Notizie da Eli Hay: parla rav Moshe Hacmun

Che effetto ha avuto la pandemia sulla vostra attività?
È stato un duro colpo. Eli Hay organizzava, prima della pandemia, attività ricreative e sportive per oltre cento ragazzi, dai 7 a 16 anni. Da febbraio tutte le nostre attività, in ottemperanza alle disposizioni adottate, si sono fermate. Abbiamo così dovuto annullare tutti i nostri campi estivi e invernali, ma anche le attività sportive e i centri estivi.

Che cambiamento avete notato nelle relazioni tra ragazzi?
Essere costretti all’improvviso a rinunciare alle relazioni sociali in presenza e all’attività sportiva è stato molto difficile per i ragazzi. Lo sport, gli incontri settimanali erano per loro un momento di sfogo, di riunione, di dialogo e coesione. Oggi i nostri adolescenti sono stati costretti, ormai da quasi un anno, ad una vita in “isolamento”, in cui l’unico strumento con cui “parlano” è lo smartphone. A volte i ragazzi, specie i più giovani, si mostrano incapaci di usare il mezzo, e invece di controllarlo, ne sono controllati. Questo è un problema molto serio per loro e per loro famiglie.

Come avete reagito ai problemi posti dalla pandemia?
Eli Hay non si arrende e non si ferma. Quando abbiamo capito che l’emergenza sarebbe durata a lungo,  abbiamo sin da subito organizzato delle attività via zoom. Abbiamo organizzato per le ragazze un ciclo di 4 incontri sul mondo del Beauty, seguiti da una professionista del settore. Ogni domenica, a partire dal mese di dicembre, grazie all’appoggio di Beitar e accompagnati dalla guida turistica Yael Glam, esploriamo insieme ai ragazzi i luoghi di Israele nell’ “Elihay Virtual Tour”. Consapevoli che sia necessario riprendere una vera e propria vita sociale e non solamente digitale, da alcune settimane, nel pieno rispetto di tutti i protocolli sanitari previsti dalle autorità, abbiamo ricominciato a organizzare incontri settimanali con alcune fasce d’età, tra cui le amatissime Elihay Cooking Class con Hany Halimi.  I ragazzi possono così tornare a incontrarsi di persona. In questo modo condividono momenti importanti, imparando a cucinare, giocando a biliardino, cantando, pregando Arvit ed ascoltando il commento della parashà. E’ ancora molto poco, ma comunque un piccolo gesto di chi non si vuole arrendere.

Cosa pensi possa fare in vostro aiuto la CER?
Come è facile immaginare la pandemia sta colpendo duramente tutti. Innanzitutto le famiglie, ma anche chi, come noi, da sempre ha messo al centro delle proprie attività lo sport come elemento primario educativo per i ragazzi e per la trasmissione dei valori ebraici. Sarebbe prezioso avere un aiuto logistico, ma anche psicologico, per permetterci di affrontare la meglio il rapporto con i ragazzi. Inoltre, oggi sarebbe importante che la comunità riconoscesse gli sforzi che per anni abbiamo fatto, e che continueremo a fare, per far crescere in modo sano i nostri ragazzi, attraverso delle forme di aiuto, come ad esempio dei sussidi,  che ci permettano di fronteggiare questi mesi e attendere più serenamente la fine dell’emergenza.

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