Storia di una scoperta

Celeste Pavoncello Piperno racconta a Riflessi la scoperta di 11 storiche Ketubòt oggi conservate presso il Museo ebraico di Roma

Celeste, come è nata l’idea della donazione della collezione di 11 Ketubòt al museo della Comunità ebraica di Roma?

uno scorcio del Museo ebraico di Roma, che dal 2017 custodisce le 11 Ketubot scoperte da Celeste Pavoncello

Vorrei dire innanzitutto che la scoperta del lascito non sarebbe stata possibile senza il mio interesse per la storia ebraica. Mi sono infatti laureata in scienze politiche con Renzo De Felice su di un tema “scabroso”, quello di alcuni ebrei che si proclamavano fascisti (il gruppo de “la Nostra Bandiera”); avrei proseguito con gli studi storici ma fortunate vicende personali mi hanno portato su altre strade. Mi è sempre rimasta però una passione per questo tipo di studi e, compatibilmente con il governo della nostra famiglia, mi sono laureata poi in Studi ebraici, conseguendo il  relativo Diploma Universitario. Il filo conduttore che mi ha portato, assieme a Giovanna Grenga, al ritrovamento delle straordinarie Ketubòt poi donate al museo della Comunità ebraica di Roma è stata una ricerca storica su Angelo Tagliacozzo, vissuto tra il 1800 e il 1900, di cui, a casa di mio marito, si è sempre ricordata la figura.

Di quali Ketubòt parliamo esattamente?

Parliamo di 11 Ketubòt, che la ricerca realizzata da me e Giovana ha scoperto presso la casa degli eredi, e che nel 2017 sono state donate, in modo anonimo, da alcuni discendenti di Angelo Tagliacozzo  e di sua figlia Clotilde Tagliacozzo in Piperno al Museo della Comunità. È stato proprio grazie alle ricerche per la biografia di Angelo Tagliacozzo, condotte in precedenza tra il 2013 e il 2016, poi estese a tutta la famiglia, che si è potuta anche riscostruire la storia delle 11 Ketubòt donate. Grazie infatti alla partecipazione  di nipoti e pronipoti è stato possibile raccogliere oggetti significativi per la memoria storica familiare, ma anche oggetti di valore per la storia dell’ebraismo italiano, ora anche questi patrimonio del Museo Ebraico di Roma.

Quali sono state le tappe della ricerca?

Le ricerche per la biografia di Angelo Tagliacozzo mi hanno consentito innanzitutto di documentare la sua nascita nel ghetto, la sua iscrizione alla “classe di Sacro” del Maestro Citoni, nonché l’attività di studente universitario in matematica e ingegneria a Pisa.

Ci parli un pò di questa figura e della sua famiglia?

le Ketubòt di Sara, Rosina e Giuditta Di Porto. Da notare i colori risorgimentali

Angelo Tagliacozzo nacque in una abitazione poi demolita per il risanamento del quartiere ebraico di Roma,e  visse in un palazzo al corso Vittorio, acquistato con il fratello Leone, anche questo successivamente demolito dopo la sua morte per realizzare i piani urbanistici del fascismo, finalizzati alla costruzione di Corso Rinascimento. Dopo la partecipazione alla terza guerra di indipendenza (1870) da volontario  garibaldino, Angelo Tagliacozzo collaborò con l’ingegnere Raffaele Canevari, mazziniano e  già combattente della Repubblica Romana (1848),  nella costruzione di edifici pubblici in Roma dopo il 1871.   Il ruolo di benefattore nelle opere ospedaliere di comunità a fianco del suocero Sabato di Porto è stato raccontato da Crescenzo del Monte, autore della prima storia dell’Ospedale Israelitico, mentre le onorificenze conferite dall’ordine Mauriziano, l’attività di guardia d’onore alle tombe reali del Pantheon, l’iscrizione alla stessa loggia massonica di Ernesto Nathan (cui fu vicino nell’azione politica) sono state anche appurate attraverso la ricerca.

E ora veniamo al lascito. Di che si tratta?

(continua a pag. 2)

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2 risposte

  1. Cara Celeste,
    È molto ciò che hai fatto : con interesse per il passato per la Storia della tua Comunità e con il pensiero rivolto alla divulgazione del tuo lavoro che ha avuto l’onore e il privilegio di essere accolto nel Vostro Museo.
    È molto tempo che non ci vediamo. Ma resta per parte mia l’affetto e la stima per tutti voi e ora anche l’orgoglio di conoscerti. Un grande abbraccio.
    Paolo Nizza

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