Un Giorno da ricordare

Alla Corte costituzionale per la prima volta si è commemorato il Giorno della memoria ricordando il giudice Edoardo Volterra, alla presenza dei familiari e di un’ospite d’eccezione: Liliana Segre

qui e sotto, alcune immagini dell’incontro di ieri (fonte: sito ufficiale della Corte costituzionale)

Grazie a un’intuizione del presidente emerito Augusto Barbera, fatta propria dall’intero Collegio, finalmente anche la Corte costituzionale ha per la prima volta preso parte da protagonista alle commemorazioni per il Giorno della memoria.

L’evento ha avuto al centro la figura del giudice Edoardo Volterra, nominato alla Consulta dal presidente della Repubblica Leone (dei 15 giudici costituzionali, 5 provengono dalle supreme magistrature, 5 dal parlamento e 5, appunto, sono nominanti dal Presidente della Repubblica) che durante il suo incarico, dal 1973 al 1982, firmò alcune sentenze di grande peso, come quella che eliminò il delitto di plagio (molti ricorderanno il “caso Braibanti”), il divieto di donazione tra coniugi e altre pronunce in tema di equiparazione tra prole legittima e prole naturale.

Preceduto da un breve ma vivo ricordo di Volterra da parte del presidente della Corte, Giovanni Amoroso, il suo profilo – quale uomo, studioso e giudice – è stato affidato a Luigi Capogrossi Colognesi, professore emerito di diritto romano che di Volterra fu allievo; e a Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte, introdotti dalla Giudice Maria Rosaria San Giorgio. I giudici Pitruzzella e Sciarrone Alibrandi hanno invece introdotto gli interventi della figlia, signora Virginia, e del regista Marco Ghisalberti, autore del docu-film proiettato al termine del pomeriggio.

Edoardo Volterra (1904-1984)

Il momento più partecipato è stato quello che ha visto l’intervento della senatrice a vita Liliana Segre.

Era la prima volta che nel palazzo della Consulta – dove, negli anni Cinquanta, sedettero giudici che durante il regime erano stati aperti sostenitori del fascismo, come Gaetano Azzariti, Antonio Manca, Giuseppe Lampis e Luigi Oggioni – prendeva la parola una sopravvissuta della Shoah.

La senatrice ha letto un breve testo che anch’esso omaggiava Volterra; ma quello che i presenti ricorderanno probabilmente sono le parole pronunciate al di fuori della traccia ufficiale.

La senatrice Segre e il presidente della Corte, Giovanni Amoroso. All’incontro presenti anche la presidente dell’Ucei, Noemi Di Segni, e il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni

Ricordando la liberazione di Auschwitz, il 27 gennaio 1945, la senatrice Segre ha aggiunto che quella non fu la fine della guerra, e che i pochi sopravvissuti ai campi dovettero ancora subire l’ultima prova, la “marcia della morte”, che fece molte altre vittime. Il ricordo di quel periodo, indelebile, è nelle parole dei sopravvissuti sempre insegnamento e ammonimento per chi l’ascolta. Tutti i presenti nel salone Belvedere del palazzo della Consulta hanno percepito la forza di volontà e la tempra di una donna che, a 94 anni, non si lascia intimidire dalle minacce e dalle offese che riceve quotidianamente.

Ascoltare la sua testimonianza, e unirla poi al ricordo di un ebreo, come Volterra, che fu, oltreché che eminente studioso, anche partigiano, rettore, giudice, è stato forse il modo migliore per riflettere ancora una volta sul contributo dato dagli ebrei italiani al proprio paese, e che il regime fascista tentò invece di cancellare.

La senatrice Segre e la giudice Maria Rosaria San Giorgio

Ieri la Corte ha così probabilmente segnato uno dei momenti più alti della sua storia, quale difensore dei valori della Repubblica antifascista.

 

 

Leggi anche: intervista a Virginia Volterra

Vedi la presentazione su Volterra

Virginia Volterra

 

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