Infinita nostalgia. Hegel e l’ebraismo
Un nuovo libro indaga i rapporti tra il filosofo tedesco e l’ebraismo. Di Achille Colombo
Il 16 febbraio 2026 si è tenuto, presso la comunità ebraica riformata di Roma Beth Hillel, con l’apporto del Dipartimento di Lingue e Culture Moderne (Università di Genova), dell’Associazione di studi ebraico tedeschi, del Centro Studi Philo, un incontro di presentazione del libro di Enrico Achille Colombo Infinita nostalgia. Hegel e l’ebraismo (Salomone Belforte Editore, Livorno 2025).

Insieme all’autore sono intervenuti Claudia Mancina, professoressa di Etica presso “La Sapienza” e studiosa del pensiero hegeliano e Massimo Giuliani, docente di Pensiero ebraico all’Università di Trento. I lavori sono stati introdotti e moderati da Federico D’Agostino, coordinatore di Beth Hillel. Ed erano inoltre presenti Laura Quercioli Mincer e Roberta Ascarelli. L’argomento del volume, anche se non dei più immediati, ha coinvolto il pubblico, preparato, che ha partecipato con attenzione e domande molto pertinenti agli spunti di riflessione proposti.
Il pensiero di Hegel sembra destare un attuale interesse, anche quando si trattino i suoi aspetti più ardui e apparentemente conclusi, come il confronto con l’ebraismo, questione che sembrava essere ormai risolta con l’affermazione dell’essenziale ostilità di Hegel verso la storia e il pensiero ebraici. Il lavoro di Colombo attraversa i testi hegeliani, dai cosiddetti Scritti teologici giovanili fino ai tardi testi sistematici; ripercorre in modo preciso e serio (come hanno concordato tutti i relatori) l’ininterrotto studio hegeliano dell’ebraismo, condotto con il fine di trovare una giustificazione unitaria della storia ebraica e la sua funzione nella costituzione di una metafisica dell’esperienza.
Massimo Giuliani ha dapprima elogiato l’autore per aver scritto un libro rigoroso e chiaro (non facile quando si tratti di Hegel), ma ha confessato di non aver colto un filo rosso nell’interpretazione hegeliana dell’ebraismo, impressione che i primi studiosi hegeliani avevano già espresso. Ha indicato tuttavia che Infinita nostalgia ha contribuito a sfatare molti luoghi comuni storiografici, che giudicano Hegel un pericoloso e irriducibile antigiudaista e antisemita; pareri che tengono conto in modo pressoché esclusivo di abbozzate e frammentarie affermazioni giovanili. Ha notato dunque come Hegel ritenga che l’ebraismo abbia posto per primo l’esigenza di una razionalità pura, separata dal mondo e dalla natura, e abbia così stimolato alcuni dei pensatori ebraici più originali del Novecento, come Franz Rosenzweig e Emil Fackenheim, debitori e traditori loro malgrado dell’idealismo hegeliano.

Federico D’Agostino ha accettato il punto di vista espresso da Colombo e ha citato a mo’ d’esempio Moses Hess che sembra riprendere, con Roma e Gerusalemme, principi della filosofia della storia hegeliana a relazione invertite: l’ebraismo, non solo continua a essere fecondamente vivo nella società europea ottocentesca, ma la dialettica storica hegeliana si compie davvero mantenendo la peculiarità di popolo dell’ebraismo, che oltrepassa, per così dire, il cristianesimo, posizione anticipatrice del nascente sionismo.
Claudia Mancina si è soffermata su alcuni aspetti della ricerca di Colombo: nella sua relazione, ha sottolineato come Hegel, nelle diverse età della sua riflessione, abbia individuato e indagato come questione fondamentale la scissione, la separazione ebraica di Dio e mondo e come si ponesse di conseguenza l’esigenza filosofica di ricostituire un’identità, una conciliazione tra ragione e realtà. Negli anni giovanili, Hegel “mette alla prova” soprattutto concetti teologici, come quello di amore, tratto evidentemente dai testi evangelici, che diviene con ogni probabilità la prima, incompleta formulazione della dialettica metafisica. Mancina si è poi soffermata sul capitolo dedicato da Colombo alla Filosofia del diritto, opera certo scientifica e, in qualche modo, militante: in quelle pagine, Hegel mostra come la deduzione dello Stato moderno necessiti della deduzione del cittadino come persona, indipendentemente dal suo credo religioso; non importa dunque, ritiene Hegel, che un cittadino sia cristiano o ebreo, occorre che si riconosca, con linguaggio hegeliano, nello Stato come universalità concreta. Ma ciò non comporta che gli ebrei debbano ripudiare la loro identità, così come era richiesto da altri teorici politici illuministi o romantici. Mancina ha tuttavia notato come rimangano alcuni aspetti non del tutto risolti nel confronto di Hegel con l’ebraismo, in particolare non sembra del tutto colmata quella scissione che egli considera, fin dagli anni giovanili, tipica di quella civiltà.
Dalla presentazione di Infinita nostalgia. Hegel e l’ebraismo e dalla vivace discussione dei problemi lì affrontati sono dunque emersi nuovi temi di ricerca e una complessità di rimandi culturali, che hanno anche il pregio, a unanime parere dei relatori, di proporre un’interpretazione della filosofia hegeliana, sottratta a letture consuete e convenzionali.
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