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Se non così, come?

Periodicamente c’è chi si lamenta della composizione attuale del Consiglio Ucei. Ma le lamentele sono davvero giustificate?

Le contestazioni di alcuni giorni fa alla Presidente Di Segni hanno fatto riemergere ancora una volta il tema della rappresentatività. Continuamente viene ripetuto, con la sicurezza di chi ritiene di affermare una verità indiscutibile, che l’Ucei non rappresenta davvero gli ebrei italiani perché le Comunità di Roma e Milano hanno troppo poco peso. Eppure la riforma dello Statuto varata alcuni anni fa aveva già ritoccato le proporzioni rispetto allo Statuto precedente e aveva ridotto drasticamente la rappresentatività delle altre 19 Comunità; una soluzione di compromesso che ha penalizzato notevolmente soprattutto quelle medie (infilate nelle trattative in un unico calderone con quelle piccole): se si divide il numero degli iscritti di ciascuna Comunità per il numero dei seggi che le spettano nel Consiglio Ucei si può notare che in proporzione Torino e Firenze sono rappresentate meno di Roma e di Milano. Siamo sottorappresentati e per di più ci sentiamo ripetere in continuazione che siamo sovrarappresentati: oltre al danno la beffa.

Il consiglio UCEI

Quello che non riesco proprio a capire è cosa si propone, o cosa si vorrebbe, al posto dell’attuale sistema. Che si abolisca l’Ucei e la Comunità di Roma sia considerata l’unica rappresentante degli ebrei italiani? Che il Consiglio dell’Ucei sia formato solo da Consiglieri romani e milanesi? Che le altre Comunità si sciolgano dato che tanto (secondo alcuni) sono comunque votate all’estinzione? Mi è capitato di leggere o ascoltare – a volte più e a volte meno tra le righe – tutte e tre queste affermazioni. Come se non essere nati o non vivere a Roma o a Milano fosse una grave colpa che fa perdere ogni diritto.

L’Ucei è appunto un’unione di 21 Comunità, molto diverse tra loro per il numero di iscritti. Non è una cosa particolarmente strana o scandalosa. Guardiamo per esempio gli Stati Uniti (e si potrebbe fare un ragionamento simile per l’Unione Europea): secondo Wikipedia la California ha 39.538.223 abitanti, il Wyoming 576.851, una differenza notevolissima; eppure entrambi gli stati eleggono, come tutti, due senatori ciascuno, e non mi risulta che gli abitanti della California vadano in giro a dichiarare che il senato è illegittimo. Certo, esiste anche la Camera dei rappresentanti mentre l’Ucei ha un solo Consiglio, che deve rappresentare al contempo tutte le 21 Comunità e tutti i singoli ebrei: due esigenze, come abbiamo visto, non sempre facilmente conciliabili.

La giunta UCEI (di cui fa parte anche rav Momigliano)

Se la soluzione di compromesso che è stata trovata qualche anno fa non appare accettabile come si potrebbe modificare ulteriormente lo Statuto? Provo a fare qualche ipotesi. Si potrebbe per esempio sdoppiare in qualche modo la rappresentanza: 21 Consiglieri eletti o nominati dalle Comunità (o magari gli stessi 21 Presidenti) e un certo numero di Consiglieri eletti da tutti gli ebrei italiani in un collegio unico nazionale. Oppure (ma questo comporterebbe modifiche dello Statuto ancora più consistenti) si potrebbe sdoppiare in qualche modo il Consiglio stesso creando da una parte una sorta di Consiglio delle Comunità con i 21 rappresentanti e dall’altra un parlamentino che prenda le decisioni su questioni politiche o di altro genere di interesse comune votato congiuntamente da tutti gli ebrei italiani indipendentemente dalla Comunità di appartenenza.

l’Ucei rappresenta le 21 comunità ebraiche italiane. Il suo ruolo è regolato da una legge

Oppure si potrebbe intervenire sulla struttura stessa dell’Ucei incoraggiando in qualche modo la fusione tra Comunità, con un conseguente ricalcolo dei Consiglieri spettanti a ciascuna. Una cosa non impossibile ma che certo non si può fare da un giorno all’altro. Ma a quel punto, fusione per fusione, tanto varrebbe ipotizzare una cosa ancora più radicale: trasformare L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in Unione degli Ebrei Italiani, come se appartenessimo tutti ad un’unica Comunità con sezioni distaccate in varie città. Non so quanto questa ipotesi sarebbe praticabile, certo richiederebbe molti anni e, credo, una nuova Intesa con lo Stato italiano dato che in sostanza si tratterebbe di abolire l’Ucei (che è appunto un’unione di Comunità) e dar vita a una cosa significativamente diversa.

un’altra immagine del consiglio Ucei al lavoro

Non ho ben capito quali di queste ipotesi (o quali altre a cui non ho pensato) abbia in mente chi grida alla scarsa rappresentatività del sistema attuale. Certamente non si può pretendere che gli ebrei che non vivono a Roma o a Milano semplicemente non votino, o che il loro voto sia in partenza del tutto irrilevante, altrimenti l’Ucei non sarebbe un’istituzione democratica. E a quel punto saremmo noi (con qualche buona ragione in più) a gridare che l’Ucei non ci rappresenta. Dunque personalmente ritengo che l’unica alternativa ragionevole al sistema attuale (ammesso e non concesso che occorra cambiarlo) non possa che prevedere in qualche forma un’elezione generale a cui partecipino tutti gli ebrei italiani. Così saremmo davvero tutti alla pari e conterebbero solo le persone e le idee e non dove si vive. In effetti in questi ultimi anni le occasioni per conoscerci e incontrarci (almeno online) anche tra ebrei di Comunità diverse si sono moltiplicate, e forse prima o poi questo approccio ci sembrerà il più semplice e naturale.

gli stati generali dell’Ucei

Certo, questo sistema potrebbe essere molto pericoloso per chi risiede in Comunità medie e piccole, perché potrebbe venire fuori un Consiglio composto di soli romani e milanesi (ma almeno avremmo la possibilità di contribuire a scegliere i romani e i milanesi da cui ci sentiamo maggiormente rappresentati); però potrebbe essere altrettanto pericoloso per chi risiede nelle Comunità grandi, perché in teoria potrebbe anche venire fuori un Consiglio composto solo da iscritti a Comunità piccole o piccolissime: i venti Consiglieri romani e i dieci milanesi non sarebbero garantiti in partenza come accade oggi; anche perché in un sistema del genere non conterebbe più il numero degli iscritti sulla carta ma solo il numero di quelli che andranno effettivamente a votare.

Siamo sicuri che quelli che gridano alla mancanza di rappresentatività dell’Ucei vogliano davvero questo? Siamo sicuri che sarebbero disposti a correre il rischio di dare uguale voce a tutti gli ebrei italiani? Siamo sicuri che poi non troverebbero altri pretesti per dire che l’Ucei non li rappresenta?

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