Il Roma Pride tradisce la democrazia

Ariel Heller fa parte del direttivo di Keshet Italia ed è presidente di Keshet Europa, l’organizzazione che unisce gli ebrei LGBQT+. A lui abbiamo chiesto di ricostruire la vicenda per cui quest’anno Keshet non sfilerà al Roma Pride

Quest’anno Keshet, l’organizzazione LGBQT+ che unisce gli ebrei italiani, non sfilerà al Roma Pride. Come mai?

Ariel Heller
Ariel Heller

Per capire come siamo arrivati a questo punto occorre fare un passo indietro, al Pride dello scorso anno. Nel 2025 il nostro carro era stato presente al Pride; non solo. Il portavoce del Roma pride, alla vigilia della manifestazione, aveva difeso il nostro diritto a esserci. Invece poi è accaduto che, durante la manifestazione, da uno degli altri carri sono partiti insulti esplicitamente antisemiti nei nostri confronti, cosicché in poco tempo la situazione è talmente degenerata che, per la nostra sicurezza, le forze dell’ordine ci hanno invitato a uscire dalla manifestazione. Questo ha posto la necessità di tentare un chiarimento con il coordinamento del Roma Pride.

E ci siete riusciti?

Evidentemente no. Nonostante abbiamo richiesto più volte di sederci al tavolo del coordinamento e di contribuire alla redazione del manifesto del Pride, la nostra richiesta è rimasta sempre sospesa, fino a che, negli ultimi giorni, abbiamo scoperto non soltanto che era stata rifiutata, ma che il manifesto era stato redatto e, infine, che c’era stato tolto anche il diritto di sfilare con un nostro carro.

Quali sono le ragioni di questa esclusione?

Il manifesto parla espressamente di “resistenza palestinese” e qualifica la reazione israeliana come un genocidio.

Qual è la posizione di Keshet al riguardo?

Noi, da sempre, siamo solidali con tutti i popoli che soffrono, quindi anche con il popolo palestinese. Tuttavia, sottolineiamo che il 7 ottobre è stato commesso un crimine che ha colpito non soltanto le vittime israeliane, ma che è stato diretto contro gli ebrei in quanto tali, ossia che è stato un crimine d’odio contro gli ebrei. Quanto alle reazioni israeliane, noi siamo favorevoli all’autodeterminazione dei popoli, e quindi difendiamo il diritto dei palestinesi ad avere un loro Stato; ma non rientra nelle nostre competenze qualificare la risposta militare di Israele come un genocidio. Imporci di aderire a questa lettura è per noi inaccettabile. Il nostro compito, come organizzazione ebraica a tutela degli ebrei LGBQT+, è quello di denunciare gli atti di antisemitismo, non perché sottovalutiamo la sofferenza degli altri, ma perché non rientra nelle nostre competenze esprimerci su fatti così grandi. Ripeto, però, che la nostra solidarietà verso il popolo palestinese è piena.

Come erano i rapporti con il coordinamento del Pride prima nel 2023?

Sono sempre stati buoni. Come ho ricordato, anche lo scorso anno, alla vigilia del Pride, è stato difeso dal coordinatore il nostro diritto a sfilare. Evidentemente, la nostra denuncia della violenza subìta lo scorso anno durante il corteo non è piaciuta a qualcuno del coordinamento, che ha chiesto e ottenuto la nostra esclusione. Ciò è tanto più grave, perché noi che l’anno scorso  abbiamo subìto una violenza oggi ci ritroviamo esclusi dal corteo, mentre gli autori di quella violenza ne fanno parte.

Cosa avete fatto dopo che vi è stata comunicata l’esclusione?

Ci siamo mobilitati con una lettera aperta al sindaco Gualtieri. La lettera ha raggiunto oltre duemila adesioni ed è stata recapitata.

Cosa chiedete nella petizione?

Chiediamo di essere tutelati come minoranza. Si tratta di difendere non soltanto gli ebrei, ma il principio stesso che le minoranze in una democrazia hanno diritto di potersi esprimere e di essere tutelate. Chiediamo un impegno comune e trasversale a tutela dei diritti della di una minoranza, ossia tutela della democrazia.

Che effetto ha avuto?

Al momento nessuno.

Il sindaco parteciperà al Pride?

Lo inaugurerà come ogni anno e il Comune ha dato il suo patrocinio.

Che risposte avete avute dal mondo della politica e dalle istituzioni ebraiche?

il palco di Keshet del 2025

Sia l’Ucei che la Comunità di Roma hanno espresso la loro solidarietà. Quanto alle reazioni politiche, si sono espressi a nostro favore singoli parlamentari, come Mara Carfagna, Benedetto Della Vedova, Luigi Marattin, Ivan Scalfarotto, oltre personalità storiche del movimento, come Vanni Piccolo. Nessuna reazione ufficiale è arrivata invece da sinistra.

La situazione è la stessa anche nel resto d’Italia? E in Europa?

Per quel che riguarda l’Italia, il Roma Pride è il più importante; dunque, quel che avviene qui ha la capacità di influenzare anche il resto del Paese. Per quel che riguarda l’Europa, la situazione non è uniforme, anche se la tendenza generale è quella di estrometterci. Oggi anche il movimento LGBQT+ europeo è attraversato da profondi sentimenti ostili agli ebrei.

Che considerazioni fai di questi di tutta questa vicenda?

Il pregiudizio e l’odio alimentato nei nostri confronti è stato molto forte e ci ha colpito prendendoci di sorpresa. Avevamo tentato in questo anno di avviare un dialogo costruttivo, per tutta risposta abbiamo ricevuto l’espulsione dal Pride. Per di più, il coordinamento ha un’organizzazione con cui la nostra piccola realtà non può competere, per cui anche sul piano della comunicazione le nostre ragioni vengono completamente cancellate, con una ricostruzione dei fatti scorretta.

Il 20 giugno sfilerete al Pride senza carro?

È impossibile. Ne deriverebbe un rischio troppo alto per la nostra incolumità fisica. Rischiamo infatti di essere aggrediti.

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