Seduti sul ramo

Anche la pastora valdese Ilenya Goss interviene sulle polemiche nate dall’articolo di Vito Mancuso

i vladesi sono una delle minoranze religiose più antiche e radicate del nostro paese

Domenica 13 luglio La Stampa ha pubblicato un ampio articolo del teologo Vito Mancuso che ha suscitato molto dibattito e soprattutto molte risposte dal mondo ebraico italiano; il Rabbino Capo di Roma, Rav Di Segni conclude la sua replica su Shalom, il magazine della Comunità ebraica di Roma, chiedendosi se le affermazioni di Mancuso siano espressione di una “scheggia” isolata, oppure un trend che si va affermando nel mondo teologico cattolico.

La posizione dalla quale scrivo non mi consente di fare affermazioni in merito al mondo cattolico, ma sento urgente la necessità di levare la voce dalla prospettiva teologica del rapporto che unisce ebrei e cristiani, perché il colpo è arrivato e merita che le voci ebraiche non siano lasciate sole a esprimersi. Proprio da qui, dal Luogo vivo del rapporto che ci vede chini insieme sul testo biblico si leva l’esile voce che dal giorno del pogrom del 7 ottobre 2023 si è fatta difficile da ascoltare, soffocata e maltrattata, ridotta a pochi audaci che resistono esponendosi personalmente a incomprensioni e accuse varie. La tesi espressa da Mancuso nel suo articolo ripropone sotto il velo sottile di nuove parole il vecchio modello polemico di lettura della Torah che ha segnato pesantemente la storia del rapporto tra Ebraismo e Cristianesimo, una precomprensione distante dalla serietà dell’esegesi perché costruita a partire dal conflitto e non nell’ascolto del testo.

Sconcertante il riproporsi dell’idea che nell’Ebraismo vi siano due elementi, uno inaccettabile e l’altro prezioso (quello confluito nel Cristianesimo?), come se l’esegesi biblica, in questo caso china su Devarim/Deuteronomio, fosse un setaccio che separa cose da tenere e cose da buttare, e non studio attento di parole da cui sprigionano scintille, parola da cui settanta interpretazioni danno forma alla realtà. Levo la voce costretta dal disappunto di essere travolta da una immagine del pensiero cristiano che non riconosco, per tutti coloro che sanno che l’esegesi non tratta i testi in questo modo, che lo studio implica necessariamente il colloquio e il confronto, che nessun esegeta seriamente impegnato con il Tanak, la Bibbia ebraica che costituisce la parte più ampia anche del canone cristiano, si arrogherebbe il diritto di dichiarare “fake scripture” una pagina biblica.

l’incontro tra Giovanni Paolo II e rav Toaff

Levo la voce perché il dialogo ebraico-cristiano è importante per ebrei e cristiani e non solo, perché oggi sappiamo che l’esperienza dell’Israele biblico è il fondamento di ciò che accadde nel I secolo e.v., dell’Ebraismo rabbinico e del Cristianesimo, perché il compito etico nel mondo lo abbiamo tutti, ebrei e cristiani in una relazione del tutto particolare, e perché mi risulta difficile non sentire disagio quando qualcuno pretende di conoscere l’essenza dell’altro e di insegnargliela.  L’articolo pubblicato su La Stampa provoca danno per più di una ragione: partire da un commento politico e risalire a un testo biblico significa non fare un buon servizio alla comprensione, significa confondere i piani, lasciare scattare cortocircuiti, alimentare un astio che impedisce ai lettori di percepire la complessità, e soprattutto alimentare un astio già rinvigorito mediaticamente. Certo fa male al dialogo, ingigantendo la sensazione di incomprensione e di isolamento.

Marcione, filosofo del II sec., dicharato eretico dalla Chiesa, sosteneva una figura irosa e violenta del Dio della Torà, cui opponeva il Dio dell’amore dei Vangeli

Si può rispondere, come è stato fatto, mostrando la ricchezza del testo biblico e i suoi effetti storici nelle interpretazioni dei maestri, ma anche degli esegeti cristiani passati e presenti, si può rispondere tornando a spiegare qualcosa di Ebraismo, quale sia il rapporto con la terra chiamata Erez Israel, cosa significhi essere “popolo” in diaspora e che rapporto le comunità ebraiche abbiano con tale identità. Si può rispondere mettendo in evidenza che non sempre le voci che hanno più ascolto mediatico sono portatrici di messaggi autentici, e che teologi e teologhe, studiosi di ogni appartenenza quotidianamente lavorano non solo allo studio del testo biblico, ma anche a tessere relazioni e a compiere il passo affidato alla nostra generazione.

Il problema non è soltanto per orecchie ebraiche, ma anche per orecchie cristiane: il marcionismo riemerge periodicamente a sussurrare l’idea che comunque la prima parte del canone biblico pesa meno della seconda, a dispetto del volume. Come tagliare il ramo sul quale si è seduti. E si potrebbe sorridere se non si fosse infine seduti in molti su quel ramo.

Leggi l’articolo di rav Gianfranco Di Segni

Leggi l’articolo di Marco Morselli

 

9 risposte

  1. Ringrazio veramente di cuore Ilenya Goss per quanto scritto, che potrei sottoscrivere integralmente in quanto anche per me si tratta di “una precomprensione distante dalla serietà dell’esegesi perché costruita a partire dal conflitto e non nell’ascolto del testo”. Come cattolica immersa per le radici familiari nell’ecumenismo cristiano, innamorata da sempre della radice ebraica della mia fede, posso testimoniare dal piccolo cerchio delle mie fraterne amicizie che per chi ama Israele non è cambiato nulla nella chiesa cattolica: non nella predicazione, non nei rapporti solidali con gli amici ebrei israeliani e della diaspora. Anzi, se possibile, la solidarietà si è fatta ancora più forte. Preghiamo assieme che Amalek batta in ritirata e guardiamo sempre avanti “spalla a spalla”

  2. Su La Stampa di oggi, 19 luglio 2025, Vito Mancuso chiarisce ancora una volta la sua posizione di fondo: “Concludo ponendo di nuovo la questione all’origine del mio articolo: com’è possibile
    che proprio i più religiosi tra i politici di Israele siano più violenti e i più carichi
    di odio? Se l’ebraismo è la
    religione che promuove lo
    shalom, come spiegare che oggi in Israele proprio i partiti religiosi siano i meno disposti alla pace e arrivino a proporre per Gaza una sospensione totale degli aiuti
    umanitari? È a questo che occorre rispondere e finora nessuno dei
    molti che hanno replicato
    al mio articolo su questo
    giornale e altrove l’ha fat-
    to, se non Anna Foa con la
    sua consueta e preziosissima onestà intellettuale”. Con tutto il rispetto e l’amore che nutriamo per i nostri fratelli ebrei, per la ricchezza della Torah e quant’altro, qui siamo di fronte ad un governo di un dittatore (Netanyahu) che, appoggiato dal partito dei religiosi radicali ebrei, sta portando avanti una politica di espansione e di sterminio di una popolazione utilizzando anche il blocco degli aiuti umanitari. Se questo a te sembra normale, a me certamente no. E come cristiano alzerò sempre e di più la voce per contrastare quella visione fondamentalista e disumana di sopraffazione del popolo palestinese. E se poi vogliamo interpellare la Torah, perché non si applicano nella realtà politica tutti quei passi che esortano ad accogliere lo straniero, ad avere attenzione per l’orfano e la vedova e per il povero? Vito Mancuso ha sollevato questi problemi che sono alla base del diritto umanitario per una convivenza civile. Non gli si può dare torto.

    1. sono ateo e da ateo rispondo: il maggior sangue versato, nel corso dei secoli, tra fazioni religiose di ascendenza abramitica, l’un contro l’altra armata in tutte le combinazioni possibili, e’ sempre stato invocato e benedetto dai piu’ fedeli dei fedeli di ciascun schieramento ! Mancuso deve essersi distratto non poco, o molto piu’ semplicemente e’ in piena malafede, quando si interroga sul perche’ i partiti religiosi siano in Israele i piu’ propensi all’odio: un breve ripasso delle guerre religiose intercristiane potrebbe essergli utile, prima di sproloquiare di onesta’ intellettuale … Franco Gori Pontecorboli.

  3. Su La Stampa di oggi, 18
    luglio 2025, Vito Mancuso chiarisce ancora una volta la sua posizione di fondo: “Concludo ponendo di nuovo la questione all’origine del mio articolo: com’è possibile
    che proprio i più religiosi tra i politici di Israele siano più violenti e i più carichi
    di odio? Se l’ebraismo è la
    religione che promuove lo
    shalom, come spiegare che oggi in Israele proprio i partiti religiosi siano i meno disposti alla pace e arrivino a proporre per Gaza una sospensione totale degli aiuti
    umanitari? È a questo che occorre rispondere e finora nessuno dei
    molti che hanno replicato
    al mio articolo su questo
    giornale e altrove l’ha fat-
    to, se non Anna Foa con la
    sua consueta e preziosissima onestà intellettuale”. Con tutto il rispetto e l’amore che nutriamo per i nostri fratelli ebrei, per la ricchezza della Torah e quant’altro, qui siamo di fronte ad un governo di un dittatore (Netanyahu) che, appoggiato dal partito dei religiosi radicali ebrei, sta portando avanti una politica di espansione e di sterminio di una popolazione utilizzando anche il blocco degli aiuti umanitari. Se questo a te sembra normale, a me certamente no. E come cristiano alzerò sempre e di più la voce per contrastare quella visione fondamentalista e disumana di sopraffazione del popolo palestinese. E se poi vogliamo interpellare la Torah, perché non si applicano nella realtà politica tutti quei passi che esortano ad accogliere lo straniero, ad avere attenzione per l’orfano e la vedova e per il povero? Vito Mancuso ha sollevato questi problemi che sono alla base del diritto umanitario per una convivenza civile. Non gli si può dare torto.

  4. Bravissima la pastora Goss. Mancuso, invece, cerca di salvarsi in corner, ma il problema è proprio che lui confonde i diversi piani e ha voluto fondare biblicamente l’estremismo politico dell’attuale governo israeliano. Ed è esattamente lo stesso errore che fanno entrambi: il governo israeliano e Mancuso.

  5. Ringrazio molto la Pastora Ilenya Goss per questo suo intervento che mi è parso puntuale, preciso, equilibrato, ma non superficiale. Anzi, profondo. In particolare, ho apprezzato molto la sua citazione del marcionismo, ovvero di un’ottica non solo dannosa, ma condannata dalla stessa Chiesa dei primordi. Grazie ancora.

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