Grande soddisfazione, nonostante l’occasione mancata

Daisy Pirovano è stata la relatrice del “ddl Romeo” approvato al Senato lo scorso 4 marzo

Senatrice Pirovano, che giudizio dà del voto del 4 marzo sul ddl antisemitismo, di cui è stata relatrice?

la senatrice Daisy Pirovano (Lega)

Il dibattito in aula si è svolto per due giorni, ma a questi occorre aggiungere le settimane in cui il testo è stato discusso e votato in commissione. Quale relatrice, ho sempre cercato di favorire il dialogo fra tutte le forze politiche parlamentari su un tema che a mio avviso non avrebbe dovuto registrare divisioni. È stato un dibattito approfondito, e almeno in parte proficuo. Rispetto alla versione originaria del disegno di legge abbiamo accolto parecchi emendamenti sia di maggioranza che di opposizione, con l’obiettivo di raggiungere l’unanimità che le dicevo. Personalmente credo che la discussione che abbiamo svolto in questo periodo è stata molto utile per allargare il più possibile il consenso. Certo, mi rammarico molto di non essere riusciti a raggiungere l’unanimità; d’altra parte, ad un certo punto mi sono accorta che le resistenze erano, in alcuni settori dell’opposizione, pregiudiziali, e che dunque, nonostante tutti gli sforzi fatti, non sarebbe stato comunque possibile ottenere un voto unanime. Mi rendo conto che anche la situazione internazionale così tesa, con un conflitto in corso, ha favorito la contrapposizione fra schieramenti anziché il tentativo di una mediazione condivisa. Ritengo comunque di aver fatto tutto il possibile e sono soddisfatta per l’approvazione di un testo che ha l’obiettivo di tutelare la popolazione ebraica nel nostro paese.

Il testo “Romeo”, dal nome del senatore leghista primo firmatario, recepisce la dichiarazione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) sull’antisemitismo. Le opposizioni, che hanno votato in modo diviso, avevano proposto perlomeno di stralciare gli esempi di antisemitismo allegati alla dichiarazione IHRA. Perché la maggioranza non ha accolto la richiesta?

l’aula del Senato. La discussione ora si sposta alla Camera

Il dibattito parlamentare ha fatto emergere il tentativo, da parte di alcune forze dell’opposizione, di recepire la Jerusalem Declaration invece che la definizione operativa IHRA. Il motivo per cui ci siamo opposti è che mentre la dichiarazione di Gerusalemme è frutto del lavoro di alcuni accademici e non è mai stata recepita da organismi governativi, la definizione operativa IHRA nasce invece dal lavoro di un organismo Internazionale al quale l’Italia partecipa e in cui ha fornito il proprio contributo per arrivare a quella dichiarazione. Non solo. Una volta approvata, la definizione è stata recepita dal governo italiano, in particolare dal governo Conte, ed è stata anche inserita dal ministro dell’istruzione Bianchi sotto il Governo Draghi, nelle linee guida della scuola. Dunque, mi sembra chiaro perché ritengo pienamente fondata la scelta della maggioranza di recepire la definizione operativa IHRA anziché quella di Gerusalemme.

Resta però il punto degli esempi di condotte antisemite contestati dall’opposizione.

l’IHRA è l’organizzazione intergovernativa contro il negazionismo e la disinformazione, a difesa della memoria della Shoah

Anche qui bisogna essere chiari. La definizione IHRA è operativa, significa che da sola ha un’efficacia ridotta, in quanto, affermando un principio generale su cosa debba intendersi per antisemitismo, ha poi bisogno necessariamente della sua seconda parte, quella relativa alle esemplificazioni dei comportamenti o dei giudizi che possono essere classificati come antisemiti. Proprio nella parte degli esempi, la definizione IHRA precisa non solo che occorre valutare ogni singola situazione nel contesto in cui si verifica ma anche che “le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite (cit.)”. Così, va da sé che se si accoglie la definizione IHRA non è possibile fare a meno di quegli esempi allegati, che ne sono parte integrante, i quali servono proprio a consentire di interpretare quel che avviene nella realtà.

Secondo lei c’è un problema antisemitismo oggi in Italia?

Dalla scorsa legislatura faccio parte della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, la cosiddetta commissione Segre, prima in qualità di Vice-Presidente e ora di Segretario. Il mio impegno a contrastare i pregiudizi è dunque costante ed è quindi stato per me un onore ricevere l’incarico di relatrice del disegno di legge Romeo, di cui sono io stessa cofirmataria. Sono quindi perfettamente consapevole che oggi nel nostro paese esistono numerosi fenomeni che possono essere considerati manifestazioni di odio, di vario genere. Tuttavia, non possiamo neppure ignorare il fatto che tutti gli indicatori attestino un grave aumento dei casi di antisemitismo, una tendenza emersa negli anni della pandemia da COVID e poi ulteriormente accentuata dopo il 7 ottobre del 2023. È per questo che il disegno di legge Romeo è stato depositato al Senato già due anni fa, ed è stato il primo in materia. Poi ne sono seguiti altri, sia di maggioranza che di opposizione, tutti aventi ad oggetto esclusivamente la lotta all’antisemitismo tranne uno, quello del senatore Pd Giorgis, che inseriva il fenomeno all’interno di una casistica più ampia ed eterogenea. Questo, a mio giudizio, rende evidente come il Parlamento abbia ampiamente condiviso la necessità di dettare una legge specifica sul contrasto all’antisemitismo, che è un fenomeno con una sua specificità per le sue caratteristiche storiche e culturali e che perdura, ahimè, da millenni, fino a sfociare nella immane tragedia della Shoah. Ritenere che oggi questa sia una priorità, non significa trascurare le altre forme d’odio. Auspico, al riguardo, che, quando sarà approvata la legge sull’antisemitismo, ciò potrà essere uno sprone per riprendere la discussione e affrontare anche le altre forme di pregiudizio, le quali potranno certo in futuro essere oggetto di una legge specifica.

manifestazioni antisemite si moltiplicano nel paese

Se il testo dovesse essere approvato anche alla Camera, sarà più difficile criticare Israele?

Guardi, la possibilità di criticare Israele è un tema emerso ripetutamente nel dibattito parlamentare e la maggioranza ha spiegato e ribadito più volte che criticare il Governo dello Stato di Israele, come qualsiasi altro Governo, è perfettamente legittimo e che la critica politica non può essere interpretata come antisemitismo, così come precisato dal testo stesso della legge al primo comma dell’Art. 1 e così come previsto dalla stessa definizione operativa IHRA. Tuttavia, anche su questo c’è stata una forma di strumentalizzazione da una parte dell’opposizione. Nonostante i tentativi fatti da me personalmente e dalla maggioranza di arrivare a una mediazione, alla fine c’è stato chiesto di specificare espressamente la possibilità di criticare “Israele e tutti gli altri Stati”. Abbiamo ritenuto che questa formula fosse scorretta.

Perché?

Perché nella legge e nella definizione operativa IHRA è prevista già la possibilità di criticare il Governo di Israele come qualsiasi altro Stato. Perché separare Israele dagli altri Stati per affermare che può essere criticato al pari degli altri significa che c’è bisogno di stabilire un’equivalenza che altrimenti non ci sarebbe. In altre parole, la formula è ambigua e lascia un margine per ritenere Israele diverso. Si tratta dunque di una formula che non potevamo in alcun modo accogliere. Sul tema avevamo già accolto in Commissione un emendamento molto chiaro delle opposizioni sulla libertà di critica politica, ma il nostro sforzo non è stato recepito. Ma una parte di loro ha rifiutato in aula ogni forma di mediazione.

Ora il progetto di legge approvato dal Senato deve andare alla Camera per diventare legge. Che tempi immagina per l’approvazione definitiva?

dal 7 ottobre l’antisemitismo è in crescita anche in Italia

Io sono una senatrice quindi non posso valutare quel che avverrà alla Camera che, come sa, ha una piena autonomia rispetto al Senato. In ogni caso, è legittimo immaginare che occorrerà attendere la fine del mese di marzo, ossia il voto sul referendum della giustizia, per incardinare il progetto di legge in commissione e avviare il dibattito. Dopodiché, mi auguro che in tempi brevi si arrivi alla sua definitiva approvazione.

Posso chiederle qual è il suo giudizio sul governo Netanyahu, sulla guerra condotta a Gaza e su quella in corso in Iran?

La guerra in corso, unita al contesto  geopolitico internazionale, certo sollevano una grande preoccupazione, soprattutto perché in situazioni di conflitto così acuto i diritti umani e il diritto alla sicurezza di ogni Stato vengono lesi. Per quel che riguarda la guerra in Iran, la posizione è quella espressa dal governo e dalla maggioranza. Personalmente, osservo con forte apprensione la sofferenza di tutte le popolazioni civili nelle zone colpite dal conflitto e credo che il nostro sforzo debba essere quello di difendere la vita umana da ogni forma di violenza e di guerra. Per quanto riguarda le ripercussioni, in particolare economiche, sul nostro Paese, Governo e Parlamento sono già al lavoro per approvare misure a tutela dei nostri cittadini e delle nostre imprese.

Leggi l’intero numero di Riflessi di marzo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Condividi:

L'ultimo numero di Riflessi

In primo piano

Iscriviti alla newsletter