West Side Story di Spielberg, una storia molto ebraica

Esce oggi nelle sale italiane il nuovo film di Spielberg: West Side Story.
Per la prima volta il grande regista americano si cimenta nel genere musical. Lo fa scegliendo una storia che non solo è entrata nell’immaginario collettivo, ma ha anche una strettissima connessione con gli ebrei e il mondo ebraico.

La nascita e lo straordinario successo di West Side Story meritano di essere raccontati.

Leonard Bernstein (1918-1990)

È il 1947. Il regista e coreografo di origine russa, Jerome Robbins, chiede al musicista Leonard Bernstein e al librettista Arthur Laurents di lavorare a un nuovo progetto: una storia in musica ispirata al Romeo e Giulietta di Shakespeare e ambientata nell’Upper West Side di New York, allora quartiere multietnico e popolare. Sono tutti e tre ebrei, quindi pensano a una contrastata storia d’amore durante Pesach, tra un cattolico irlandese e una ebrea polacca, scampata alla Shoà.
Come paroliere scelgono il musicista anch’egli ebreo Stephen Sondheim (scomparso lo scorso novembre), che sia pure riluttante, accetta. Il suo lavoro però non convince del tutto e per vari motivi il progetto è accantonato fino al 1953.

Anche un giovane Frank Sinatra ha interpretato questo musical

Nel frattempo l’America è cambiata, le diseguaglianze sociali sono evidenti, così come le discriminazioni che subiscono le persone di colore; la storia originale prende un’altra strada e vede lo scontro tra due bande rivali: i portoricani Shark e i bianchi Jets. Maria è la sorella del capo degli Shark, Tony è un Jets e così nasce West Side Story come la conosciamo. Sondheim dà il suo meglio creando un lessico che imita quello spinto e volgare delle gang evitando però accuratamente parolacce, inaccettabili nell’America puritana di quegli anni.
Al suo debutto nel 1957 a Washington West Side Story incanta e fa discutere. Per la prima volta, infatti, un musical ha così tante coreografie ma, soprattutto, si interessa di problemi finora tenuti rigorosamente fuori, come il disagio sociale, la delinquenza minorile, il razzismo.

La versione incisa da Berstein

È un successo travolgente, anche oltre ogni aspettativa: centinaia e centinaia di repliche, premi prestigiosi, tournée prima a Londra e poi praticamente in tutto il mondo.
Nel 1961, Robbins insieme a Robert Wise, decide di portare West Side Story sul grande schermo ed è un trionfo. 11 nomination agli Oscar e 10 statuette.
A sessant’anni di distanza, il premio Oscar Spielberg ha voluto rendere il suo personale omaggio al più celebrato musical di tutti i tempi e a quel film ma probabilmente anche a un’epoca di pionieri che è riuscita a creare capolavori senza tempo.

Spielberg con il suo cast

Nella versione inglese, Spielberg ha scelto di non sottotitolato le parti recitate in spagnolo per una questione di inclusività. “Se sottotitolassi lo spagnolo – ha dichiarato il regista – darei all’inglese un potere sullo spagnolo. E non deve succedere in questo film, ho dovuto rispettare il linguaggio abbastanza da non sottotitolarlo”.

Guarda il trailer ufficiale italiano

Guarda il documentario su West Side Story di Bernestein

 

3 risposte

  1. Bella iniziativa di Riflessi,un film da vedere, è nello stile di Spielberg. Integrazione, tolleranza tra persone che si credono “diversi”

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