Dove va l’ebraismo italiano

Il 14 dicembre si rinnova il consiglio UCEI

Per una curiosa coincidenza, il 2025 che si appresta a concludersi chiamerà per la seconda volta in sei mesi la comunità ebraica più antica d’Italia e d’Europa, quella di Roma, al voto, dopo il rinnovo del proprio consiglio, lo scorso giugno.

Il 14 dicembre infatti si voterà per eleggere i 20 consiglieri, dei 52 totali,  che formeranno il nuovo consiglio dell’Ucei, l’ente che rappresenta gli ebrei italiani presso le istituzioni della Repubblica.

Anche in questo, verrebbe da dire, gli ebrei italiani sono italiani come tutti gli altri italiani, in un paese che molte volte viene descritto come impegnato in una campagna elettorale permanente. In effetti, non possiamo dimenticare che il voto di giugno è stato sollecitato dall’attuale presidente della Cer, mediante lo scioglimento anticipato della consiliatura iniziata solo due anni prima, alla ricerca di quei “pieni poteri” che invocava per muoversi più liberamente, e che ora che ha ottenuto dimostra di voler esercitare senza dare ascolto alle voci plurali che nella nostra comunità esistono, anche quando non parlano, o peggio vengono malamente zittite.

Oggi siamo dunque a un nuovo bivio, perché si tratta di rinnovare per i prossimi quattro anni l’ente che esprime, per legge, la voce di tutti gli ebrei italiani, e che dunque dovrebbe rappresentarli tutti, riconoscendo pluralità e differenze.

Eppure non è detto che sarà così.

Sono tempi difficili, quelli che oggi affrontiamo come ebrei. Anche se, finalmente, la guerra a Gaza sembra essersi arrestata e i rapiti sono tornati a casa (ma non ancora tutte le salme di chi non è sopravvissuto), questi due anni hanno provocato lacerazioni e fratture, da cui risentimento e pregiudizio contro Israele e contro gli ebrei escono in quantità a momenti preoccupante.

Eppure non è il momento di avere paura, questo. Gli ebrei italiani, e in particolare quelli romani, vivono in questo paese da oltre duemila anni, e non intendono certo farsi intimidire. Anzi, il compito cui sarà chiamata l’Ucei sarà proprio questo: far sentire la propria voce, pretendere il rispetto dei diritti della minoranza più antica del paese, vigilare perché la tutela degli ebrei si traduca per quello che è: la tutela e il rispetto della democrazia.

C’è molto da lavorare, dunque. Oltre a difendere e dare voce agli ebrei italiani all’esterno, occorrerà affrontare problemi tutti interni al nostro mondo: rafforzare le nostre scuole e il nostro welfare. Tutelare il nostro patrimonio artistico. Rafforzare il dialogo con la rabbanuth. Soprattutto riconoscere e dare spazio ai nostri ragazzi, le nuove generazioni di ebrei italiani. Far sentire anche lo “a casa”, senza paternalismi ma assegnandogli semmai ruoli e responsabilità

Per fare tutto questo serve una visione plurale, esperta, che conosca le tante realtà di cui si compone l’ebraismo italiano. Ci sarà bisogno di donne e uomini che sappiano unire professionalità, ascolto, capacità di lavorare insieme, fermezza nella difesa dei nostri valori, e un grande amore per questo paese e per Israele.

Ha Bait ha le carte in regola per rappresentare questo modello.

In questi giorni la campagna elettorale tenta anche la strada delle cattive imitazioni. “la casa di tutti” è uno slogan che appare anche in altre liste. Significa che il modello che propone Ha Bait (“La casa”, appunto) è quello giusto.

Questa ista è nata nel 2023, quando abbiamo avvertito fortemente il bisogno di dire che qui a Roma e in tutta Italia non ci potevano essere ebrei migliori di altri, o da preferire ad altri. Sentivamo, e sentiamo, il bisogno di costruire una comunità aperta, dialogante, in cui ogni ebreo si potesse sentire a casa.

Queste esigenze sono ancora attuali, e anzi sono più forti, perché quando nel paese si avverte il pericolo dell’intolleranza allora è il momento di aprire la casa e dare ospitalità a chiunque si senta minacciato, a chiunque cerchi un luogo dove poter parlare ed essere ascoltato e compreso.

Questa è Ha Bait. Una comunità di donne e uomini che guardano al futuro dell’ebraismo italiano con fiducia. E che intendono portare la loro esperienza e intraprendenza al servizio di tutti gli ebrei, nessuno escluso.

È per questo che Riflessi, che nasce nel 2019 proprio per dare voce a chi non trovava più spazio nei canali ufficiali della comunità, sostiene Ha Bait.

In tempi difficili, non è più tempo di separare ed escludere.

 

Leggi tutto il numero: Riflessi novembre 2025

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