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27 gennaio 2024: celebrare il Giorno della memoria?

Quest’anno il Giorno della memoria cade mentre a Gaza continua la guerra tra Israele e Hamas. Il mondo ebraico è atteso all’ennesima prova. Ne abbiamo parlato con Anna Foa

Alla fine di questo mese ricorrerà il Giorno della memoria. Quest’anno si temono provocazioni, prese di distanza, addirittura il tentativo di accomunare la Shoah all’azione di Israele a Gaza. Tu hai scritto che quest’anno sono possibili, da parte ebraica, due reazioni opposte: quella di disertare il 27 gennaio, o quella di rivendicarne l’esclusiva. Perché sono entrambe sbagliate?

Anna Foa

Credo che sia molto importante celebrare il 27 gennaio, soprattutto quest’anno. Significa infatti collegarsi a un percorso e a un processo memoriale molto lungo, che nel suo sviluppo ha avuto molte fasi. Si è iniziati debolmente, e poi con molti sforzi si è arrivati a istituire il Giorno della memoria. Certo, le ricorrenze hanno sempre dei difetti, anche questa ha i suoi; tuttavia credo che rimanga importante non disertare il 27 gennaio. Basti pensare che è l’unica ricorrenza civile festeggiata in tutta l’Unione Europea. Essa esprime la scelta dei paesi europei di opporsi per sempre al nazismo, e la consapevolezza di quello che è stato. Per questo credo che dobbiamo comprendere e difendere le ragioni del 27 gennaio. Per questo trovo la tentazione di allontanarsene profondamente sbagliata, perché lasceremo spazio ai nostri nemici, a chi vuole distruggere tutto quello che è stato costruito e quello che rappresenta il giorno della memoria. Rinchiudersi in un esilio involontario mi sembrerebbe una forma di autolesionismo che non darebbe nulla in cambio. C’è poi un’altra ragione che mi vede contraria a tale soluzione.

Quale?

l’iniziativa, poi annullata, dell’ANPI di Bagno a Ripoli: un chiaro esempio di uso distorto della Shoah e di pregiudizio antiebraico

Trovo che sia particolarmente sbagliato ciò che sta alla base di tale tentazione: la convinzione che tutto il mondo sia popolato dai nemici degli ebrei. È una valutazione sbagliata e ingiusta: non tutti sono nostri nemici. Per questo credo fermamente che il percorso memoriale che culmina ogni anno nel 27 gennaio riguardi non solo il mondo ebraico, certo vittima prima e assoluta, anche se non unica, della Shoah. Gli ebrei sono state le vittime principali della Shoah, tuttavia il 27 gennaio riguarda chiunque di noi, perché ha a che fare con il nostro modo di concepire il nostro passato e per immaginare il mondo che abbiamo davanti.

A 79 anni dalla reazione di Auschwitz, abbiamo fatto buon uso della memoria?

Do un giudizio tutto sommato positivo del processo memoriale avviato dopo il 1945. Pensa ad esempio alla Germania, e al percorso di consapevolezza delle proprie responsabilità compiuto da quel paese dopo il 1945. Se ha un senso celebrare il 27 gennaio è proprio quello di costruire un futuro in cui la violenza e l’odio non siano più possibili. Credo che tutti noi dovremmo batterci per questo: ebrei e non ebrei.

L'entrata del campo di Aschwitz
Auschwitz

A volte però si rischia di rimanere scoraggiati…

Certo, le difficoltà sono state enormi, soprattutto all’inizio. E tuttavia credo che aver percorso questa strada di tutela della memoria abbia dato un contributo fondamentale a costruire un’Europa più libera e più democratica. I padri fondatori dell’Europa, in fondo, avviarono il percorso di integrazione proprio perché volevano impedire per sempre tutto l’odio e la violenza vissuti nella seconda guerra mondiale.

E tuttavia, tra poco cadranno anche i due anni della guerra in Ucraina: non è l’esempio che l’unità europea può spezzarsi?

Certo, è vero. Quello che sta accadendo in Ucraina, come quello che è successo tre mesi fa in Israele, mettono seriamente a rischio le convinzioni che pensavamo di avere riguardo alla tutela della memoria. L’aggressione dell’Ucraina è un attacco anche a quella memoria dell’Europa che si è voluta costruire dopo il secondo conflitto mondiale. Però io credo che ormai questo processo sia saldo e non possa essere messo in discussione, anche se viene attaccato.

la guerra in Ucraina entrerà tra poco nel suo terzo anno

Insomma: la memoria del Shoah è salda?

In questi anni abbiamo studiato molto. La Shoah è uno dei periodi della storia umana ed europea più analizzati e documentati, e tutte le opere prodotte al riguardo hanno dato un risultato positivo. Così come è stato positivo andare nelle scuole.

I pochi testimoni ancora in vita, dopo il 7 ottobre, hanno dichiarato di non volere più andare.

Lo capisco. Ma non dobbiamo arrenderci. Io sono andata nelle scuole tante volte e non ho mai trovato rifiuti e contestazioni; piuttosto attenzione ed emozione, anche se certo in maniera diversa, perché molto dipende da come gli insegnanti lavorano con i ragazzi. Per questo credo che dobbiamo continuare a parlare ai giovani e continuare a spiegare quello che è stato: raccontare la storia degli ebrei in Europa e nel mondo, raccontare come una minoranza ha saputo sempre vivere dentro una maggioranza e come abbia saputo dare il proprio contributo alla comunità in cui viveva.

Tuttavia non possiamo dimenticare i dati: dopo il 7 ottobre c’è stato un forte aumento dei casi di antisemitismo, in Europa e nel mondo.

Cartello con accostamento tra shoah e popolo palestinese

Non so se davvero ci sia stato un aumento esponenziale dell’antisemitismo, anche se certamente abbiamo assistito a un aumento dell’ostilità nei confronti degli ebrei. La mia impressione è che in paesi come la Francia o gli Stati Uniti gli atti ostili siano stati maggiori che da noi in Italia, e che non abbiano risparmiato neppure l’università, sebbene anche nel nostro paese docenti e studenti non siano stati immuni da un certo sbandamento antisemita. Eppure, ripeto: dobbiamo reagire all’antisemitismo non rifiutandoci di celebrare il 27 gennaio, ma continuando a spiegare e raccontare, cioè a fare storia e memoria. Rinunciare a questo significherebbe lasciare campo libero agli antisemiti.

 

Il Giorno della memoria è stato istituito in Italia nel 2000. A quasi un quarto di secolo, si può trarre un bilancio dei risultati ottenuti?

Posso dire di essere un testimone del processo memoriale avviato nel 2000. Lo conosco e l’ho visto crescere, sia pure tra molte difficoltà. Certo abbiamo sbagliato tante cose, ma sono convinta che sarebbe stato peggio se il Giorno della memoria non ci fosse stato. Dobbiamo sempre sforzarci di evidenziare la storia degli ebrei nel nostro paese. Importante e soprattutto parlare ai giovani. Vedi, l’antisemitismo ha alla base sempre una forte ignoranza. L’ignoranza è ciò che mi preoccupa particolarmente, più dell’antisemitismo, perché ne è alla base e se non si riduce non potremmo mai sperare di ridurre l’antisemitismo.

A volte si ha la sensazione che le celebrazioni del 27 gennaio siano troppo istituzionali, altre che prevalga la retorica, altre ancora che ci si occupi di sopravvissuti e meno del contesto storico e politico che ha portato alla Shoah. Si può immaginare un nuovo modo di insegnare ciò che è accaduto?

Anche quest’anno il Pitigliani organizza “Memorie di famiglia”. L’incontro si terrà il 21 gennaio

Posso dirti del mio impegno. Da alcuni anni sto lavorando con il Pitigliani nel progetto “Memorie di famiglia”. Quest’anno lo terreno il 21 gennaio, finalmente in presenza dopo che negli ultimi tre anni abbiamo dovuto rinunciarci a causa del Covid.

Di cosa si tratta?

È un progetto che vede il coinvolgimento dei giovani della comunità ebraica di Roma, e che ha il compito di ricostruire le memorie dei loro nonni. È un progetto molto interessante, perché unisce memoria e storia. Infatti, oltre a raccontare i profili biografici degli uomini e delle donne del tempo, costruiamo anche il contesto, facendo emergere la storia dei giusti ma anche degli ingiusti che popolarono quell’epoca. “Memorie di famiglia” è un progetto a cui tengo molto perché si unisce a un lavoro che sto facendo a Torino anche con la Comunità ebraica  e con l’Istituto per la storia della Resistenza (ISTORETO). Credo molto in questo intreccio tra memoria e storia, che ha anche un’importante effetto pedagogico per gli studenti: rimangono sempre più interessati quando a fianco delle date e degli eventi storici si riesce a far emergere anche un contesto delimitato, in cui si raccontano le biografie di singole persone.

Per tornare al 27 gennaio, temi in rischio che in alcune celebrazioni si possa assistere a contestazioni, provocazioni, ad esempio come quella di accomunare Israele ai nazisti?

uno dei tanti cortei antisraeliani di queste settimane in Europa

Credo che quest’anno più che in passato dobbiamo aspettarci provocazioni del genere. Occorre però distinguere, fra la provocazione e l’attacco da un lato, e la domanda che invece chiede di conoscere dall’altro. In questo secondo caso credo che non dovremo mai rinunciare a spiegare e a insegnare, con pacatezza e ragionevolezza, senza cadere nelle provocazioni. Dobbiamo raccontare la storia e non limitarci a lamentarci per quel che in passato gli ebrei hanno subito. Per quel che riguarda il 7 ottobre, ad esempio, dovremmo essere capaci di spiegare con attenzione e chiarezza le cose orribili che sono accadute contro gli ebrei e rispondere a chi paragona il sionismo al colonialismo. Ecco un esempio in cui il 27 gennaio può servire a fare chiarezza, una chiarezza di cui oggi c’è bisogno; forse più che in passato.

***

Sul progetto “Memorie di famiglia”

Domenica 21 gennaio 2024 si svolgerà la XIII edizione del progetto “Memorie di Famiglia – i giovani tramandano le storie dei nonni”, che si svolgerà, in sede e in diretta streaming sulla pagina Facebook del Pitigliani,

L’iniziativa si impegna a raccontare e tramandare la Memoria, attraverso le testimonianze di famiglie provenienti dalle Comunità Ebraiche di tutta Italia e non solo.

La tredicesima edizione di Memorie di famiglia, intitolata “L’ora della scelta”, è incentrata sulle testimonianze, riferite non solo a Roma ma a tutta l’Italia occupata, dei giusti e degli ingiusti, i salvatori cioè e i delatori. Sia sugli uni che sugli altri molti sono gli studi anche importanti, le pubblicazioni di fonti, e nel caso dei giusti i riconoscimenti. Abbiamo provato a individuare testimonianze che sono passate inosservate, sfuggite ad ogni riconoscimento, ricordate solo, nel caso dei giusti, da chi era stato salvato, e nel caso degli ingiusti, da chi ricorda delazioni, consegne ai nazifascisti e anche, perché no?, furti e saccheggi.

 

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