Attentato Bnei Brak

In Israele il terrorismo arabo alza la testa.

La carrozzina del figlio di Avishai Yehezkei
La carrozzina del figlio di Avishai Yehezkel. Avishai è una delle cinque vittime dell’attacco terroristico del 29 marzo a Beni Brak. Foto di Olivier Fitoussi/Flash90

Dopo tre attentati terroristici in una sola settimana, con un altissimo prezzo in vite umane (ben 11 morti), Israele si trova a fronteggiare l’ennesima emergenza, con un’opinione pubblica già provata dal Covid, scossa dalle notizie di guerra in Ucraina e dalle possibili conseguenze sugli equilibri mondiali, e ora è letteralmente sotto shock per la ferocia e il susseguirsi degli attacchi.

Con un pensiero a tutti gli innocenti caduti per odio antisemita, basta a rendere l’idea dell’incomprensibile ferocia quanto è accaduto a una delle vittime dell’ultimo attentato, quello a Bnei Brak: è Avishai Yehezkel, un giovane di 29 anni che stava portando il figlio di due anni a fare una passeggiata e ha perso la vita mentre lo proteggeva con il suo corpo. Lascia oltre al figlio anche la moglie incinta di otto mesi.

Anche se la guerra in Ucraina sta cambiando la prospettiva di noi europei, imponendoci di rivalutare cosa sia una vita “normale” e cosa no, è comunque difficile per un italiano, abituato a vivere in sicurezza, anche solo immaginare di uscire per una passeggiata, o andare al lavoro, o fare shopping e trovarsi di fronte un terrorista che ti accoltella, spara o si fa esplodere per ucciderti. Si dirà che questa è la normalità per un Paese in guerra da quando è nato, ma questa non può e non deve essere la normalità. Non più.

Benny Gantz riunione sicurezza Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha dichiarato: “Israele sta affrontando un’ondata di terrorismo arabo omicida”. Ha anche aggiunto: “Le forze di sicurezza sono al lavoro. Combatteremo il terrorismo con tenacia, diligenza e pugno di ferro”.

Per questo il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha riunito d’urgenza gli esponenti di esercito e intelligence per mettere a punto nuove strategie di contenimento. 1000 militari, dopo un opportuno training, assisteranno la polizia per mantenere la sicurezza interna. Inoltre l’IDF supporterà la polizia di frontiera. Misure straordinarie saranno prese per proteggere le frontiere, con un potenziamento massiccio di forze per prevenire incidenti, agire in modo più pronto e quindi ristabilire il senso di sicurezza e verrà potenziato anche il monitoraggio dei social, da sempre fonte di pericolosi passaparola.

Intanto, dopo la condanna di Abu Mazen, è arrivata anche quella del re giordano Abdullah II, che ricevendo in visita il presidente israeliano Herzog ha detto: “Il conflitto va avanti da molto tempo e la violenza che si è creata continua a essere terreno fertile per l’estremismo. Condanno in nome della Giordania la violenza in tutte le sue forme. . . Ogni vita conta”.

Terrorismo in Israele festeggiato a Gaza In prossimità del Ramadan, di Pesach e della Pasqua, tradizionalmente momenti in cui il terrorismo si fa più sentire, c’è da augurarsi che queste misure e queste prese di distanza impediscano altro dolore e altri lutti. Ma intanto a Gaza, si festeggia la strage di Bnei Brak con dolcetti e sorrisi. As usual.

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