentimenti e sensazioni sono molto forti, sia quando si tratta di attese di notizie importanti come la restituzione degli ostaggi, sia quando le notizie sono poi controverse e magari deludenti… Durante Succot era nell’aria una sensazione pietrificata;  gli israeliani hanno come una self defense a non credere che ci sono dei cambiamenti fino a che non avvengono realmente. Il festival è stato prodotto a cavallo delle giornate campali e la tensione era alta per l’attesa sperando con tutto il cuore che questa volta la notizia fosse vera…. E quando è avvenuto mi aspettavo balli e canti per strada, ma stranamente non ho avvertito aria di festa ma come di glaciazione, come se non credevamo ai nostri occhi come se non fosse vero. Il momento che secondo me ci siamo lasciati andare è stato a “simchà Torà”, vicino a casa mia a rechov aza, cioe la via dove vive Bibi Netanyahu, per due anni ogni venerdì sera si è organizzata la kaballat shabbat nella tenda degli ostaggi, una tefillà organizza alla “meglio” per strada, senza fronzoli e sedie imbottite, una tefillà che comunicava alle famiglie degli ostaggi solidarietà umana. Ecco a simchà Torà, abbiamo organizzato nello stesso posto la tefillà ballando e cantando a più non posso, chiudendo il cerchio di due anni di tensione, delusione, pianti e finalmente balli.

Israele, oltre ad essere un paese leader nell’innovazione tecnologica, è dalla sua nascita costretta a combattere per la sua sopravvivenza. In questi due anni la guerra ha pesato moltissimo sull’intero paese. In un contesto così difficile, non potrebbe sembrare quasi superfluo pensare alla difesa dell’ambiente?

qui e sotto: immagini dell’Israele “verde”

Assolutamente sì. Qualsiasi tema che non sia difesa, ostaggi, soldati al fronte, costi della guerra, costi legati alla ricostruzione dopo la guerra fisici e psichici,  sembrava e sembra ancora superfluo. Non necessario sull’immediato, quindi non importante per questo governo. Ma, per fortuna, ci sono cittadini  a cui l’ambiente e non solo quello è tema caro e capiscono che il rispetto per esso è il rispetto per la natura, la creazione e  la terra, è in realta il rispetto dell’ uomo per se stesso e per il suo habitat. Vi è una grande forma di attivismo popolare per la tutela dell’ambiente ed è proprio quell’attività che vogliamo premiare e innalzare attraverso il festival.

Il festival, come detto, è arrivato alla quinta edizione. Che temi avete approfondito quest’anno?

Vi sono infinite sfaccettature…. per me è importante puntare sull’educazione dei bambini. I bambini sono in grado di influenzare la generazione prima e dopo di loro, abbiamo affrontato il tema dello spreco e imparato a come consumare meno con due meravigliose iniziative: a)mezilot mazaon, volontari salvano dal mercato generale alimenti che non sono esteticamente perfetti ma idonei a essere consumati, salvano tonnellate di frutta e verdura ogni giorno; b) imaot lo ogrot mercatini di scambio di vestiti usati per bambini; c) visita guidata alla sifria leumi sul tema dell’architettura eco sostenibile; d) conferenza sull’inquinamento della luce, lo sapevate che Israele è il paese dopo Singapore più inquinato dal punto di vista dell’illuminazione, cioè è molto acceso, ad es. Eilat che ha la barriera corallina più a nord di tutto il mondo è molto accesa è può influenzare negativamente I suoi coralli. Abbiamo studiato anche con ing. Del paesaggio quali sono le soluzioni, per ridurre l’impatto sulla luce notturna sul mondo della fauna e flora. Grazie anche alla onlus che ho fondato, “tikva yeruka” (speranza verde, n.d.r.), da tempo in Israele si sta avviando una campagna di sensibilizzazione sulla necessità di una coscienza ambientale nel paese. Eppure, da sempre Israele è attenta a ogni innovazione tecnologica in questo senso, penso ad esempio alle tecniche di irrigazione o al rimboschimento.

A che punto è l’attuazione delle politiche ambientali in Israele?

In Israele come su altri temi la cosa è controversa…. In un senso vi sono studi e start up per soluzioni e miglioramenti della vita a livello scientifico, d’altra parte una carenza di volontà politica di apportare modifiche legislative ed è effettivamente quello che manca. Perché se c’è una volontà e parte della  popolazione è pronta ad assorbire questa cultura, ma ora c’è bisogno di leggi di regole.

Hai già qualche idea per il prossimo anno?

Certo!!! Abbiamo in programmazione un festival a Haifa, siamo in contatto con il comune di Beer Sheva, ramat gan e I kibbuzim intorno alla striscia che hanno un gran bisogno di attenzioni, coccole e diversivi, forse il ritorno al contatto con la natura e la sua difesa è parte di un percorso terapeutico.

(in primo piano: un’immagine del Kibbutz Sasa, nel verde nord di Israele)

Leggi l’intero numero: Riflessi numero 7 novembre 2025

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