Quali soluzioni per sostenere le economie in crisi?

La pandemia che da marzo 2020 ha colpito quasi l’intero pianeta ha inflitto un costo molto elevato non solo in termini di vite umane, ma anche di redditi e occupazione.

Il periodo di lockdown e le successive restrizioni alla mobilità delle persone hanno provocato un calo del prodotto lordo nel 2020 che si stima del 4% negli Stati Uniti e dell’8% nell’area dell’euro. L’economia italiana si contrarrà dell’11%, uno dei valori più elevati tra le economie avanzate, quella israeliana del 6%.

Cosa spiega queste differenze nei tassi di caduta del prodotto?

In parte la durata e l’intensità del lockdown, più elevata in Europa, dall’altro la flessibilità delle economie, maggiore negli USA e in Israele. Quest’ultimo paese ha beneficiato anche di mercati esteri più diversificati geograficamente: un terzo dell’export israeliano va in Asia, un terzo in Europa, un terzo negli USA.

Un elemento che accomuna tutti i paesi è stata la risposta vigorosa delle politiche economiche: tutti gli Stati hanno aumentato la spesa pubblica per sostenere i redditi delle famiglie; le banche centrali hanno immesso tanta liquidità sui mercati per favorire il credito alle imprese e alle famiglie e per mantenere bassi i rendimenti sui titoli di Stato, così da favorirne l’emissione. Anche le istituzioni sovranazionali, con una decisione senza precedenti, hanno incoraggiato gli Stati a spendere e sostenere le economie in crisi, rinnegando così le tradizionali ricette di austerità: l’Unione europea ha sospeso le regole che ponevano limiti ai disavanzi e ai debiti degli Stati, il Fondo monetario internazionale ha esortato tutti i paesi a aumentare la spesa pubblica senza preoccuparsi dell’aumento dei debiti, data la gravità del momento.

Di questa libertà hanno approfittato tutti i paesi, che hanno potuto aumentare i disavanzi e le emissioni di titoli di Stato senza particolari tensioni e pagando rendimenti bassi, grazie all’abbondante liquidità fornita dalle banche centrali. Tuttavia, una volta superata la crisi e cessati gli acquisti di titoli di Stato da parte delle banche centrali, occorrerà saldare il conto e ridurre la montagna di debito pubblico che si sarà accumulata: a questo fine sarà importante che il denaro pubblico speso nell’emergenza vada a sostenere non solo i consumi ma anche gli investimenti pubblici e privati, così da consentire il ritorno a una crescita elevata e, grazie alle maggiori entrate e minori spese pubbliche, una riduzione del debito pubblico.

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