Noi e Gaza

A due anni dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2024, “Riflessi” dedica un numero speciale a quel giorno e a tutto quello che ne è seguito

Sono ore di attesa, queste che stiamo vivendo.

Dopo due anni dalla strage più grave nella storia dello Stato di Israele è possibile che le trattative che si aprono oggi a Sharm El Sheikh – alla presenza, tra gli altri, dell’incaricato di Trump per il Medio Oriente, Witckoff, di una delegazione israeliana e di una di Hamas, guidata da quel Khalil al-Hayya che solo poche settimane fa Israele aveva invano tentato di uccidere a Doha – possano concretamente avviare dei negoziati credibili che fermino le armi e riportino a casa gli ostaggi ancora vivi e i corpi di quelli che non sono sopravvissuti alle torture e alle sofferenze prodotte loro da Hamas.

Ad attendere gli sviluppi del negoziato sono in tanti: Israele, il mondo arabo, gli Usa, la Russia, le cancellerie europee; qui in Italia c’è attesa anche in molti di coloro che da settimane manifestano in centinaia di migliaia contro la guerra a Gaza.

A osservare quel che accade in Israele e a Gaza è anche l’ebraismo della diaspora. Gli ebrei italiani, in particolare, osservano da mesi con preoccupazione l’ampio movimento che sfila sventolando le bandiere palestinesi.

Sarebbe sbagliato qualificare tutto il movimento come antisemita e filo islamico, o peggio filo islamista. Certo, al suo interno esistono chiaramente vene, più o meno espresse, profondamente ostili a Israele, all’idea di una convivenza fra due popoli, ma anche a tutti gli ebrei. Alcuni striscioni esibiti con sfrontatezza e molti slogan scanditi testimoniano un viscerale antisemitismo, oltre a una grande ignoranza sul conflitto Israelo-palestinese, sulla reale natura di Hamas, e sulla pluralità di opinioni che attraversano la società civile israeliana. Come se non bastasse, l’aumento degli episodi di antisemitismo riporta la memoria degli ebrei italiani a un passato non troppo lontano, in cui sentimenti altrettanto ostili a Israele e agli ebrei fecero da preludio all’attentato di matrice palestinese alla sinagoga di Roma del 1982, di cui ricorrerà tra poco l’anniversario.

E tuttavia, se molti, troppi, sono i segni di un pericolo che cresce, al tempo stesso quel movimento esprime anche un desiderio del tutto comprensibile: che la guerra cessi, che si torni alle trattative, che la speranza possa trovare un terreno per rifiorire.

Tutto questo sarà possibile, innanzitutto, se in Egitto si troverà l’accordo per riportare a casa gli ostaggi. Quanto al nostro paese, quel movimento che oggi si esprime ancora troppo frequentemente con slogan e un’ideologia sbagliata e pericolosa, diverrà davvero credibile quando riuscirà a riconoscere la necessità di una soluzione equa, condannando tutti gli estremismi, tutte le violenze, e non tollerando al proprio interno alcuno sprazzo di antisemitismo, alcun fiancheggiamento del terrorismo islamico.

“Riflessi”, in questi due anni, ha cercato di informare i suoi lettori offrendo il punto di vista di politici, storici, studiosi dell’antisemitismo, giornalisti, in generale donne e uomini della cultura, in Italia e in Israele. Riteniamo infatti che un episodio così grave come quello del 7 ottobre abbia segnato non solo la storia di Israele e del Medio Oriente, ma abbia nuovamente riaperto una frattura mai del tutto sanata tra gli ebrei italiani e parte della società italiana, in particolare con la sinistra, la quale storicamente si rifà a ideali di giustizia sociale e di uguaglianza che consentirono a lungo a molti ebrei italiani di riconoscersi al suo interno.

Nel numero speciale che presentiamo oggi abbiamo cercato ancora una volta di dare spazio a opinioni in grado di aiutarci a decifrare i tempi così difficili e duri che ci troviamo a vivere.

Attraverso le voci di Angelica Calò, Dani Dayan, Ferruccio De Bortoli, Flavia Fratello, Michele Sarfatti, Janiki Cingoli, Gabriele Segre e del cardinale Zuppi, vi proponiamo l’analisi di questi due anni da diversi punti di vista: quello di chi in Israele ha sempre lavorato per la pace, quello di chi opera nei media italiani, quello di chi dirige la più grande istituzione mondiale di studio sulla Shoah, quello di due attenti osservatori delle dinamiche geopolitiche che operano in Medio Oriente, quello di uno dei maggiori studiosi dell’antisemitismo fascista, e, infine quello di uno degli uomini di Chiesa oggi più autorevoli.

Speriamo che la festa di Sukkot, che questa sera gli ebrei di tutto il mondo festeggeranno, oltre a ricordarci la precarietà del nostro vivere e, al tempo stesso, la fiducia nel Cielo che non deve mai abbandonarci, ci porti dall’Egitto, terra così simbolica per l’ebraismo, notizie di libertà per chi oggi è ancora prigioniero a Gaza.

Leggi l’intero numero speciale: [pdf-embedder url=”https://riflessimenorah.com/wp-content/uploads/2025/10/Riflessi-numero-7-ottobre-2025-1.pdf” title=”Riflessi numero 7 ottobre 2025″]

 

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