A Bologna la comunità ebraica apre la strada del dialogo e della pace

Daniele De Paz, presidente della comunità locale, spiega a Riflessi cosa lo ha spinto a firmare una lettera appello con il cardinale Zuppi

Daniele, nei giorni scorsi sei stato protagonista di una iniziativa per la pace con il cardinale Zuppi: una lettera appello per la fine della guerra a Gaza.

una vista di Bologna

Innanzitutto vorrei definire il contesto in cui questa iniziativa è maturata. Occorre infatti ricordare che a Bologna opera il cardinale Matteo Zuppi, quale arcivescovo della città, e che è anche presidente della Conferenza episcopale italiana; e che Yassin Lafram non solo è presidente della comunità islamica bolognese, ma anche presidente nazionale Ucoii. Questa triplice coincidenza, se si aggiunge anche la mia figura di presidente della comunità ebraica locale, va tenuta a mente per capire che si è trattata di una iniziativa innanzitutto locale, pensata cioè per essere rivolta alle istituzioni locali, e che se ha avuto un’eco superiore e nazionale ciò è dipeso solo dalle altre funzioni svolte dai miei interlocutori. Detto questo, il comunicato è nato da interlocuzioni che sono state avviate da maggio. La comunità ebraica di Bologna, infatti, è stata nelle scorse settimane quotidianamente oggetto di commenti, osservazioni critiche, talvolta anche attacchi. In generale, siamo stati sollecitati a rispondere a una serie di iniziative politiche prese nella nostra città e nella nostra regione.

Quali?

l’università di Bologna

Penso alla decisione dell’Emilia-Romagna di interrompere le iniziative di collaborazione con Israele, subito seguita dal Comune di Bologna. Ma penso anche all’iniziativa dell’università e del suo Senato accademico, che anche a costo di spaccarsi ha votato una mozione per interrompere i rapporti di scambio e di ricerca con le università israeliane, il che ha prodotto come risultato immediato quello di decidere di non finanziare più il corso di lingua ebraica tenuto da un lettore israeliano (cosa per cui ho sollecitato un intervento dell’Ambasciata). Dunque, in una situazione del genere, cui potremmo aggiungere la decisione di boicottare i prodotti israeliani da parte di Coop adriatica, ho sentito nel mio ruolo istituzionale la necessità di sollecitare il cardinale Zuppi ad un’iniziativa comune, perché ho pensato che si stesse pericolosamente superando un confine oltre il quale sarebbe stato poi difficile governare in modo ordinario le relazioni cittadine. E da qui, dalla necessità di interrompere questa spirale di attacchi e pregiudizi, che nasce il comunicato.

Il comunicato però vede soltanto la firma del cardinale Zuppi e la tua.

il card. Zuppi è presidente della Cei

Il cardinale ha subito sposato l’iniziativa, e ha lungamente sollecitato Lafram ad unirsi e a sottoscrivere l’appello, senza tuttavia ottenere l’assenso. Alla fine, è stato lo stesso cardinale che mi ha proposto una firma a due, anziché a tre, cosa che comunque ho giudicato positivamente.

Cosa si dice nell’appello?

Si tratta di un testo molto semplice, che tutti possono comprendere immediatamente. L’appello punta a tenere lontano l’odio dai rapporti quotidiani, frenare il linguaggio d’odio che, come nel recente episodio all’autogrill di Milano, può degenerare in comportamenti violenti e inaccettabili. A me sarebbe piaciuto, oltre all’appello, organizzare un momento di pubblico, un incontro in piazza con un moderatore, che consentisse al cardinale Zuppi, Lafram e a me di confrontarci in nome del dialogo. Purtroppo la mancata adesione di Lafram non ci ha permesso di realizzare questa iniziativa. Resta però l’importanza della lettera, che vuole la fine dello scontro armato per consentire ai palestinesi di poter vivere senza attacchi e senza la violenza della guerra, e al tempo stesso agli israeliani di poter vivere in pace nelle loro case. Il punto di vista della lettera è dunque innanzitutto: interrompere la guerra, far tacere le armi.

Che reazioni hai registrato dopo la diffusione del documento?

il sindaco di Bologna, Matteo Lepore

Le reazioni sono state molte. Per quel che riguarda quelle registrate nel mondo ebraico, purtroppo devo dire che le prime sono state di segno negativo, con toni violenti, in cui mi si accusava di aver svolto un ruolo che non mi spettava, e a cui rispondo ricordando il contesto in cui il documento è nato. Rigetto dunque tutte le accuse di tradimento o di violazione dei ruoli istituzionali. Non è stato facile gestire queste accuse, perché se siamo ormai da tempo abituati a essere fortemente criticati e accusati dall’esterno, lo stesso non è a dirsi quando le critiche così pretestuose vengono dall’interno. Fortunatamente, a distanza il bilancio è esattamente opposto. Da molte parti d’Italia è giunta una totale adesione allo spirito con cui la lettera è stata scritta e diffusa, c’è stata un’ampia comprensione, a cominciare da Noemi Di Segni, della giunta Ucei e di molti presidenti di comunità. Io credo, in definitiva, che con questo comunicato si sia sdoganato un pensiero oggi comune a molti ebrei italiani e che perciò si sia data voce a quello che molti ebrei italiani ormai pensano e che nulla toglie alla tutela sacrosanta dei diritti dello stato di Israele.

E per quel che riguarda le reazioni della politica locale?

qui e sotto: manifestazione Pro pal all’università di Bologna

Da tempo il confronto con l’amministrazione comunale, in particolare con il sindaco, si è fatto molto difficile, a causa di contrasti anche molto forti. Detto questo, dopo la pubblicazione della lettera ho ricevuto tantissimi messaggi, anche dall’amministrazione comunale, seppure non direttamente dal sindaco. Certo, mi avrebbe fatto piacere una presa di posizione anche dal presidente di regione, De Pascale, che si è finora dimostrato una persona di buon senso e sensibile al dialogo. Ci sono state poi le reazioni dei bolognesi, di tantissimi cittadini, anche queste per lo più positive. Infine vorrei segnalare che il 24 luglio una lettera aperta del Coreis, rivolta anche ad Ucei, ai rabbini italiani, al cardinale zuppi, a Liliana Segre, ha mostrato un’apertura e una disponibilità al dialogo che l’Ucoii ha invece declinato, e che io spero possa essere presto raccolta dall’Ucei e tradursi in un incontro.

Come vivono gli ebrei bolognesi questo periodo?

La comunità ebraica di Bologna, vista la sua consistenza numerica, certo non ha la stessa presenza è lo stesso peso che può avere, ad esempio, la comunità di Roma o di Milano. Questo permette di ridimensionare eventuali conflitti e tensioni, che tuttavia esistono. Per quel che mi riguarda, svolgendo il ruolo istituzionale di rappresentante dell’intera comunità, sono costantemente interessato a scambi con i cittadini bolognesi: alcuni dei quali mi esprimono la loro solidarietà, mentre altri le loro ferme critiche. Voglio perciò ringraziare anche qui le forze dell’ordine che costantemente assicurano alla comunità bolognese la possibilità di svolgere la propria vita comunitaria insicurezza.

Quali conseguenze pensi potrà avere ora questa iniziativa?

il consiglio Ucei

Sostenere la necessità di interrompere la guerra, di far tacere le armi, non può in alcun modo farci deflettere dalla difesa dello Stato di Israele. Detto questo, credo però che dovremmo ormai uscire da una logica in cui gli ebrei italiani si sentono obbligati a difendere ad ogni costo ogni azione di Israele. Dobbiamo uscire da questo schema, in cui i nostri critici vorrebbero restringere, e, pur mantenendo forte la difesa di Israele e del suo diritto a difendersi, dobbiamo ormai sostenere la necessità di un cessate il fuoco; il che, credo, ci consente anche di essere più forti e più ascoltati nella difesa delle ragioni di Israele.

Per saperne di più

3 risposte

  1. Purtroppo, un cessate il fuoco unilaterale, visto che la controparte neanche se lo sogna, sarebbe semplicemente una resa, in attesa del prossimo 7 ottobre, e un appello in tal senso fa solo un favore a hamas.
    Quanto alla mancata risposta della terza parte: vigliaccheria pura, o sostanziale adesione (come quella del sindaco, del resto) alle idee antiisraeliane tout court?

  2. Ho apprezzato enormemente il comunicato sottoscritto dal cardinale e da De Paz e mi sono affrettata a condividerlo su Facebook, ottenendo oltre 550 condivisioni, che naturalmente, a loro volta, sono state condivise. Ritengo che la diffusione del documento possa avere una importante funzione pedagogica e alimentare una riflessione più consapevole e responsabile sul dramma del conflitto, sull’urgenza di rilanciare il dialogo, sulla inderogabile necessità di porre fine al dilagare dell’odio, quello antisemita in particolare

  3. Ho apprezzato molto l’iniziativa bolognese che ha sicuramente svelenito il clima anche a livello universitario, e vorrei che non si limitasse ad essere una iniziativa locale e f
    osse estesa anche in altre realtà

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